L’11 novembre si presenta a Rutigliano “La mia Anima” di Santa Fizzarotti Selvaggi

di Livalca - Il palazzo Fizzarotti  per me era il luogo in cui si trovavano i fratelli Marrone  con il loro ‘Centro Studi Comunità Europea’, quando l’Europa unita era solo un abbozzo  di pensiero. Per giungere fino al loro studio al II piano si attraversavano stanze e corridoi lussuosi,  tutti finemente decorati  e spesso vi erano delle scritte in latino. Pasquale Marrone mi diceva tu che hai fatto il classico mi sai tradurre ‘quamquam  fractae  vulnerant’, mentre il fratello, più pratico, mi esponeva subito quali erano i problemi da superare.

Le scale erano un ottimo allenamento e bisognava essere abili ad evitare i continui lavori in corso di ristrutturazione che erano sempre in atto.  Mi sono ricordato di questo particolare quando ho letto sul volume di  Santa Fizzarotti Selvaggi ‘La mia nima” che in quel magnifico palazzo vi fu il ricevimento per l’inaugurazione dell’Università di Bari.  Qualche lettore più esigente si starà chiedendo il nesso?  Eccolo: di solito andavo dai fratelli Marrone verso le 14,00, quando loro erano intenti a consumare una gustosa colazione proveniente dai tanti ottimi locali siti in zona.  Anche se in tono minore i ‘ricevimenti’, quindi, sono stati sempre presenti  in questo tesoro di ‘monumento’, che definire palazzo è riduttivo.

Quando abbiamo pubblicato  ‘Amici tuoi’ che Francesco De Martino volle dedicare a Raffaele Nigro - suo amico di vita, studio e casa - Santa Fizzarotti Selvaggi fu tra coloro che scrissero dello scrittore lucano. (A questo punto apro una piccola parentesi per riaffermare che il titolo di quel libro doveva essere ‘Amici  tuoi ? ‘ e non ‘Amici tuoi’: fu De Martino che, nutrendo una  viscerale idiosincrasia per tutto ciò che conduce ad un dubbio o perplessità, puntò i piedi, sbagliando come gli succede spesso, e noi , come sempre facciamo, collezionammo un altro ‘obbedisco’.  Chiudiamo la parentesi  anche se andrebbe precisato che De Martino, avendo scelto la professione di docente universitario,  era evidente che fosse per le certezze…come oggi è tale posto di lavoro.)

Il libro ‘Amici tuoi’ è una raccolta di scritti che gli Amici, coordinati da De Martino, dedicavano a Nigro per i suoi 60 anni. Da subito ho affermato che gli interventi più indipendenti  e ‘veritieri’ fossero quelli  del sottoscritto, di Filippo Boscia e Santa Fizzarotti.  Ma mentre  il professor Boscia, forse anche per formazione professionale, nel rapporto con  Nigro, parlava di coerenza, fede e ragione esaltando  la bellezza ‘di fruire dello splendido viaggio della vita’, la prof.ssa  Santa rievocando il primo incontro con Nigro - Rai 1980 - provava  ad esporci come provò subito ad entrare in sintonia con RAF servendosi del suo bagaglio di esperienza: ‘ …data la mia formazione psicoanalitica, so che non è facile  ascoltare l’Altro mentre lo si guarda negli occhi  per sfiorarne l’anima’. ( Personalmente sono una vittima  dello sguardo di Santa perché una domenica mattina in cui dovevo ‘regalarle’ trenta minuti del mio tempo, puntandomi gli occhi addosso, mi tenne per  390 minuti inchiodato a riflettere su queste anime erranti e terribilmente indifese.  La lezione mi è servita… così tanto che invece di considerarlo tempo perso l’ho portato a bilancio come investimento ‘cardiologico-tecnologico’. Chiaramente ora, io e Santa, stabiliamo con un contratto il tempo programmato per gli incontri !).

A Santa spedii il libro di Raffaele, appena pubblicato, e lei mi telefonò e, con dolcezza di leonessa abituata a farsi obbedire, mi disse alcune cose carine con grande semplicità ed anzi, non sapendo che io evito accuratamente feste e inviti, mi chiese la disponibilità a partecipare ad una sua riunione con gli amici nello splendido giardino della casa paterna. La qual cosa si materializzò un lustro dopo grazie ai buoni uffici di comuni Amici, che fecero pressione su mia moglie, anello debole solo in questa circostanza, della cordata refrattaria agli eventi.

Veniamo a noi: Santa presenta l’11 novembre, presso la elitaria  libreria Odusia di Rutigliano - locata nella suggestiva via per Turi al n. 5/b -, il suo libro ‘La mia Anima’  coadiuvata dal prof. Francesco Scoditti, famoso per essere uno dei più validi collaboratori della testata ‘Contrappunti’, la creatura del decano dei giornalisti baresi Franco Chieco, rivista che è una delle terapie più efficaci, non solo in campo musicale, per la vera  cultura indipendente della nostra città. Scoditti, inoltre, è Direttore Artistico della rassegna ‘MUSICAMERA, benemerita iniziativa della Fondazione ‘Niccolò Piccinni’. In quella Rutigliano che per me resta il regno incontrastato delle sorelle Grazia e Rosa Redavid, compagne del liceo di…qualche anno fa, il prof. Scoditti  proverà a far vibrare l’anima di Santa e cercherà di mettere in un angolo quel corretto e terribile pensiero di Wilde che recita, parola più parola meno, in questo modo: ‘L’anima nasce vecchia ma diventa giovane: questa è la commedia della vita. Il corpo nasce giovane ma diventa vecchio: questa è la tragedia della vita’.  Se fossi solo un amico direi a Santa che questa frase rende quasi superfluo il suo libro ‘La mia Anima’, ma dal momento che sono un Amico dico che il libro di carta non è mai in eccesso, qualunque sia il tipo di carta adoperato, perché il futuro verrà sancito e ‘scritto’ dagli uomini che avranno la pazienza di leggere e rileggere qualsiasi cosa e dare loro un senso come direbbe quel signore che la ‘vita spericolata’ l’ha ‘donata’ solo agli altri. Santa è una apprezzata, non da tutti altrimenti non sarebbe stimata, critica d’arte ed io l’ho ‘costretta’ a pubblicare sul suo libro una bella lettera di Remo Brindisi del 1989 che esprime la sua gratitudine alla nostra amica. Onestamente la Fizzarotti possiede tantissime lettere, anche recenti, in cui valenti artisti testimoniano gratitudine sincera con esternazioni altamente professionali. Santa carissima ho insistito per Remo Brindisi perché è l’unico quadro che si trova in casa mia che ho acquistato, gli altri sono doni o ‘baratti’ civili, di epoca ormai andata. Questa la poco nobile spiegazione del fatto, che conferma la frase del tuo libro, pag. 305, di William Blake…per dimostrarti  che  nel campo dell’immaginazione  tutto si crea e tutto si distrugge. Anche su Artemisia Gentileschi, non dubito che tu l’abbia studiata e  psicoanalizzata a fondo, ma l’unica autentica Storia di quel  ‘Autoritratto’…vive solo nell’anima di quella donna e di quell’artista.  Anche sul perdono sbagli ‘non sanno quello che fanno’ è un alibi che non regge: sanno di sbagliare e sanno quello che fanno perché poi vi sarà un condono ‘per dono’. Su quello che ti è successo a pag. 307 - amico lettore io ti segnalo delle ‘dritte’, ma non posso spiegarti il libro per filo e per segno – suppongo che il tutto è riconducibile all’atmosfera brasiliana, terra di pseudo-maghi, ed  al fatto che la signora Selvaggi ami stare al centro dell’attenzione e, probabilmente, non si era fatta niente cadendo : alzati e cammina è un’altra cosa. Sul matrimonio hai scritto il periodo più sacrosanto e sincero- consapevole del tuo libro: ‘Il matrimonio è una partitura a quattro mani, ma bisogna studiare insieme e accordarsi. Altrimenti diventa tutto inascoltabile’. Al riguardo vorrei chiedere qualcosa al prof. Selvaggi,  ma mi rendo conto che a volte la discrezione è una delle panacee meno costose  e più efficaci. Come ho avuto modo di esternare ai tuoi valenti musicisti che ti accompagnavano ultimamente: IL SUONO DI UNA RISATA È DA SEMPRE LA MUSICA PIÙ CIVILE DELL’UNIVERSO.

Il tuo libro è un inno alla vita e come tale va considerato, ecco spiegato il tono divertente del mio scritto, anche in virtù del fatto che l’ultima parola del libro di Levante è… ‘continua’. Per esserci  la ‘continua’ è indispensabile vivere felici e consapevoli di esserlo. Ti prometto Santa che appena posso proverò a rileggere il tuo libro e ho alcuni spunti interessanti che riguardano la depressione che vorrei sottoporre alla tua attenzione, magari già da mercoledì 11 novembre, nella città che ha sempre avuto le mani  in ‘pasta’- per il principe della risata ‘livella, per noi ‘divella’- e che in età altomedievale era denominata Rutilius.  Ricordati di portarmi una ‘melagrana’: la mia anima è ghiotta di questo frutto dolce-agro.