'Maleficent': la recensione

di Frédéric Pascali - Esiste il “vero amore”? Una domanda niente affatto facile alla quale cerca di rispondere l’ultimo lavoro del regista Robert Stromberg. Un bel dramma fantasy che riporta sul grande schermo i temi de “La bella addormentata nel bosco” e lì rielabora da punti di vista differenti.

Amore e odio come frutto di un unico peccato originale e la protagonista, “Malefica”, Angelina Jolie, interprete di due facce della stessa medaglia.

Malefica, fata e signora della brughiera, ancora fanciulla conosce il giovane Stefano. Si innamorano, ma diventati adulti lui sparisce per fare il cortigiano tra le mura del grande castello. Fino a quando un giorno torna da lei e la mette in guarda circa l’esistenza di un piano ordito da re Enrico, da tempo nemico della brughiera, per ucciderla.

La fata, di nuovo felice, si addormenta tranquilla tra le braccia del suo amore ritrovato. Ma al risveglio Stefano è andato via portando con sé le ali che le ha strappato dal dorso. È il pegno da pagare al Re per essere designato suo successore. È il rinunciare ad amare per abituarsi a odiare. Anni dopo arriva il momento di festeggiare il primo compleanno di Aurora, la primogenita del nuovo Re, Stefano. Le rende omaggio anche Malefica, ma a modo suo. Al compimento dei 16 anni Aurora cadrà vittima di un sortilegio che la renderà per sempre dormiente. Solo il bacio del “vero amore” potrà porvi rimedio.

E così mentre il Re progetta ogni mezzo per uccidere Malefica, lei lentamente si lascia rapire dalla bontà e dall’innocenza della principessina, accudita nella brughiera da tre bizzarre fatine. È il preludio della nascita di un amore materno, più forte e duraturo di ogni altra cosa.

“Maleficent” è un lavoro che assembla magistralmente tutti gli archetipi vincenti delle fiabe. Lodevole la sceneggiatura di Linda Woolverton, “Il Re Leone” e “La Bella e la Bestia”, che sovrappone l’eroe e l’antieroe e rende Malefica unica nel suo genere. Ottimo il cast, bene la fotografia di Dean Semler e gli effetti speciali di Charlie Graovac. Il film ha da poco superato i 600 milioni d’incasso mondiale.