ESCLUSIVO / Missione EUFOR in Centrafrica, via a marzo. Ecco il bilancio

di Marco Di Lorenzo, portavoce Missione EUFOR. BANGUI - La Repubblica Centrafricana è stata teatro, dal marzo del 2013, di violenti scontri e diffuse violazioni dei diritti umani a opera di gruppi armati contrapposti, che hanno causato la dissoluzione dell’autorità statale e migliaia di vittime tra la popolazione civile, oltre all’esodo di un milione di persone. A seguito dell’emergenza che si è verificata, l’ONU ha emanato la risoluzione n. 2134 del 28 gennaio 2014, che autorizza l’Unione Europea a lanciare un’operazione militare nel Paese africano. Il 10 febbraio 2014 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la risoluzione 2014/73, con cui veniva istituita la Missione multinazionale EUFOR RCA, che iniziava formalmente il 01 aprile 2014, avente per Area di Operazioni tre zone sensibili della capitale centrafricana Bangui: l’aeroporto internazionale di M’poko e i quartieri 3 e 5, in passato colpiti da violenti disordini tra milizie contrapposte e attualmente in via di stabilizzazione.

Attualmente EUFOR RCA consiste di un Comando Operativo con sede a Larissa (Grecia) e di un contingente militare multinazionale di 700 militari fornito da 13 nazioni schierato a Bangui, costituito da un battaglione di manovra, integrato da una forza di gendarmeria operante sotto l’egida di EUROGENDFOR. In tale contesto, l’Italia si è resa disponibile a fornire un impegno concreto, seppur circoscritto, all’intervento deciso dall’Unione Europea. In particolare, il contingente nazionale è fornito dall’Esercito Italiano e consiste – oltre ad alcuni elementi in seno allo staff di EUFOR – in un distaccamento dell’8° Reggimento Genio della brigata paracadutisti ‘Folgore’ avvicendato a dicembre dai colleghi alpini della ‘Julia’.

Tra i compiti dell’assetto genio figurano il supporto e il mantenimento della mobilità delle forze EUFOR, la ricognizione e il mantenimento degli assi di comunicazione, il supporto alla forza in materia di residuati bellici e il contributo al mantenimento e alla difesa passiva dei compound di EUFOR. A questi compiti si aggiunge la realizzazione di lavori infrastrutturali di base in favore della popolazione e del governo locale e il monitoraggio di un importante progetto di ricostruzione di un ponte, finanziato dall’UE e affidato a imprese locali. La Francia ha assunto il comando della missione dell’Unione Europea con il Generale di Divisione Philippe Pontiès, quale Operational Commander presso l’EU OHQ di LARISSA e con il Generale di Brigata Thierry Lion, quale Force Commander a Bangui.

Oltre all’Italia, che è il quarto contributore con 51 elementi, attualmente partecipano alla missione europea a Bangui altre dodici nazioni: Francia, Spagna, Polonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Estonia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Lituania, Georgia e Serbia. Il mandato di EUFOR-RCA è stato di recente esteso fino al 15 marzo 2015 con apposita risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Segno concreto dell’efficacia dell’integrazione europea, nell’ambito della difesa e della politica estera comune, è senza dubbio la missione EUFOR IN Repubblica Centrafricana, nata proprio all’inizio del semestre di presidenza Italiana dell’ U.E. a cui il nostro Paese contribuisce con un contingente di genieri alpini del 2° guastatori di Trento che da poco ha avvicendato i colleghi genieri paracadutisti della ‘Folgore’.

Sono 13 le nazioni che compongono con proprie unità il contingente EUFOR in repubblica Centrafricana, composto da circa 700 uomini dislocati presso la capitale Bangui, ma il supporto finanziario e logistico della missione coinvolge tutti i 28 Paesi dell’Unione Europa. L’arrivo delle forze internazionali a Bangui ha scongiurato il rischio di una catastrofe umanitaria in tutto il Centrafrica, dopo gli scontri interconfessionali scoppiati alla fine del 2013 che hanno causato migliaia di vittime e l’esodo di oltre un milione di persone. Grazie a un ritmo operativo molto intenso, la missione europea EUFOR ha rianimato tre zone sensibili della città, contribuendo a creare un ambiente più sicuro per la popolazione e le organizzazioni internazionali e umanitarie, facilitando al tempo stesso lo schieramento della missione ONU denominata MINUSCA votata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In tale contesto, il contingente italiano composto da genieri e tecnici altamente specializzati, ha operato e tuttora opera per ripristinare la viabilità della città, sia riparando sia realizzando strade vitali per garantire la libertà di movimento e il libero scambio, è impegnato nella diuturna bonifica dei canali di scolo intasati, nei quali proliferano insetti e zanzare fonti di trasmissione della malaria ancora oggi la prima causa di morte infantile a Bangui, inoltre rafforzando la sicurezza dell’aeroporto hanno implementato la sicurezza dell’area che ospita un campo profughi con 20.000 sfollati (100000 prima dell’arrivo di EUFOR). Malgrado mesi di attività e controlli la sicurezza a Bangui rimane volatile, come dimostrano i violenti scontri episodici tra le frange estremiste dei gruppi musulmani e cristiani, che hanno causato numerose vittime e in più di un occasione hanno coinvolto sia le forze ONU appena schierate sia quelle europee, fermo restando che EUFOR gode di notevole popolarità tra la gente di Bangui.

I prossimi mesi saranno dedicati al passaggio di consegne definitivo ai caschi blu della missione MINUSCA e il conseguente ripiegamento del contingente europeo che dovrebbe avvenire entro marzo. Nei giorni scorsi è stato portato a termine un progetto che ha visto i genieri italiani protagonisti della costruzione di un ponte destinato a riunificare due quartieri che furono divisi dalle ostilità, una riunificazione non solo simbolica ma altrettanto necessaria per ridare slancio all’indotto economico e commerciale. Il progetto “ponte per Bangui” è una bella iniziativa di cooperazione europea (l’U.E. è infatti il primo partner della Repubblica Centrafricana); il ponte costruito in Polonia, è stato fornito dalla Repubblica Ceca, trasportato con un volo della Germania e sarà appunto installato dal contingente italiano, un coordinato e perfetto gioco di squadra.

Il Tenente Colonnello Mario Renna, comandante del contingente italiano in Repubblica Centrafricana, presente a Bangui in qualità di portavoce della missione europea sin dall’inizio delle operazione, è molto soddisfatto dei risultati ottenuti sinora dai propri uomini e soprattutto degli effetti positivi percepiti dalla popolazione locale che ha beneficiato delle attività svolte. Ecco il bilancio che traccia: “EUFOR RCA è una missione relativamente piccola (700 militari in tutto), ma estremamente efficace e soprattutto molto apprezzata dalla popolazione di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dove l’Unione Europea esplica un’intensa azione diplomatica, militare e di assistenza allo sviluppo in uno dei Paese più poveri del mondo.

La ragione del successo di EUFOR risiede essenzialmente nella presenza costante, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per le strade di Bangui: le pattuglie europee girano molto a piedi ed entrano in contatto con la gente, adottando un approccio ‘light’ che ha di fatto rianimato quella che era diventata una città fantasma dopo i violenti scontri interconfessionali scoppiati giusto un anno fa. Nelle strade è tornata la vita, i mercati hanno riaperto i battenti e per le strade circolano una miriade di veicoli e tantissime persone in fuga dalla guerra civile sono rientrate a casa: all’inizio dell’anno si contavano - soltanto intorno all’aeroporto - oltre 100.000 profughi, mentre oggi sono meno di 20.000 grazie all’intervento internazionale e alla presenza di EUFOR, che ha garantito la sicurezza dello scalo di Bangui e facilitato l’azione delle organizzazioni umanitarie.

A Natale scorso, nei quartieri cristiani di Bangui si è respirata una bella aria di festa e anche la parte musulmana ha mostrato rispetto per le celebrazioni, alcune delle quali hanno avuto un significato davvero speciale: il 25, presso la missione religiosa dei carmelitani di Bimbo (nei pressi di Bangui) - dove da più di un anno hanno trovato rifugio 5.000 persone in fuga dalla guerra - sono stati battezzati tantissimi bambini nati nella missione e gli Alpini della Julia hanno portato dall’Italia pacchi di doni che hanno regalato un sorriso ai giovani ospiti dei missionari italiani, padre Federico e padre Matteo”.