Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

di Frédéric Pascali - C’è un certo momento della propria vita in cui ci si ritrova a guardarsi indietro a pensare di poter cambiare e ricominciare tutto daccapo. A volte lo si fa per fuggire a un fallimento, altre per sfuggire al proprio successo. È il dilemma che attanaglia “Riggan Thompson”, il protagonista dell’ultimo film diretto dal messicano Alejandro Gonzales Iñárritu.
Più dramedy che commedia, conquista la notte degli Oscar, 4 statuette tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura, riportando in auge il piano-sequenza, un movimento di macchina che Hollywood sembrava aver smarrito.

Riggan Thompson è un attore molto popolare per aver indossato più volte, molti anni addietro,i panni di Birdman, uno dei tanti supereroi trasposti dal fumetto al cinema. Non soddisfatto della sua carriera si prepara a debuttare a Broadway. Per farlo sceglie un adattamento complesso di un racconto di Raymond Carver, il suo idolo letterario di cui conserva ancora una dedica personale autografata. Dell’impresa fanno parte un gruppo di personaggi molto eterogenei tra cui spiccano la figlia Sam, ex tossicodipendente, l’amico e produttore Jake e l’eccentrico Mike Shiner, attore di grande talento e di pessimo carattere. Riggan, sempre più afflitto dall’ego di Birdman,e pressato dalla critica, dopo due prove generali rocambolesche matura il colpo di scena per l’attesa prima.

Il “Birdman” di Iñárritu è una vertigine che avvolge lo spettatore sin dalle prime inquadrature, con al centro il teatro che domina e trascende. La vita stessa del protagonista, impersonato magistralmente da Michael Keaton, ne è succube e si sovrappone alla finzione. Lo schizofrenico e surreale incombere di “Birdman” è l’unico modo di uscirne,ossessione contro ossessione.
Il cinismo e l’ironia di Robert Altman, e i piani sequenza alla Hitchcock, sono richiami importanti che impreziosiscono l’azione di un cast eccellente, con Emma Stone, “Sam”, ed Edward Norton, “Mike Shiner”, una spanna sopra gli altri. Convince meno la ridondante citazione dei social network.