Il cuore della Focara, il cuore dell’uomo

di Francesco Greco - Il cuore della “Focara”? E’ il cuore dell’uomo. Di ogni uomo, ovunque si trovi, qualunque sia la sua fede, appartenenza, storia, sogni. Arde il fuoco purificatore e brucia le nostre paure, le miserie, le bruttezze, ma al contempo ravviva la speranza, rinnova la semantica del nostro etos più profondo. Perché la “Focara” è riccamente innervata di significati significanti: è anche una preghiera laica che ogni anno, nel cuore dell’inverno, a Sant’Antonio Abate (“le prime mascherate”) si alza al cielo annusando già da lontano l’aria la nuova primavera.
Quest’anno eravamo in 100mila a Novoli – santuario nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo - accorsi da ogni parte del mondo: crogiolo di etnie, dialetti, confessioni religiose: cattolici, musulmani, atei. Senza pretese di essere nel giusto, di adorare il Dio migliore. Vecchi con l’aria stupita (a una certa età si vive di infantili stupori quotidiani), bambini che fanno “Ooohhh!!!” quando un enorme pesce vola sul cielo del Sud (un’ora di giochi visivi di Kunellis vs Kusturica hanno preceduto il rito dell’accensione della gigantesca pira nata da 80mila fascine della potatura di ulivi, viti, ecc.).
A Novoli tutto è possibile... 100mila pellegrini perduti nel III Millennio, plancton scagliato nell’Universo. L’uomo del Sud prega così: col fuoco. E’ la storia di tutti i popoli che vivono affacciati sul Mediterraneo. Prega un Santo simpatico, che un tempo nel cuore del mondo contadino benediceva tutti gli animali: quelli che dovevano lavorare nei campi, quelli da cortile che lo sfamavano e quelli che guardavano le poche cose che i poveri riuscivano a rubare alle zolle rosse. Una volta l’anno Novoli, Valle della Cupa a nord di Lecce, è come l’Onu: i popoli dialogano, si scambiano merci, i topoi delle proprie culture millenarie, si contaminano all’ombra della “Focara”, bevendo Negroamaro e immortalandosi col cellulare davanti alla pira che arde. Ci si scambia vecchi culacchi, avviene il passaggio della memoria fra le generazioni: il vino nero scorre abbondante, Dioniso dio della festa è contento. Tablet e smartphone scattano e in un attimo il fuoco, il suo calore, arriva in tutto il mondo: benedetto sia il web.
I bambini ormai dormono accucciati nei passeggini, i vecchi fanno la loro offerta al Santo in chiesa (bellissima). Gli alternativi e i nottambuli si attaccano alla bottiglia di Negroamaro. Scusi, dov’è la “Focara?”. Alle 2 di notte, fa freddo, l’umidità è gelata e ancora arriva gente… I parcheggiatori abusivi fanno affari. E anche quest’anno il fuoco ha scacciato la tristezza, ci ha aperto al sorriso, alla gioia. Ci si vede l’anno prossimo, “Se Dio vuole!”, sorride il vecchio saggio davanti all’ultimo bicchiere: chi meglio di lui conosce i capricci del destino, la caducità della vita? Per venire alla “Focara” ha messo il vestito buono della festa. Il tempo di un ultimo selfie sfondo “Focara” (“Mi raccomando, falla entrare tutta, non fa niente che io esco a metà…”) della ragazzina orgogliosa del suo collo di pelliccia e del tacco 12 ed è già tempo di andare: ci si perde nella notte mediterranea curiosamente assorti, silenziosi. L’energia possente di questo fuoco purificatore, il suo calore che ubriaca più del vino nero ce lo portiamo addosso, sulla pelle, nel cuore: ci basterà per un anno. Buonanotte “Focara”, ciao Novoli. Ci si vede nel 2016, se campiamo…