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Riaperture: Draghi rimanda per l'insicurezza

(via Governo.it)

NICOLA ZUCCARO
- Chi, dei giornalisti accreditati alla conferenza stampa tenuta da Mario Draghi nel pomeriggio di giovedì 8 aprile, si attendeva dal premier una data sulle riaperture delle varie attività chiuse per le restrizioni da zona rossa, è rimasto deluso. Forse perchè condizionato dalla presenza congiunta del Prof. Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, il Presidente del Consiglio ha diplomaticamente applicato la linea della prudenza, facendosi scudo del fattore "sicurezza", strettamente legato all'andamento della campagna vaccinale e dei dati (non ancora troppo confortanti), relativi al tasso di positività, al numero delle vittime e dei ricoveri. 

Se è vero come è vero che, alla luce di questi fattori, la prudenza non è mai troppa (quando soprattutto è a rischio la salute pubblica), è però altrettanto vero che gli italiani per mezzo della stampa (quale filtro importante nel rapporto fra istituzioni e cittadini) desiderano avere delle certezze sul quel ritorno alla normalità. Un ritorno tanto inizialmente auspicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno rivolto alla Nazione il 31 dicembre 2020, ma del quale non si riesce ancora a intravedere nemmeno l'ombra. 

Ma tra frenate e rinvii, non c'è il rischio che il Governo dei migliori si trasformi in quello dei peggiori, rischiando di sbattere contro quel muro costituito da una maggioranza politica dalla quale cominciano ad emergere dei timidi segnali di insofferenza, già apertamente manifestati nei giorni scorsi nelle piazze e nelle strade italiane?