San Nicola, San Gaetano e il maritaggio


VITTORIO POLITO – L’affollamento di devoti e curiosi che si recavano alla Basilica il 6 dicembre, in occasione della festività di San Nicola per assistere alle Sante Messe, quest’anno non sarà consentito. Infatti, a causa del Covid-19, celebrare il nostro protettore, la più importante ricorrenza per i baresi, si potrà fare solo attraverso i canali telematici e la televisione. Le disposizioni vietano tutte le manifestazioni e gli assembramenti e le Sante Messe saranno celebrate a porte chiuse.

Anche per le moltissime giovani in cerca del loro principe azzurro che, nel solco della tradizione nicolaiana, accorrevano numerose in Basilica per la dote maritale, quest’anno non lo potranno fare per il motivo citato.

La ricorrenza di dicembre è stata sempre sentita soprattutto nei paesi del Nord Europa, dove la figura del Santo, in seguito alla Riforma protestante del XVI secolo, si identifica con quella di “Santa Claus”. L’anniversario della Traslazione è celebrato particolarmente nel mondo russo-ortodosso. San Nicola è considerato anche il protettore dei bambini, forse per il noto miracolo dei tre ragazzi che il Santo salvò dall’oste malvagio.

Molte sono le testimonianze che confermano San Nicola simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini, segno di unità nella chiesa, punto di convergenza e di irraggiamento nell’ambito degli itinerari giubilari sulla rotta dei due Poli. Egli è uno dei Santi più popolari del calendario liturgico, conosciuto e venerato in tutto il mondo sin dal medioevo, quando la grandezza dei suoi miracoli era nota ed apprezzata dalla Groenlandia alla Russia.

Le tre sfere che contrassegnano il Vescovo di Mira, sono in realtà i simboli delle borse donate a tre ragazze in procinto di essere prostituite e salvate da quel provvidenziale intervento che, peraltro, pare sia autenticamente avvenuto.


Anche san Gaetano ha la fama di aiutare le ragazze da marito, come si legge in una novella a sfondo religioso, pubblicata su “Fiabe e novelle del popolo pugliese” di Saverio La Sorsa (Edizioni di Pagina). Una donna indigente si recò in chiesa a pregare san Gaetano affinché l’aiutasse, per maritare tre sue figlie. Il Santo promise di aiutarla e ogni tanto si presentava a casa della donna sotto l’aspetto di un signore e lasciava una borsa di monete. Le vicine, notando che la donna comprava tanti oggetti di valore da quando riceveva le visite del distinto signore, iniziarono a criticare il comportamento della donna, anzi ipotizzarono addirittura che la donna vendesse l’onore delle figlie e fecero insospettire il marito che chiese spiegazioni, nonostante la moglie disse che si trattava di san Gaetano. La donna allora si rivolse al santo affinché facesse trionfare la sua innocenza. Il santo si recò a casa della donna e, dopo aver chiamato le vicine pettegole disse: “Non sono il signore che voi pensate; sono san Gaetano”. Dette tali parole, apparve sotto forma di santo e scomparve. E così fu acclarata l’innocenza della donna.

Ma al di là di curiosità e leggende sta di fatto che Bari, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture identificando il suo destino in quello di San Nicola “che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d’Occidente” (Giovanni Paolo II), quale simbolo di pace e di riconciliazione fra gli uomini e segno di unità nella chiesa.

Facciamo nostro l’auspicio di Padre Giovanni Distante o.p., priore della Basilica di San Nicola che, nel suo editoriale al Bollettino di San Nicola n. 5/2020, scrive tra l’altro: “In questo tempo difficile, in cui viviamo l’esperienza di una nuova epidemia virale, rattrista non poter raggiungere Bari. Consola la certezza che il Santo Taumaturgo Nicola non ci abbandona, pronto a soccorrerci e liberarci da ogni male sempre, ovunque siamo e viviamo”.

E a proposito di maritaggio, mi piace riportare una poesia di Agnese Palumbo (1879-1959) intitolata, appunto, “U maretagge”.

U MARETAGGE

di Agnese Palummo

 

So vengiute u maretagge

A la dì de l’otte magge:

Probie u prime è u nome mì

E rengrazie u buene Dì.

 

So na povera iorfanedde,

Cambe afflitte e poveredde,

Senza manghe na cammise.

Tenghe a mamme m’ Baravise.

Mò nu zite m’agghia acchià,

Ca me pozze maretà.

 

Le chembagne de la strate,

Ce m’avonne ambediate,

Ca so avute chessa sorte.

Mè!... e a me ce me ne mborte!

 

Marteredde e Matalene

Come gnottene velene!

Che ce facce avonne ditte:

“Pre!... Asaprame le chembitte!...”

Si, nu zite m'agghia acchià;

Mò me pozze maretà.

 

Piete, u figghie de Geditte,

M’acchiamende fitte fitte;

Jdde, appene ca me vete,

Spasseggesce nanze e drete.

 

Se petesse fa coragge,

Percè tenghe u maretagge!

Ce Petrucce mò me vole,

Grazie a Te Sanda Necole!

Sì, me vogghie maretà,

Percè u zite pure sta!

 

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Poesia premiata in occasione delle feste di San Nicola e musicata dalla Signora Clelia Fuzio.


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