Paccione, 'A Bari disonestà intellettuale'
BARI - “È assurdo che il Comune di Bari abbia consegnato al degrado l'area della Rossani dopo averla acquisita dallo Stato con grande dispendio di risorse”. Lo ha sostenuto Luigi Paccione, candidato sindaco di convochiamociperbari, nell’ambito di un confronto sul futuro dell’ex caserma Rossani svoltosi al Laboratorio di arte politica del movimento alla presenza di Nicola Signorile, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e autore del libro “Diario Rossani”, e degli architetti Arturo Cucciola e Carlo Ferrari.
“Nessuna persona ragionevole e degna di rispetto – ha proseguito Paccione – investirebbe risorse per entrare in possesso di un bene da abbandonare a sé stesso. I ragazzi che hanno occupato la caserma, bloccando quel degrado, dimostrano con i fatti come applicare il concetto di ‘bene comune’ facendone forma viva di convivenza sociale ed espressione militante della biopolitica”.
Quella del degrado della Rossani incoraggiata dal potere cittadino è per Paccione “un’ingiustizia consumata ai danni della comunità, prodromo di un progetto di cementificazione ad uso e consumo di potentati”. “Noi viviamo in un tempo storico in cui occorre resistere all’idea che il pensiero debba essere genuflesso al dominio del privato”. Paccione ha poi parlato del territorio di Bari “governato da decenni da un blocco sociale conservatore che ha fatto della città un luogo di diritti individuali egoistici anziché di diritti collettivi”. Quindi il riferimento alla vicenda Punta Perotti, connotata da forti chiaroscuri e ambiguità istituzionali tutt’ora inesplorati, nonché “apologia del pensiero privatistico in quanto esercizio di violenza sul diritto collettivo alla bellezza e alla protezione del paesaggio”. Paccione è passato poi a parlare dei palazzi abusivi di via Pappacena, sostenendo che “L'amministrazione di centrosinistra, per motivi tutt’ora inconfessati che sembrano non interessare la magistratura inquirente, ha consentito l'edificazione di 350 appartamenti e 40 mila metri cubi di edilizia commerciale e terziaria su aree destinate ai servizi per i residenti: quello di via Pappacena -ha detto Paccione- è un autentico scempio consumato dall’amministrazione Emiliano ai danni dei cittadini”.
Oggi occorre difendere e promuovere l’idea di bene comune, in linea con il vento culturale che si sta sprigionando in Europa. Il ceto politico deve seguire questa nuova affascinante cultura facendola propria. Solo così potrà dirsi all'altezza della delicatezza del suo ruolo sociale nel tempo della grande crisi economica e sociale che ovviamente colpisce le fasce più deboli delle popolazioni”.
“Nessuna persona ragionevole e degna di rispetto – ha proseguito Paccione – investirebbe risorse per entrare in possesso di un bene da abbandonare a sé stesso. I ragazzi che hanno occupato la caserma, bloccando quel degrado, dimostrano con i fatti come applicare il concetto di ‘bene comune’ facendone forma viva di convivenza sociale ed espressione militante della biopolitica”.
Quella del degrado della Rossani incoraggiata dal potere cittadino è per Paccione “un’ingiustizia consumata ai danni della comunità, prodromo di un progetto di cementificazione ad uso e consumo di potentati”. “Noi viviamo in un tempo storico in cui occorre resistere all’idea che il pensiero debba essere genuflesso al dominio del privato”. Paccione ha poi parlato del territorio di Bari “governato da decenni da un blocco sociale conservatore che ha fatto della città un luogo di diritti individuali egoistici anziché di diritti collettivi”. Quindi il riferimento alla vicenda Punta Perotti, connotata da forti chiaroscuri e ambiguità istituzionali tutt’ora inesplorati, nonché “apologia del pensiero privatistico in quanto esercizio di violenza sul diritto collettivo alla bellezza e alla protezione del paesaggio”. Paccione è passato poi a parlare dei palazzi abusivi di via Pappacena, sostenendo che “L'amministrazione di centrosinistra, per motivi tutt’ora inconfessati che sembrano non interessare la magistratura inquirente, ha consentito l'edificazione di 350 appartamenti e 40 mila metri cubi di edilizia commerciale e terziaria su aree destinate ai servizi per i residenti: quello di via Pappacena -ha detto Paccione- è un autentico scempio consumato dall’amministrazione Emiliano ai danni dei cittadini”.
Oggi occorre difendere e promuovere l’idea di bene comune, in linea con il vento culturale che si sta sprigionando in Europa. Il ceto politico deve seguire questa nuova affascinante cultura facendola propria. Solo così potrà dirsi all'altezza della delicatezza del suo ruolo sociale nel tempo della grande crisi economica e sociale che ovviamente colpisce le fasce più deboli delle popolazioni”.
