Andreotti mi disse: "Giovanotto, portami al Ciolo!"


di FRANCESCO GRECO - L’invito dello statista della Dc fu deciso, perentorio: “Giovanotto, portami al Ciolo, finalmente voglio vederlo…”. Correva l’anno di grazia 1979, Andreotti (nasceva 100 anni fa, il 14 gennaio 1919 e moriva il 6 maggio 2013) era in Puglia, a Bari, per inaugurare la 43ma edizione della la Fiera del Levante: era infatti Presidente del Consiglio (del governo di unità nazionale seguito all’assassinio di Aldo Moro).

Sbrigato in mattinata l’impegno istituzionale, in un pomeriggio caldo, assolato (era settembre), il “divo” Giulio decise di concedersi un pomeriggio di vacanza. La Provincia di Lecce (presidente Pietro Licchetta) gli mise a disposizione uno dei suoi autisti, a cui Andreotti (in politica per ben 78 anni, 7 volte premier, 26 ministro) rivolse l’invito di cui si diceva all’inizio.
 
Partirono verso sud. Fecero la Statale 16 e all’altezza di Maglie deviarono per Otranto, puntando a sud-est, verso il Capo di Leuca.
 
Andreotti guardava il paesaggio, in silenzio, come rapito dalla sua bellezza, di cui fino ad allora aveva solo sentito parlare. E intanto sfogliava le carte della sua borsa nera, consultava l’agenda.
 
Percorsero la Litoranea delle Terme e quando giunsero al “Ciolo” (l’incantevole gola di pescatori, le cui estremità negli anni Sessanta erano state unite da un ponte), l’autista si fermò.

Andreotti scese e guardò il mare, le montagne dell’Albania sulla costa di fronte: restò così, assorto, silenzioso, per quasi mezzora. Poi si scosse e risalì in macchina.

L’autista rifece il percorso inverso. E quando giunsero a Lecce, l’uomo politico volle ricompensarlo consegnandogli una busta. L’autista, imbarazzato, si rifiutò di prenderla. Lo statista insistette. L’autista pure.

Alla fine, era ormai quasi sera, spazientito, Andreotti lo minacciò: “Se non la prendi ti faccio licenziare…”.  Il tono era fra il serio e il faceto, tipico di Andreotti, uomo notoriamente molto ironico, sempre con la battuta pronta (“Il potere logora chi non ce l’ha”). Così l’autista si decise ad allungare la mano e quando giunse a casa, curioso la aprì e sorpresa: dentro trovò ben 2 milioni: era il regalo di Andreotti per averlo portato al “Ciolo”.
 
Al di là delle leggende metropolitane e dei film, il “divo” fu quindi un uomo generoso.

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