Milagros Quijada Sagredo e Carmen Encinas Reguero curano il numero 66 de ‘le Rane’
di LIVALCA - Nel 1988 Francesco De Martino varò, in collaborazione con la Levante editori di Bari, una collana denominata ‘ le Rane’ che si proponeva di pubblicare almeno un testo ogni anno : il primo libro fu « L’EPOS ELLENISTICO» di Konrat Ziegler ed attualmente l’ultimo, contraddistinto dal n. 66 e con il testo in inglese per attestare l’universalità ormai di quella che viene considerata un punto di riferimento per il mondo classico, dimostra che la media prevista è stata raddoppiata abbondantemente. Il libro in questione titola « CONNECTING RHETORIC AND ATTIC DRAMA» ed è a cura di due giovani, affermate docenti, : Milagros Quijada Sagredo e Maria del Carmen Encinas Reguero, de l’Universidad del País Vasco - Euskal Herriko Unibertsitatea, Facultad de Educación de Bilbao, Departamento de Didáctica de la Lengua y la Literatura, Leioa,Vizcaya.
La bellissima Bilbao, capoluogo della provincia di Biscaglia, è famosa per le montagne verdi che circondano il suo territorio ma è anche la sede dal 1997 del Museo Guggenheim, progettato dall’architetto Frank Gehry, da cui si è partiti per dare vita ad un piano di urbanizzazione avveniristico che non dispiace a chi ritiene che il tempo speso bene non oscura il passato. Di prestigio, inoltre, gli ornamenti architettonici della stupenda, eccelsa Cattedrale gotica e il turismo religioso che visita il Santuario de Nuestra Señora de Begoña, nel cui interno vi è l’immagine della Vergine protettrice di tutto il territorio di Biscaglia.
La Milagros Sagredo insegna Filologia greca presso l’università dei Paesi Baschi e può vantare collaborazioni di studio con università europee e anche americane; specializzata in tutto ciò che riguarda il teatro greco, non nasconde di parteggiare per colui che nacque a Salamina nel 480 a.C. ( la leggenda vuole proprio il 20 settembre, giorno in cui i Greci infliggevano una storica sconfitta alla flotta di Serse, e noi, non essendoci testimoni attendibili, possiamo accettare o negare a libera discrezione la data) e che, secondo la critica ufficiale, scrisse 75 tragedie, delle quali diciasette sono giunte a noi. Stiamo parlando di quell’Euripide, amico di Socrate, che ha scritto : Alcesti, Medea, Ippolito, Eracle, Andromaca, Ecuba, Ione, Le Supplici, Le Troiane, Elettra, Le Fenice, Elena, Oreste, Le Baccanti, Ifigenia Taurica, Ifigenia in Aulide e qualche altra che mi sfugge. La Milagros considera Euripide uno che mira ad innovare, uno che si interroga sulla morale, sulle idee, sulla religione tradizionale, e sugli avvenimenti politici che avvenivano nella sua Atene e di cui cercava di essere spettatore - si direbbe oggi - non passivo. Contemporaneo di Sofocle, che gli sopravvisse di pochi mesi, iniziò a produrre mezzo secolo dopo di Eschilo e questo si nota. ( Coloro che fossero interessati all’argomento possono consultare questi due libri della affascinante signora :« Estudios sobre tragedia griega. Euripide, el teatro griego de finales del siglo V a.C. y su influencia posterior» Madrid 2011 e « Retórica y discurso en el teatro griego» Madrid 2013, quest’ultimo in collaborazione con la Encinas). Da tutti questi studi ‘sgorga’ quella che forse è la risorsa maggiore di Euripide : nelle parti dialogate i protagonisti delle sue opere non rinunciano mai ad esercitare ed attuare tutte le risorse dialettiche, miranti a sostenere eventuali ragioni, adeguandole alle tecniche della retorica vigenti in quel tempo. Cosa difficilissima non solo per chi scrive, ma anche per chi…legge, ma non dimentichiamoci che Euripide ci ha lasciato una sua frase valida per il passato, il presente e il futuro : « Il tempo rivela tutto : è un chiacchierone che parla senza essere interrogato».
Il volume de «le Rane» 66 si apre con un possente, ben articolato e documentato saggio di Ruth Scodel dell’Università del Michigan, incentrato su una delle sette tragedie di Sofocle a noi giunte : «Antigone». Non è facile esporre il contenuto dell’Antigone senza esserne coinvolti e richiede molta attenzione perché i tanti personaggi, tutti legati fra loro, devono essere inquadrati nel loro tragico dramma. Per prima cosa bisogna partire dalla più insigne tragedia dell’antichità, ossia l’« Edipo re» che rese Sofocle così celebre da avere già nel IV secolo, grazie a Licurgo, una statua nel teatro di Dioniso. La povera Antigone nasce da un rapporto incestuoso fra Edipo, re di Tebe, e sua madre Giocasta : entrambi all’oscuro della parentela.
Quando Edipo si rese conto non solo di aver ucciso il padre, ma di aver sposato la madre, da cui ebbe quattro figli, si accecò e, mandato via da Tebe, iniziò una lunga peregrinazione per l’Attica con il solo conforto di Antigone. Sofocle subisce senza dubbio il fascino di Omero e molti dei suoi personaggi hanno caratteristiche che avevamo notato nell’Iliade e l’Odissea : encomiabile a questo punto il lavoro della Scodel nel soffermarsi su importanti riferimenti scaturiti da una partecipata ed attenta lettura. L’estensore di queste note, al punto in cui siamo, si sente ‘obbligato’ a portare a termine il racconto di Antigone per ricordare, anche a se stesso, che ad ogni fatto tragico corrisponde una ‘giusta’ punizione in Sofocle. Edipo osò sfidare il bosco sacro delle Eumenidi e queste con determinazione fecero strazio del suo corpo. La sfortunata Antigone, informata che a Tebe vi era la guerra dei Sette contro la città, decise di tornare. Creonte, fratello di Giocasta, divenuto nuovo re di Tebe, con decreto decise che non fosse data sepoltura ad un fratello di Antigone, il cui corpo doveva essere dato in pasto ai cani. Antigone, per difendere la ‘reputazione’ della famiglia e del fratello, diede degna sepoltura al fratello ed incorse nell’ira di Creonte che ordinò di murarla viva. A questo punto entrano in ballo gli indovini : nel caso specifico il cieco Tiresia che in pochi giorni ‘individuò’ il luogo segreto in cui era stata sepolta viva Antigone. Purtroppo, ieri come oggi, spesso i soccorsi giungono fuori tempo massimo e così fu anche in questo caso. Saputa la notizia Emone, promesso sposo di Antigone e figlio di Creonte, si tolse la vita e la stessa cosa fece sua madre, Euridice, tempo dopo. Dopo questi avvenimenti la pazzia che si impadronì di Creonte è più che giustificata.
Di Sofocle non si può fare a meno di ricordare che è suo il record assoluto di vittorie nelle feste dionisiache : ben 18, contro le 13 di Eschilo e le 5 di Euripide. A proposito di numeri il figlio di Sofillo, ricco fabbricante di armi, ha avuto il grande merito di portare sulla scena da 12 a 15 il numero dei coreuti, dando un senso di grandiosità maggiore allo spettacolo.
Il volume « CONNECTING RHETORIC AND ATTIC DRAMA» si apre con una dedica alla memoria di Máximo Brioso Sánchez che, fra i tanti meriti, annoverava anche quello di essere autore di una preziosa, encomiabile antologia della poesia erotica della Grecia antica; oltre che dei già citati il libro si giova dei contributi di : Maria do Céu Fialho, ‘Rhetoric and Crisis in Euripides’ ( Iphigenia at Aulis); José Antonio Fernández Delgado, Francisca Poedomingo, ‘Ekphrasis , Hesiodic Hypotext and Foretelling in the First Stasimon of Euripides’ (Electra); Ioanna Karamanou,’ Fragments of Euripidean Rhetoric : The Trial-Debate in euripides’ (Alexandros); Francesco De Martino, ‘Ekphrasis and Comedy : the prosopa’; Maria de Fátima Silva, ‘The «Boastful» bellerophon : the Rhetoric in an Euripides’ lost Play’; Georgia Xanthaki-Karamanou, ‘Dramatic Debates in Post-Classical Tragedy : Additional Remarks’; Lorna Hardwick, ‘Transformation through Performanca : Theatre Conventions, Reason, Emotion and Conscience’. Tutti scritti di notevole spessore e fonte di nuovi ‘interrogativi’ per gli studiosi futuri.
Ammirevole per impegno, lucidità di esposizione e sensibilità emotiva l’intervento della Carmen Encinas Reguero, forte di una partecipazione ad un postdottorato presso la Ludwig-Maxmilians-Universität München, l’intraprendente studiosa nel suo saggio « THE PARADEIGMA : RHETORICAL THEORY AND DRAMATIC PRACTICE IN CLASSICAL ATHENS» analizza ogni sfumatura dei personaggi nelle tragedie di Eschilo, Euripide e Sofocle, valutando innovazioni non solo esteriori o formali, ma anche adeguamenti richiesti dal nuovo corso della vita ( Euripide « I ricchi non possono acquistare il privilegio di morire vecchi») e della religiosità, intesa in modi e pratiche ‘differenti’ ( Sofocle « La speranza per tanti è un bene, per tanti un inganno dei loro (vani) desideri») : passano i millenni ma il teatro della vita necessita sempre di attori che diano un senso a liti, tradimenti, vendette; poi la saggezza di qualcuno ( come potevamo dimenticare Aristofane, le cui ‘Rane’ danno il nome alla collana « Il saggio impara molte cose dai suoi nemici») ci ricorda che la questione del teatro tragico e del dramma inizia con la… vita.
La bellissima Bilbao, capoluogo della provincia di Biscaglia, è famosa per le montagne verdi che circondano il suo territorio ma è anche la sede dal 1997 del Museo Guggenheim, progettato dall’architetto Frank Gehry, da cui si è partiti per dare vita ad un piano di urbanizzazione avveniristico che non dispiace a chi ritiene che il tempo speso bene non oscura il passato. Di prestigio, inoltre, gli ornamenti architettonici della stupenda, eccelsa Cattedrale gotica e il turismo religioso che visita il Santuario de Nuestra Señora de Begoña, nel cui interno vi è l’immagine della Vergine protettrice di tutto il territorio di Biscaglia.
La Milagros Sagredo insegna Filologia greca presso l’università dei Paesi Baschi e può vantare collaborazioni di studio con università europee e anche americane; specializzata in tutto ciò che riguarda il teatro greco, non nasconde di parteggiare per colui che nacque a Salamina nel 480 a.C. ( la leggenda vuole proprio il 20 settembre, giorno in cui i Greci infliggevano una storica sconfitta alla flotta di Serse, e noi, non essendoci testimoni attendibili, possiamo accettare o negare a libera discrezione la data) e che, secondo la critica ufficiale, scrisse 75 tragedie, delle quali diciasette sono giunte a noi. Stiamo parlando di quell’Euripide, amico di Socrate, che ha scritto : Alcesti, Medea, Ippolito, Eracle, Andromaca, Ecuba, Ione, Le Supplici, Le Troiane, Elettra, Le Fenice, Elena, Oreste, Le Baccanti, Ifigenia Taurica, Ifigenia in Aulide e qualche altra che mi sfugge. La Milagros considera Euripide uno che mira ad innovare, uno che si interroga sulla morale, sulle idee, sulla religione tradizionale, e sugli avvenimenti politici che avvenivano nella sua Atene e di cui cercava di essere spettatore - si direbbe oggi - non passivo. Contemporaneo di Sofocle, che gli sopravvisse di pochi mesi, iniziò a produrre mezzo secolo dopo di Eschilo e questo si nota. ( Coloro che fossero interessati all’argomento possono consultare questi due libri della affascinante signora :« Estudios sobre tragedia griega. Euripide, el teatro griego de finales del siglo V a.C. y su influencia posterior» Madrid 2011 e « Retórica y discurso en el teatro griego» Madrid 2013, quest’ultimo in collaborazione con la Encinas). Da tutti questi studi ‘sgorga’ quella che forse è la risorsa maggiore di Euripide : nelle parti dialogate i protagonisti delle sue opere non rinunciano mai ad esercitare ed attuare tutte le risorse dialettiche, miranti a sostenere eventuali ragioni, adeguandole alle tecniche della retorica vigenti in quel tempo. Cosa difficilissima non solo per chi scrive, ma anche per chi…legge, ma non dimentichiamoci che Euripide ci ha lasciato una sua frase valida per il passato, il presente e il futuro : « Il tempo rivela tutto : è un chiacchierone che parla senza essere interrogato».
Il volume de «le Rane» 66 si apre con un possente, ben articolato e documentato saggio di Ruth Scodel dell’Università del Michigan, incentrato su una delle sette tragedie di Sofocle a noi giunte : «Antigone». Non è facile esporre il contenuto dell’Antigone senza esserne coinvolti e richiede molta attenzione perché i tanti personaggi, tutti legati fra loro, devono essere inquadrati nel loro tragico dramma. Per prima cosa bisogna partire dalla più insigne tragedia dell’antichità, ossia l’« Edipo re» che rese Sofocle così celebre da avere già nel IV secolo, grazie a Licurgo, una statua nel teatro di Dioniso. La povera Antigone nasce da un rapporto incestuoso fra Edipo, re di Tebe, e sua madre Giocasta : entrambi all’oscuro della parentela.
Quando Edipo si rese conto non solo di aver ucciso il padre, ma di aver sposato la madre, da cui ebbe quattro figli, si accecò e, mandato via da Tebe, iniziò una lunga peregrinazione per l’Attica con il solo conforto di Antigone. Sofocle subisce senza dubbio il fascino di Omero e molti dei suoi personaggi hanno caratteristiche che avevamo notato nell’Iliade e l’Odissea : encomiabile a questo punto il lavoro della Scodel nel soffermarsi su importanti riferimenti scaturiti da una partecipata ed attenta lettura. L’estensore di queste note, al punto in cui siamo, si sente ‘obbligato’ a portare a termine il racconto di Antigone per ricordare, anche a se stesso, che ad ogni fatto tragico corrisponde una ‘giusta’ punizione in Sofocle. Edipo osò sfidare il bosco sacro delle Eumenidi e queste con determinazione fecero strazio del suo corpo. La sfortunata Antigone, informata che a Tebe vi era la guerra dei Sette contro la città, decise di tornare. Creonte, fratello di Giocasta, divenuto nuovo re di Tebe, con decreto decise che non fosse data sepoltura ad un fratello di Antigone, il cui corpo doveva essere dato in pasto ai cani. Antigone, per difendere la ‘reputazione’ della famiglia e del fratello, diede degna sepoltura al fratello ed incorse nell’ira di Creonte che ordinò di murarla viva. A questo punto entrano in ballo gli indovini : nel caso specifico il cieco Tiresia che in pochi giorni ‘individuò’ il luogo segreto in cui era stata sepolta viva Antigone. Purtroppo, ieri come oggi, spesso i soccorsi giungono fuori tempo massimo e così fu anche in questo caso. Saputa la notizia Emone, promesso sposo di Antigone e figlio di Creonte, si tolse la vita e la stessa cosa fece sua madre, Euridice, tempo dopo. Dopo questi avvenimenti la pazzia che si impadronì di Creonte è più che giustificata.
Di Sofocle non si può fare a meno di ricordare che è suo il record assoluto di vittorie nelle feste dionisiache : ben 18, contro le 13 di Eschilo e le 5 di Euripide. A proposito di numeri il figlio di Sofillo, ricco fabbricante di armi, ha avuto il grande merito di portare sulla scena da 12 a 15 il numero dei coreuti, dando un senso di grandiosità maggiore allo spettacolo.
Il volume « CONNECTING RHETORIC AND ATTIC DRAMA» si apre con una dedica alla memoria di Máximo Brioso Sánchez che, fra i tanti meriti, annoverava anche quello di essere autore di una preziosa, encomiabile antologia della poesia erotica della Grecia antica; oltre che dei già citati il libro si giova dei contributi di : Maria do Céu Fialho, ‘Rhetoric and Crisis in Euripides’ ( Iphigenia at Aulis); José Antonio Fernández Delgado, Francisca Poedomingo, ‘Ekphrasis , Hesiodic Hypotext and Foretelling in the First Stasimon of Euripides’ (Electra); Ioanna Karamanou,’ Fragments of Euripidean Rhetoric : The Trial-Debate in euripides’ (Alexandros); Francesco De Martino, ‘Ekphrasis and Comedy : the prosopa’; Maria de Fátima Silva, ‘The «Boastful» bellerophon : the Rhetoric in an Euripides’ lost Play’; Georgia Xanthaki-Karamanou, ‘Dramatic Debates in Post-Classical Tragedy : Additional Remarks’; Lorna Hardwick, ‘Transformation through Performanca : Theatre Conventions, Reason, Emotion and Conscience’. Tutti scritti di notevole spessore e fonte di nuovi ‘interrogativi’ per gli studiosi futuri.
Ammirevole per impegno, lucidità di esposizione e sensibilità emotiva l’intervento della Carmen Encinas Reguero, forte di una partecipazione ad un postdottorato presso la Ludwig-Maxmilians-Universität München, l’intraprendente studiosa nel suo saggio « THE PARADEIGMA : RHETORICAL THEORY AND DRAMATIC PRACTICE IN CLASSICAL ATHENS» analizza ogni sfumatura dei personaggi nelle tragedie di Eschilo, Euripide e Sofocle, valutando innovazioni non solo esteriori o formali, ma anche adeguamenti richiesti dal nuovo corso della vita ( Euripide « I ricchi non possono acquistare il privilegio di morire vecchi») e della religiosità, intesa in modi e pratiche ‘differenti’ ( Sofocle « La speranza per tanti è un bene, per tanti un inganno dei loro (vani) desideri») : passano i millenni ma il teatro della vita necessita sempre di attori che diano un senso a liti, tradimenti, vendette; poi la saggezza di qualcuno ( come potevamo dimenticare Aristofane, le cui ‘Rane’ danno il nome alla collana « Il saggio impara molte cose dai suoi nemici») ci ricorda che la questione del teatro tragico e del dramma inizia con la… vita.