L’Odegitria, la Madonna turca ‘che segna la via’


di VITTORIO POLITO – In questi giorni, in occasione dell‘evento “Mediterraneo Frontiera di Pace” svoltosi a Bari, Mons. Francesco Cacucci, salutando il Papa, ha ricordato la Madonna Odegitria.

È il caso di ricordare che fra pochi giorni (primo martedì di marzo), si celebra la festività della Madonna di Costantinopoli o Odegitria, Patrona di Bari insieme a San Nicola, San Sabino e a Maria SS. Immacolata.

L’immagine della Madonna Odegitria, venerata nella Cattedrale di Bari, è un’opera cinquecentesca, realizzata su un modello più antico e ritoccata due secoli dopo. Il titolo di “Odegitria” è stato dato nel nostro secolo (anni ’30) e confermato in occasione della settimana “pro Oriente christiano”, svoltasi a Bari nel 1936. Il titolo precedente era “Madonna di Costantinopoli”, attestato per almeno quattro secoli ed il cui ricordo è ancora molto popolare, come testimoniano le edicole della città vecchia e venerata, ancora oggi, nelle Chiese dell’Arcidiocesi e della provincia.

L’icona veneratissima nella capitale stessa dell’Impero di Costantinopoli, secondo la tradizione, fu dipinta da San Luca. L’immagine, che prese il nome di Odegitria, dal luogo in cui era collocata, nel Monastero “delle guide” (ton Odegòn, “indicatrice della via”), andò distrutta nel 1453 durante la conquista turca.

Bari non poteva offrire un segno migliore delle sue connessioni con l’Impero bizantino di quello offerto dalla icona della sua Cattedrale, la “Madonna di Costantinopoli” conservata nella Cripta. Essa è forse la copia di una più antica eseguita, probabilmente, dal pittore Onofrio Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. È celebrata anche nella nostra città (il primo martedì di marzo), lo stesso giorno in cui si festeggiava a Costantinopoli.

Ad alimentare diffusione e devozione dell’Odegitria hanno contribuito notevolmente le Confraternite della Chiesa di S. Maria Venerata di Triggiano, della collegiata di Bitritto, della stessa Cattedrale barese e successivamente della chiesa Matrice di Mola, Binetto e Carbonara, mentre fuori dall’Arcidiocesi, si ricorda a Gravina, Ruvo, Bitonto Bisceglie, Barletta, Corato e Spinazzola.

La Biblioteca Nazionale di Bari, secondo quanto sostiene Francesco Quarto, «...può essere indicata come il luogo presso cui sono conservate le principali testimonianze superstiti della tradizione documentaria e letteraria, manoscritta e a stampa, sulla vicenda della traslazione della icona raffigurante la Madonna col Bambino dalla città di Costantinopoli a Bari».

Padre Gerardo Cioffari o.p., storico della Basilica di San Nicola, ricorda che gli Arcivescovi di Bari fra l’XI e il XIII secolo facevano uso di sigilli di piombo, recanti l’immagine della Vergine Maria, in considerazione del ruolo particolarissimo della Vergine nella pietà cristiana. A Bari sono conservati solo 8 sigilli: quattro nell’Archivio della Basilica di San Nicola, degli arcivescovi Ursone (1078-1089), Elia (1089-1105), Risone (1112-1117), e Andrea (1215-1225), e quattro nell’Archivio Capitolare della Cattedrale utilizzati dagli arcivescovi Rainaldo (1171-1188) e Doferio (1188-1207).

Per coloro che volessero approfondire la materia in fatto di storia, arte e culto, si rimanda alla interessante pubblicazione “L’Odegitria della Cattedrale” a cura di Nicola Bux, edita nel 1995 da Edipuglia, contenente gli atti del Seminario di studio, nel quale per la prima volta, viene affrontata, da varie prospettive, l’analisi della Madre di Cristo, venerata nella Cattedrale barese.

Curiosità

“La cucina popolare barese - scrive Vito Maurogiovanni (1924-2009) - vuole per quel giorno pasta asciutta al sugo di cozze e spaghetti all’aglio e olio, cibi di buon sapore e di grande gusto. Perché anche queste cose sono dono di Dio e della Sua grande Madre” (Gazzetta del Mezzogiorno del 5 marzo 2001).
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