Il convento dei Carmelitani di Ostuni: dal silenzio e abbandono ad una possibile nuova luce

BARI – Il convento dei Padri Carmelitani, dedicato a Santa Maria della Misericordia e la chiesa attigua di Maria Santissima del Monte Carmelo di Ostuni hanno raccontato per oltre cinquecento anni la storia, le vicende, la fede di quella comunità. E non solo.

Ostuni, Città Bianca per la sua architettura tinta di latte di calce viva che si inerpica alla collina vive la luce della celebrità e della mondanità internazionale. Da tempo però, ormai troppo, nel suo cono d’ombra, fatto di silenzio e abbandono, l’ex complesso conventuale dei Padri Carmelitani, attende di conoscere il suo destino.

Costruito nella seconda metà del 1400, sotto il dominio degli aragonesi, in località “il fosso”, a ridosso delle mura urbane che cingevano il centro antico e adiacente alla primitiva chiesa “vecchia” divenuta poi, Maria Santissima del Monte Carmelo, il complesso conventuale ha costituito per secoli un punto di riferimento degli ordini mendicanti della città e della provincia carmelitana.

Originariamente concepito come un unico organismo architettonico, con l’avventura napoleonica e le leggi sulla eversione della feudalità (1806-1808) il complesso conventuale è stato suddiviso in due distinte proprietà con l’assegnazione della chiesa alla Curia Arcivescovile Brindisi-Ostuni e del convento al Comune di Ostuni.

Mentre la Chiesa attualmente continua a svolgere la sua antica funzione, il convento divenuto inaccessibile, è stato abbandonato nel corso degli anni e verte in un avanzato stato di incuria, causato da una mancanza azione manutentiva.

Uno studio sul complesso conventuale condotto nel Politecnico di Bari, dagli studenti: Roberta Lamorgese (di Capurso), Antonella Magistro (Acquaviva delle Fonti), Angela Pepe (Acquaviva delle Fonti) e Francesca Strippoli (Andria), allieve del corso di Laurea in Architettura nell'ambito del Laboratorio annuale 2018-2019 di Restauro, ha consentito una nuova visione del monumento e propone una nuova idea di progetto di restauro per un suo uso pubblico.

L’iter conoscitivo affrontato dalle studentesse guidate dalla tutor arch. Maria Antonietta Catella con la supervisione della prof. Rossella de Cadilhac, docente di restauro architettonico presso il dICAR del Politecnico di Bari è stato condotto secondo la migliore tradizione degli studi della Storia dell’architettura e del Restauro basandolo sul riscontro dei dati provenienti dall’indagine diretta condotta attraverso il rilievo, lo studio stratigrafico degli elevati, la ricerca d’archivio, fino alla formulazione di ipotesi attendibili sulle principali fasi costruttive che hanno permesso di orientare le scelte di progetto.

L’analisi delle forme diverse forme di degrado, da quelle strutturali, a quelle causate dall’azione degli agenti naturali, alle azioni antropiche, ha permesso di elaborare una proposta di conservazione e valorizzazione consona all’antica vocazione dei luoghi e volta ad un rinnovato uso per la fruizione pubblica – nel rispetto della materia antica, dei valori storico-artistici e compatibile con l’antica distribuzione – allo scopo di ristabilire l’originario rapporto dialogico ed organico tra la chiesa e il complesso conventuale.

Eppure, nel 2013, il Comune di Ostuni affidò ad una società privata di Bari i lavori di restauro, risanamento conservativo e successiva gestione ma d’allora nulla è cambiato.

Il lavoro di ricerca e l’idea di un nuovo progetto di restauro sarà presentato ad Ostuni in occasione della conferenza, "Il quadro delle conoscenze per un consapevole progetto di restauro", mercoledì, 20 novembre, ore 17.00, presso la chiesa di Santa Maria del Carmelo, (Largo Maria Santissima del Carmine).

All’incontro parteciperanno per il saluto: 
il Priore, Domenico Palmieri
il Sindaco di Ostuni, avv. Guglielmo Cavallo
il Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (DICAR) del Politecnico di Bari, prof. arch. Giorgio Rocco;

Presentano
la prof. arch. Rossella de Cadilhac
la tutor, arch. Maria Antonietta Catella;

Intervengono le autrici della ricerca
Roberta Lamorgese
Antonella Magistro
Angela Pepe
Francesca Strippoli.
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