Epatite C in Puglia: circa 40mila gli infetti, un malato su 5 non sa di esserlo


BARI - “La Puglia si è data fin dal 2014 una organizzazione capace di una totale e capillare copertura del suo territorio che ha consentito di renderla per il trattamento dell’epatite C, tra le più virtuose ed efficienti regioni del nostro paese”, spiega il Prof. Gioacchino Angarano, Direttore Policlinico di Bari

L’EPATITE C IN PUGLIA - Le epatiti croniche da HCV sono ampiamente diffuse in tutto il territorio regionale. Come in molte altre regioni italiane, non vi sono dati certi e ufficiali sul numero di epatiti croniche, ma studi epidemiologici sembrano indicare una prevalenza di infezione compresa tra lo 0,7 e l’1,3 % della popolazione corrispondente a numeri assoluti tra 28.000 e 52.000 persone infette nella nostra regione. Di questi probabilmente solo il 70% è viremico, mentre i restanti hanno superato l’infezione spontaneamente o grazie al trattamento. Inoltre almeno il 20% non sa di avere contratto l’infezione. La distribuzione nelle varie fasce di età non è omogenea, essendo l’infezione molto rara sotto i 30 anni, ma in incremento percentuale progressivo nelle età successive.

“La Puglia, in considerazione della diffusione di competenze e delle sue caratteristiche geografiche, si è data fin dal 2014 una organizzazione capace di una totale e capillare copertura del suo territorio – spiega il Prof Gioacchino Angarano, Ordinario di Malattie Infettive Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e Direttore S.C. di Malattie Infettive “Policlinico” di Bari - che ha consentito di renderla per il trattamento dell’epatite C, tra le più virtuose ed efficienti regioni del nostro paese”

LA CAMPAGNA – Proseguono a Roma, mercoledì 28 marzo dalle 9:00 alle 14:30, presso Hotel Donna Camilla Savelli, le iniziative promosse da specialisti, epatologi e infettivologi, per la nuova sfida della ricerca scientifica: eradicare l’epatite C in sole otto settimane. Questo è possibile con il nuovo farmaco già disponibile nei centri pubblici nelle diverse unità operative complesse degli ospedali, di infettivologia, epatologia e medicina interna.

Fondamentale la collaborazione tra medici generici e specialisti per far emergere il sommerso dei pazienti inconsapevoli di aver contratto la malattia, o diffidenti sino ad oggi ad affrontare la precedente cura. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione attraverso quattro appuntamenti nazionali. Dopo Siena, Venezia e Roma, l’ultimo incontro è previsto per mercoledì 4 aprile a Palermo presso Grand Hotel Piazza Borsa.

LE PREVISIONI PER L’ERADICAZIONE DELL’HCV IN PUGLIA - “Delle persone infette, sono stati trattati e “guariti” circa 13.000 pazienti, soprattutto, in funzione delle precedenti regole di trattamento, i casi più gravi – prosegue il prof Angarano - Dobbiamo quindi attenderci di dover trattare nei prossimi anni tra i 15.000 ed i 40.000 pazienti spesso con infezione non particolarmente avanzata. Per fare ciò sarà necessario individuare il maggior numero possibile di casi di “infezione sommersa”, casi, cioè, ignoti a se stessi ed ai propri medici di famiglia; su questi ultimi, quindi, bisognerà svolgere un importante lavoro di sensibilizzazione e formazione”.

Il Prof.Angarano
“Esistono, poi, alcune sacche particolari di popolazione (detenuti, utilizzatori di droghe, persone che praticano sesso con molti partner) nelle quali la diffusione della infezione si mantiene particolarmente elevata. Bisognerà, quindi, approntare, organizzare ed adottare una attenta e decisa politica che consenta di trattare la maggior parte della popolazione ad elevato rischio di trasmissione HCV. Le strutture cliniche della nostra regione hanno attualmente un potenziale di trattamento complessivo di circa 3.000 pazienti per anno, non equamente distribuiti tra i vari centri”.

L’EPATITE C IN ITALIA - L’epatite cronica da virus C, o più semplicemente Epatite C o HCV, è una malattia che, in virtù della sua cronicità, provoca un processo che va spontaneamente avanti nel tempo fino a compromettere strutturalmente e funzionalmente il fegato. Si stima che in Italia ci siano circa 300.000 pazienti diagnosticati con Epatite C (HCV) e un numero imprecisato di persone inconsapevoli di aver contratto l’infezione, per un totale stimato che va oltre il milione di persone. Negli ultimi tre anni è profondamente mutato lo scenario della terapia delle malattie epatiche da virus C e, con la disponibilità dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta, è oggi possibile curare la maggior parte dei pazienti a prescindere dallo stadio della malattia. Ad oggi sono stati trattati in totale 122.090 pazienti.

A livello nazionale sono stati realizzati due importanti interventi al fine di realizzare il Piano di Eradicazione HCV, che prevede l’arruolamento di 80.000 pazienti all’anno, per 3 anni. Il primo è il fondo per i farmaci innovativi, 500 milioni di euro annui, precedentemente istituito per il biennio 2015-2016, dei quali la maggior parte è dedicata a farmaci per la cura dell’HCV. Il secondo riguarda l’ampliamento dei criteri di arruolamento: se fino a quel momento solo i pazienti più gravi, gli F3 ed F4, potevano beneficiare della cura con i nuovi farmaci antivirali diretti, da aprile 2017 tutti i pazienti affetti dal virus HCV possono accedere alle cure.

Nonostante ci siano farmaci efficaci e fondi disponibili, ad oggi il ritmo di arruolamento è il seguente (Fonte Registri AIFA): da gennaio 2017 a fine marzo 2017 sono stati trattati circa 7.337 pazienti; da marzo a dicembre 2017 sono stati trattati 39.959 pazienti; da gennaio 2018 al 5 marzo 2018 sono stati trattati 12.662 nuovi pazienti.

“La precedente terapia, in parte iniettiva, durava molto più a lungo, dai 6 ai 12 mesi, e aveva un risultato di successo che si aggirava attorno al 45% - spiega il Prof. Giovanni Di Perri, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Torino – Oggi, con i recenti risultati, si pretende di superare il 95% viste le caratteristiche di potenza, affidabilità, tollerabilità e facilità di assunzione della terapia disponibile. Oggi la stessa spesa per ogni singolo trattamento è scesa al di sotto del precedente trattamento, assai più fallace, di 3-4 anni fa”.

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