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Piscopello, il filosofo di Alessano

di FRANCESCO GRECO - ALESSANO (LE). “Autonomie regionali: prima gli italiani del Nord (serie A), poi il resto…”. Un po’ Aristotele un po’ Montaigne, il filosofo di Alessano si chiama Roberto Piscopello, lavora all’Enel ed è la persona più generosa e disponibile che si possa incontrare. Ti dà subito il suo cellulare e ti chiede: “Se hai bisogno di qualcosa, chiamami quando vuoi…”. Lo fa con tutti, da sempre. 

Perché “filosofo”? Perché da oltre 20 anni, con la sua associazione “Il Seme della Speranza”, ha riscoperto il potere dirompente della parola, e il ruolo dell’agorà. In un tempo in cui siamo ostaggi dei media, soffocati da una Babele di parole vuote, spolpate del loro senso originario, relativizzate, Roberto scrive su una lavagnetta posizionata sotto la Torre dell’Orologio, a un angolo della piazza centrale di Alessano intitolata a don Tonino Bello, le sue riflessioni sul mondo, l’uomo, la politica, ecc., agganciate alla quotidianità, al momento storico, alla vita: “Il nostro scopo - spiega – è stimolare alla riflessione su temi che la gente affronta nel quotidiano”. 

Proprio ciò che accade. Da quell’angolo, infatti, il traffico proveniente da nord (Lecce) defluisce su via Bari, e va verso sud (Leuca). E così, tutti le leggono in tempo reale: è impossibile non vederle. Sono pillole di saggezza che fanno bene al cuore, che fanno pensare in un tempo in cui ci facciamo dare la verità bella e confezionata dai furbi come bestiame brado. E’, a volerla vedere dalla visuale più ampia, una citazione di quel che avveniva nelle piazze della Polis tremila anni fa, la parola ha lo stesso potere. Ad Atene si discuteva della libertà, la verità, la felicità, la democrazia, di cosa è davvero importante e cosa è invece sovrastruttura, per cosa bisogna vivere, ecc. 

Oggi che, ripetiamo, si è portati a non pensare, ad abbeverarsi a un sapere bignamino, confezionato ad arte dagli astuti strateghi del marketing, fake news rilanciate, gratificanti, che ci dicono quel che vorremmo sentirci dire, che spesso condividiamo senza nemmeno averle lette, ma che desertificano il nostro immaginario, ci omologano e livellano la nostra specificità culturale e identità, ci globalizzano nel senso peggiore, Roberto da Alessano ci induce a restare unici, a riflettere sulla complessità del mondo, la vita, la storia, gli uomini, le cose intorno. Rendendo così più ricco il nostro quotidiano e necessario non solo pensare, ma anche filosofare, cosa che tutti, anche o soprattutto i non filosofi, possono fare. Nel nome di una democrazia che riacquista la sua primitiva semantica.