La Storia di Capurso di Gino Pastore

di Vittorio Polito - Serata d’eccezione il 7 novembre scorso presso la “Biblioteca Giuseppe D’Addosio” di Capurso per la presentazione dell’ultima fatica editoriale di Gino Pastore intitolata “La Storia di Capurso. Le leggende, le cronache, il folclore”, edito da Levante Editori di Bari (480 pagine di carta patinata, 200 immagini, copertina cartonata, € 40).

Al pubblico numerosissimo di capursesi, si sono aggiunti studiosi e appassionati di storia dei Comuni limitrofi.
Relatori il dott. Mario Costantini, vice sindaco di Capurso, la dott.ssa Eugenia Vantaggiato, direttrice dell’Archivio di Stato e della Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” di Bari, e l’autore Gino Pastore.

Francesco Crudele, nella sua veste ufficiale di primo cittadino, ha portato il saluto della civica amministrazione ai relatori ed ai presenti e, dopo un breve ma significativo intervento, ha ceduto la parola al suo vice che è passato subito ad esaminare il contenuto del libro in un excursus di 15 secoli di storia capursese: dalle origini del paese individuate nell’Alto Medio Evo alla fase attuale, sottolineando i momenti più significativi della sua evoluzione religiosa, politica, sociale, economica e culturale e soffermandosi in particolare sul Seicento e Settecento, quest’ultimo visto come il secolo in cui furono posati i semi della speranza della gente di emanciparsi una volta per tutte dalla pesante servitù feudale. Una relazione, quella del dott. Costantini, puntigliosa e interessante, capace di mettere a fuoco i fatti storici essenziali  insieme a particolari apparentemente più marginali, ma allo stesso tempo significativi per riconoscere l’identità  della comunità capursese, come ad esempio quelli relativi ad alcuni cognomi capursesi, giunti a Capurso a seguito di particolari eventi storici, come quelli dei Pacifico, dei Pappacoda, dei Consalvo, dei Capobianco, dei Bonazzi.

È seguito l’intervento della dott.ssa Vantaggiato che ha sottolineato l’importanza delle fonti primarie nella ricerca storica, affermando che il suo interesse nell’analisi di un lavoro scientifico è rivolto essenzialmente alla verifica delle fonti, le quali soltanto ci dicono se il percorso seguito dallo studioso sia una rielaborazione di tesi altrui o se invece abbiano il crisma dell’originalità. E ha rimarcato come Gino Pastore, da quel punto di vista, ha svolto una ricerca di considerevole valore scientifico. La sua attenzione è stata poi rivolta alla terza parte del libro, cioè all’Appendice e, in particolare, ai profili biografici dei personaggi che hanno illustrato Capurso, dal poeta Domenico Torricella al filosofo Domenico Mizzi, da Mons. Michelangelo Tansella al notaio Giuseppe D’Addosio, da Francesco Lattanzio a Gennaro Venisti.
Con grande lungimiranza la direttrice ha avuto parole di stima per l’amministrazione che, patrocinando l’iniziativa, ha fatto si che lo sforzo dell’autore venga tramandato negli anni a beneficio delle future generazioni.

Il vostro cronista a titolo personale rileva che molti Comuni pugliesi, e del Sud in particolare, stanno investendo in libri a dimostrazione di un livello culturale che fa onore ad una classe politica da biasimare quando è necessario, ma gratificare quando lo meriti.
Il brillante intervento di Gino Pastore, particolarmente a suo agio nel contatto con il pubblico tanto da far sospettare un passato da attore o da aspirante tale, ha riportato brio, verve e ritmo in una serata lunga, ma dai toni mai accademici.
Pastore ha voluto gratificare i presenti con un pensiero di Lucien Febrve : ‘ La storia si fa, senza dubbio, con i documenti, quando ce n’è. Ma si può, si deve fare senza documenti scritti, se non ne esistono.  Per mezzo di tutto quello che l’ingegnosità dello storico gli consente di utilizzare…Quindi con le parole. Con le  forme dei campi e con le  erbacce. Con l’eclissi lunare e con gli attacchi per bestie’.

Esilarante , infine, è stato il confronto stabilito da Pastore tra le virtù (im)morali della regina Giovanna I d’Angiò e della regina di Polonia, Duchessa di Bari e feudataria di Capurso, Bona Sforza.

Chi scrive  la sera del 7 novembre doveva presenziare ad un’altra iniziativa editoriale in quel di Trani ma una perentoria e sibillina mail, arrivata in zona cesarini  da parte dell’editrice Levante ossia di Gianni Cavalli, lo ha fatto  migrare, con piena soddisfazione prima e dopo l’evento, verso la cittadina del sindaco Crudele.

Nella mail l’editore mi aveva anche allegato un messaggio che aveva inviato ai presenti all’incontro, da cui mi piace estrapolare un piccolo periodo.

 Scrive l’editore : ‘ Cittadini capursesi  tornando a casa stasera chiedete agli anziani di casa della Capurso che portano impressa nei loro cuori, oltre che nei loro ricordi: vi sveleranno la storia di un passato che andrebbe indossato ogni giorno sul posto di lavoro, a pranzo, a cena, un passato che ci farà comprendere che la storia di Capurso è viva non perché la descrive Pastore, ma perché il vostro cuore di capursesi autentici contribuisce quotidianamente ad arricchirla di azioni ed eventi. Stasera quando nelle vostre case alzerete la testa… la fantasia vi porterà a guardare verso il tetto e scoprirete che una goccia di rugiada a forma di cristallo, appesa ad un filo di seta verde ciondolante da un soffitto di stagnola, vi sussurrerà con voce pacata ma ferma: “la storia di Capurso deve entrare in ogni casa”.