30 aprile '61: 3-1 al Milan e il Bari espugna S.Siro


NICOLA ZUCCARO -
Milano, domenica 30 aprile 1961. Allo Stadio San Siro, a sei giornate dal termine della Serie A 1960-61, il Milan di Liedholm e Altafini affronta il Bari in una gara decisiva nella corsa verso lo Scudetto che vede i rossoneri duellare dalla distanza con la Juventus. Sin dalla vigilia, i biancorossi vengono dati per spacciati e invece, complice anche la numerosa tifoseria barese al seguito, il pronostico fu sovvertito con una vittoria sul Diavolo che mancava dal 1947, quando il Bari si impose con una doppietta di Severino Cavone. 

E' il 28' quando Raul Conti sbroglia una matassa sulla trequarti barese, favorendo l'inserimento di Tagnin. Il biondo mediano, con uno scatto di 30 metri, a sua volta apre a sinistra per lo smarcato Bruno Cicogna che, di "prima", scarica un rasoterra di sinistro a fil di palo, imprendibile per il portiere Ghezzi. Al 36' la difesa rossonera viene violata per la seconda con una punizione calciata da Biagio Catalano che per il 2-0 biancorosso, si infila sotto la traversa. Ma il doppio vantaggio viene rovinato sul finire del primo tempo dall'infortunio occorso al portiere Magnanini. 

All'epoca, il regolamento non consentiva la sostituzione dell'estremo difensore infortunato e quindi l'allora tecnico del Bari Luis Carniglia sposta Magnanini sull'ala destra, protetto da una robusta fasciatura del braccio infortunato. A difendere i pali per il Bari sarà Virgili, che non sfigura fino al 51', quando subisce la deviazione del suo compagno di squadra Seghedoni, su tiro violento di Liedholm. Dopo aver accorciato le distanze per il provvisorio 1-2, il Milan insegue disperatamente il pareggio. 

Ma l'assedio alla porta barese viene interrotto al 71', quando Biagio Catalano parte in progressione e, saltando con una serpentina i centrocampisti e i difensori rossoneri, si presenta davanti a Ghezzi e lo beffa con una finta. Al triplice fischio, iniziano i festeggiamenti per un'impresa equivalente alla vittoria di uno scudetto e che, a 60 anni di distanza, resta una delle pagine indimenticabili dell'ultracentenaria storia del Bari.

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