Tangenti: arrestati due ufficiali di Marina, sequestri per 500mila euro

ROMA - Sono due gli ufficiali della Marina militare arrestati a Roma e ad Ancona dai carabinieri di Taranto per concorso nel reato di concussione nell'ambito di appalti gestiti da Forze Armate. Ai due è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Taranto Pompeo Carriere su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone. Contestualmente è in esecuzione un decreto di sequestro preventivo per equivalente per un importo complessivo di 500 mila euro.

Sono finiti in carcere un capitano di corvetta, ora in servizio presso il Comando Scuole della Marina Militare di Ancona, e un capitano di fregata, attualmente in servizio presso l'Ufficio Centrale del Bilancio e degli Affari Internazionali del ministero della Difesa.

I provvedimenti di sequestro sono a carico di 10 indagati: 8 ufficiali (compresi i due arrestati), un sottufficiale ed un dipendente civile della Marina Militare. I due arrestati rispondono per presunti illeciti commessi quando erano in servizio al quarto Reparto della Direzione di Commissariato di Taranto della Marina Militare (Maricommi). Le misure cautelari scaturiscono dall'attività investigativa condotta dai militari dell'Aliquota Operativa della Compagnia di Taranto e del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo provinciale, che aveva già portato ad altri otto arresti.

Nel corso delle perquisizioni eseguite presso i domicili e gli uffici dei due ufficiali della Marina militare arrestati oggi per concussione nell'ambito di una inchiesta avviata nel 2014 su tangenti per la concessione di appalti e servizi gestiti dalle Forze Armate, i carabinieri di Taranto hanno sequestrato carte di credito, computer portatili e telefoni cellulari sui quali saranno eseguiti accertamenti. I militari stanno eseguendo anche un decreto di sequestro preventivo 'per equivalente', emesso dal gip di Taranto, finalizzato ad individuare e sequestrare somme contanti e depositi bancari e postali, nonché beni immobili nella disponibilità degli indagati (dieci in tutto), per un valore complessivo di 500 mila euro. A tanto ammonta infatti la quantificazione globale del prezzo-profitto dei reati contestati.