Milan ai cinesi, Berlusconi santo subito!

di FRANCESCO GRECO — Uscendo dal San Raffaele, e avviandosi a una lunga convalescenza, Berlusconi ha di fatto detto addio alla politica (“Darò solo qualche consiglio... C'è ancora bisogno di me”: farà il padre nobile della rivoluzione liberale pro domo sua) e ha dato l'attesa notizia: il Milan ai cinesi. Che hanno versato una caparra di 80 milioni e alla fine rileveranno l'80% del capitale sociale con 400. Valore totale della squadra: 500 milioni (più 240 di debiti).

Per gli analisti finanziari una svendita, saldi di fine stagione. Che però l'ex Cavaliere ha dovuto fare oggi, sia perché nessuno della sua famiglia voleva occuparsi del “ramo secco”, e perché, se aspettava ancora, con la squadra a metà classifica e fuori dalle coppe, avrebbe dovuto darla una domenica mattina a Porta Portese.

I giornali hanno usato toni epici, agiografici. Roba da santo subito. Non ci si deve stupire se le tirature si dimezzano o si riducono a 1/3 (“La Stampa” è scesa da 600mila a 170mila copie, per fare un esempio). Non sono i lettori a star lontani dalle edicole ma i giornalisti a scacciarli. E il web non c'entra nulla.

Si sono lette molte veline e approssimazioni. La prima: Berlusconi milanista doc: e quando mai? Era tifoso... dell'Inter: è scritto ne “Il Cavaliere Nero”, di Paolo Biondani (Chiarelettere, 2013). Prese il Milan solo perché gli serviva come “spinta” per la “discesa in campo” (“L'Italia è il paese che amo”, “L'uomo che ha fottuto l'Italia”, “The Economist”). I Moratti l'Inter non la davano e la Pro Patria di Busto A. non aveva pedigrèe.

Sempre sullo stesso saggio (non un samizat clandestino, quando uscì scalò le classifiche) si dice anche che avrebbe usato il Milan per evadere il fisco e portare i soldi all'estero: si cita la sopravvalutazione di Lentini. Erano, dice Biondani, soldi esportati nei paradisi fiscali.

Ansiosi di attaccare l'asino dove vuole il padrone, gli incensatori hanno riesumato il “miracolo imprenditoriale”. Se si va su Wikipedia si cita l'amico Craxi che gli riaprì le tv con un decreto motu propriu e la Banca Rasini, dove i boss mettevano i risparmi, e lavorava il padre Luigi, che gli diede i primi sghei per costruire case. Non si conoscono smentite.

In realtà – posto che domani, 12 luglio non ci sia l'ennesimo colpo di scena - B. ha dismesso il Milan già da un bel pò (5-6 anni almeno), ha smesso di investire quando (condannato per evasione fiscale, dalle toghe rosse, ovvio) ha capito che mai sarebbe tornato a Palazzo Chigi (nonostante il Nazareno), che la parabola politica era al tramonto e che quindi non gli serviva più. Coincide con la cessione delle star: da Thiago Silva a Ibra.

Da allora ha galleggiato senza infamia e senza lode, restando fuori dalle competizioni europee, tanto che si è di molto svalutato. Con i misteriosi cinesi ha trattato un bel po', ha tentato di fare il furbo: voleva i loro soldi e restare padrone della società. Dice di averli convinti a investire 400 milioni nei prossimi anni per far forte la squadra: dobbiamo fidarci per fede.

Cinesi un sacco misteriosi: non si sa chi c'è dietro, vogliono restare anonimi, e ciò è di per sé sospetto: si parla di una società di liquori, magari avanzati dal proibizionismo USA. E poi? Comunque, essendo le leggi federali ispirate alla trasparenza, presto vedremo le loro facce.

B. non fa tutto da solo: la stampa amica lo aiuta a sbagliare con l'enfasi, montando tutto come la panna. Tutte le campagne acquisti degli ultimi anni sono state fallimentari, spesso con giocatori a parametro zero, mediocri, non da Milan (da Luiz Adriano a Zapata, ecc.), ma la stampa li ha “venduti” per fuoriclasse. Il campo li ha ridimensionati.

Il gran rifiuto di Ancelotti un anno fa non dice niente? Ha preferito star fermo anzichè tornare. D'altronde, basta consultare le raccolte dei giornali d'estate degli ultimi anni e tale prosopopea è facilmente dimostrabile. Come la nuvola di suggestione in cui siamo avvolti.

Un altro aspetto mai affrontato seriamente: come mai B. ha sempre tenuto lontano dalla società popolarissime “bandiere” rossonere, Rivera, per esempio, che avrebbero fatto bene al Milan? Perché ama circondarsi di yes-men? O di “scarabocchi”, come diceva Montanelli?

Ovviamente, c'è il ciclo vincente e i trofei in bacheca. Con Sacchi, Capello, Ancelotti e i fuoriclasse veri: Gullit, Van Basten, Sheva, Ibra, ecc. Al netto degli anni di Terim, Tabarez e affini.

B. bluffa anche sui numeri. Dice che il Milan è la squadra che ha vinto di più al mondo: 28 trofei. Ci siamo divertiti a sfrucugliare gli almanacchi: è falso, è il terzo (per i trofei internazionali): 18, contro i 19 del Real Madrid e i 20, udite!, udite!, di una squadra araba: Al-Ahly (se non è uno scherzo dei link). Se poi vogliamo sommare scudetti e coppe, prima è la Juventus.

Infine, non c'è da credere troppo ai cinesi, né agli asiatici in genere (uno di loro ha appena preso in giro il Bari annunciando capitali inesistenti). Gli sceicchi arabi e i magnati russi sono più seri e credibili, e poi almeno investono.

Non si capisce poi che ci resta a fare ancora un personaggio spremuto come Galliani, che ha fatto il suo tempo. Pensa di spuntare un tfr congruo con i cinesi? “Colonna portante” è stato definito dai juke-box. E' una cariatide del passato, ma se nessuno lo scrive rimarrà lì a vita, a far danni. Se poi se ne andrà anche la figlia di B. non piangerà nessuno, ci sarà festa: può fare la modella o la velina a “Striscia”.

La speranza è nel buon senso dei tifosi, nel crollo degli abbonati se sarà tutto un rinnovamento gattopardesco: solo così forse si capirà la sciagura del Milan e di milioni di aficionados, ma se i giornali appena prenderanno una mezza calzetta la spacceranno per “messia”, saremo punto e accapo. Non sono stati capaci nemmeno di intercettare Ibra in uscita dal PSG.

Avremo un'altra versione del “Milanetto”, riedizione del Milan di Golin e dello “sciagurato Egidio”: da serie B. Da tifosi del Milan e per il bene che vogliamo a Montella (ma ci saremmo tenuti Sinisa), speriamo di essere smentiti. Si parla di cifre a tre zeri per i rinforzi, ma alla fine, come sempre, faranno le nozze con i fichi secchi.

Scommettiamo che il “purgatorio” continuerà e a maggio 2017 il Milan sarà di nuovo fuori dalle coppe europee? E' un copione che conosciamo troppo bene: i giornali enfatizzano gli acquisti, creano attese di nuovi “cicli”, la gente corre ad abbonarsi e la frittata è fatta. Intanto B. è pronto per gli altari: santo subito!