Il presidente Introna ricorda il 70° anniversario delle Fosse Ardeatine
BARI - Un intervento del presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, nel 70esimo anniversario delle Fosse Ardeatine.“24 marzo 1944, settanta anni fa, a Roma, si è consumato il più pesante eccidio nazista in una capitale europea. Nella ricorrenza delle strage delle Fosse Ardeatine, il Consiglio regionale continua a mantenere viva la memoria e sensibilizzare le nuove generazioni su grandi eventi storici. La Puglia piange la morte dei 335 martiri delle Fosse, tra cui 19 pugliesi, per lo più figure di spicco nella storia dell'antifascismo e della resistenza.
E tutti raccontano una storia comune della nostra regione: quella dell’emigrazione. Negli anni Venti e Trenta, numerosi meridionali hanno lasciato la loro terra per lavoro, anche don Pietro Pappagallo, che esercitava il suo apostolato ospitando ebrei, sbandati, partigiani; Gioacchino Gesmundo, insegnante di filosofia nel liceo romano "Visconti", condannato a morte per il coraggio nel mostrare agli studenti il volto atroce della guerra e del regime; l'ebanista Gaetano La Vecchia, che aveva fatto della sua bottega una base partigiana; il noto cantante lirico Nicola Ugo Stame, militante nei gruppi partigiani.
Oggi dobbiamo continuare ad onorare la loro battaglia per la democrazia e la libertà, riaffermare i loro ideali, sensibilizzare i cittadini e soprattutto i giovani ai principi democratici, a diritti civili, ai valori universali della donna e dell’uomo.
L’eccidio delle Fosse Ardeatine va conservato nella memoria collettiva del Paese e della Puglia. Ricordare è doveroso ed è necessario cercare forme moderne di comunicazione, perché il ricordo della Puglia che ieri ha detto ‘NO!’ ed oggi dice ‘Mai più’ va consegnato ai giovani, che a loro volta dovranno custodirlo e diffonderlo, seguendo l’esempio di chi ha sacrificato la sua vita per un sogno di civiltà”.
Tra i 335 martiri delle Fosse, il 24 marzo 1944, 19 erano pugliesi o con forti legami familiari con la Puglia e quasi tutti militanti antifascisti, nelle formazioni militari o politiche del movimento resistenziale.
Don Pietro Pappagallo di Terlizzi, sacerdote che a Roma dava ospitalità ad ebrei, sbandati e resistenti.
Gioacchino Gesmundo, sempre di Terlizzi, insegnante di filosofia nel liceo romano Visconti. Tra i suoi allievi Pietro Ingrao.
Gli avvocati Teodato Albanese di Cerignola e Ugo Baglivo di Alessano.
Il cantante lirico foggiano Nicola Ugo Stame, al quale è dedicata una targa all’esterno del Teatro dell’Opera di Roma.
Umberto Bucci di Lucera, impiegato, con il figlio Bruno caporalmaggiore dell’Esercito.
L’ufficiale della Marina Militare Antonio Pisino di Maglie.
Il maggiore del Regio Esercito Antonio Ayroldi di Ostuni.
Il giovane militare Ferruccio Caputo di Melissano.
I fratelli Federico e Mario Càrola di Lecce, ufficiali d’aviazione e di fanteria.
Giuseppe Lotti e Vincenzo Saccottelli, artigiani di Andria.
Gaetano La Vecchia, ebanista di Barletta.
Manfredi Azzarita, capitano di cavalleria, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, figlio di molfettesi.
Di famiglia pugliese era il maggiore dei Carabinieri Ugo De Carolis, al quale sono intitolate la caserma dell’Arma di Taranto, un istituto scolastico tarantino e la Scuola ufficiali di Roma.
L’Ipsaic ha di recente ricostruito le origini pugliesi anche di Emanuele Caracciolo, nato a Tripoli da genitori gallipolini trasferiti per lavoro nella colonia libica. Era un regista affermato ed uno dei maggiori esponenti del futurismo di sinistra.
Di famiglia originaria di Trani era inoltre Cosimo Di Micco, soldato, nato a Porto Said.
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