A 'Pneumo City', per imparare l‘amore per la vita

di Francesco Greco. LECCE - E’ indubbio che l’innalzamento dei livelli della conoscenza medica e scientifica che marca il nostro tempo abbiano modificato la percezione, l’approccio e alla fine anche la cura delle patologie. Le nostre case sono piene di enciclopedie e di dispense che invitano al più deprecabile degli sport: il do-it-yourself. Un atteggiamento che ormai si è cristallizzato in un archetipo intercettato dall’industria farmaceutica, che riempiendo i nostri cassetti di farmaci dall’effetto quasi sempre placebo procura enormi profitti alle multinazionali. Mentre i popoli dei Paesi sottosviluppati sono lasciati a soffrire e a morire perché i loro magri redditi non consentono loro di curarsi. Se tutto ciò sia etico ognuno lo decida nel profondo della sua coscienza.
 
Il rapporto dialettico fra noi e la malattia va quindi riformulato su altre basi. Pedagogiche e divulgative, per esempio, dirette cioè alla base della piramide sociale, soprattutto le nuove generazioni. Lo ha intuito, e non fa da oggi, il medico leccese Stefano Spagnulo, che manda in libreria “Pneumo City” (La città polmonare), Ipotesi Aldenia editrice, Firenze 2014, pp. 112, € 18,00.

Un libro curioso (“biofantasy” lo definisce il medico), che oscilla fra mito e fiaba, tra voli poetici e notizie (sapevate che il fumo della sigaretta contiene 12mila sostanze, molte delle quali non ancora testate a breve e lungo termine?) che invita a prendersi cura di sé (“amore per la vita”), a leggere i segnali d’allarme che il corpo ci lancia, in definitiva suggerisce comportamenti virtuosi per poter conservare il più a lungo possibile la sanità del corpo, poiché solo così possiamo apprezzare e gustare la vita in tutte le sue interfacce e i suoi doni.
 
E dunque, benvenuti a Pneumo City, la complessa, barocca città dei polmoni abitata da cellule (Kulchitsky) e batteri (Ipse, Dixit, Verbum, Ite, Legio, Jaske), che la attaccano per devastarla. In questo universo c’è persino un re e una regina e una rigidissima gerarchia della scala sociale: ognuno con la sua mission ben delineata.
 
E’ una sorta di odissea, di divina commedia, con qualche eco dei “Canti de l’autra vita” del Capitano Black, di guerra con i format di Sun-Tzu, di viaggio che raggruma la semantica dell’iniziazione alla conoscenza dilatata sino al nirvana.
 
Il rischio di assopirsi fra le divertenti avventure di demoni e legionari è evitato grazie all’espediente letterario di far viaggiare nel tempo e nello spazio, sino alle origini della vita, dentro al suo dna più intimo, i protagonisti, dotandoli finanche di un atout psicanalitico, che deve un tributo non indifferente alle filosofie orientali, l’ambientalismo, la New Age.      
 
Spagnulo vive e Trepuzzi (Lecce), è biologo nel campo agroalimentare e della nutrizione, naturalista. Lavora al “Centro Domus Medica” di San Cesario di Lecce, presso lo Studio radiologico “Rollo” di Trepuzzi e il Centro Cardiologico “F. Spirito” di Galatone e ancora per la coop. “Terradimezzo”. Scrive sulla rivista dell’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) “I nostri cani”. Questo è il suo terzo lavoro, sempre genere biofantasy: in rete si possono trovare “E tutto successe in laboratorio, un batterio racconta” e “Dolly, storia di una citovita vissuta”.

“Voglio educare, entusiasmare, appassionare il lettore alla scienza e alla medicina”, confida alle presentazioni il presidente e fondatore dell’Associazione Nazionale per la Divulgazione Scientifica “I Giovani e le Scienze”. E, aggiungeremmo noi, anche divertire. Obiettivo raggiunto!