“Ruth & Alex - L’amore cerca casa”: la recensione

di Frédéric Pascali - Il salotto dei sentimenti più ambiti, quelli che fanno capo al “per sempre”, apre le sue porte e si confessa in una elegante commedia diretta da Richard Loncraine. Tratta da ”Heroic Measures”, un romanzo della canadese Jill Ciment, autrice del soggetto, e  sceneggiata da Charlie Peters, la pellicola esplora il tempo dell’amore fin nei suoi confini più reconditi, quelli segnati dall’inesorabile avanzare del tempo.

Ruth e Alex sono un’anziana coppia della middle class newyorchese che dopo tanti anni decide di mettere in vendita il proprio appartamento di Brooklyn. Cercano qualcosa di più confortevole per gli anni della pensione. Lei, ex insegnante dal carattere molto premuroso,  convince il marito, disincantato per definizione e pittore di discreto successo, dell’assoluta necessità della cosa e incarica la nipote Niece, immobiliarista in carriera, di occuparsi della vendita. Non tutto fila liscio e i due coniugi si ritrovano a barcamenarsi tra i problemi della loro affezionata cagnetta e un nugolo di compratori più o meno attendibili. Le cose si complicano ancora di più quando Ruth decide di fare un’offerta per un nuovo appartamento.

Più teatro che cinema, la pellicola di Loncraine seduce per la  capacità di veicolare il tempo presente, e i suoi difetti, senza alzare mai troppo i toni, delegando al flash back il compito di puntellare lo spessore della superficie del racconto.

I dialoghi, ben scritti ma con qualche spunto autoreferenziale di troppo, sorreggono bene l’intera trama ma non affondano il colpo più di tanto, succubi della forte personalità degli interpreti. Morgan Freeman, “Alex”, e Diane Keaton, “Ruth”, sovrastano la scena e, a tratti, anche la stessa sceneggiatura, frutto di un canovaccio fin troppo adatto alle loro corde. Un difetto tutto sommato trascurabile ma non abbastanza per traghettare il film nel porto dei lavori “da non perdere”.