Puglia, pdl sulla parità retributiva tra i generi: passa in Aula con il sì delle tre commissioni consiliari competenti

BARI - Parità retributiva tra donne e uomini: un percorso ancora in salita, sul quale una legge regionale pugliese si aggiungerà presto alle altre importanti previsioni normative già in vigore e solleciterà solleciterà il conseguimento del pari trattamento salariale, obiettivo qualificante per una comunità civile.

Tre commissioni congiunte del Consiglio regionale - servizi sociali e sviluppo con parere consultivo favorevole, lavoro con il sì in sede referente - hanno approvato e avviato all'Aula per l'adozione definitiva la proposta di legge della presidente dell'Assemblea Loredana Capone - testo unificato con quello del presidente della seconda commissione Antonio Tutolo - che ribadisce e sostiene la parità di trattamento retributivo dei generi. Ai lavori, diretti dai presidenti Donato Metallo, Mauro Vizzino e Giuseppe Tupputi, ha partecipato l'assessore regionale al lavoro Sebastiano Leo.

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”: l'art. 37 della Costituzione è molto, con l'art. 3 sulla pari dignità sociale, gli art. 8 del Trattato UE (rimozione delle disuguaglianze) e 157, sulla parità di retribuzione tra i sessi per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Sono previsioni normative “palesemente e tristemente violate”: l'iniziativa legislativa, sottoscritta da numerosi consiglieri, vuole rimuovere gli ostacoli all'attuazione e introduce misure, anche economiche, per favorire in concreto la parità, l'accesso al credito, l'uguaglianza formale e stanziale.

Non sono norme in favore astratto delle donne, ma vogliono rimuovere un gap, eliminare gli ostacoli all'applicazione dei norme legali, sociali ed etiche. “É una risposta urgente e indispensabile - ha dichiarato la presidente Capone - ad una condizione che non è più accettabile, oltre ad essere in controtendenza rispetto agli obiettivi europei. La pandemia ha reso la situazione ancora più allarmante e le donne del Sud sono state le più penalizzate: in Puglia, solo il 37,7% degli occupati è donna”.

Diciotto articoli per garantire il rispetto del principio della parità retributiva dei sessi, contrastando le discriminazioni di genere e promuovendo la permanenza, il reinserimento e l’affermazione delle donne lavoratrici dipendenti e autonome. Con l’attenzione a potenziare i servizi che possono favorire i tempi di conciliazione vita lavoro.

Incentivi, premialità per le imprese che in Puglia assumono donne con contratti stabili e retribuzione adeguata. Istituzione di un elenco di imprese virtuose. Anche obblighi per i datori di lavoro e sanzioni per i licenziamenti illegittimi, per la violazione delle norme a tutela della maternità e paternità, per discriminazioni e molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Sono introdotti percorsi di formazione per avvicinare le donne alle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) e previsti interventi per il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza e contributi per imprese ed enti del Terzo settore impegnati a favorire il percorso.

Nei Centri per l’impiego verrà istituito lo “Sportello donna”. Un protocollo d’Intesa con l’Associazione bancaria italiana consentirà ad imprese femminili e lavoratrici autonome l’accesso al credito a tassi agevolati.

La Giunta regionale trasmetterà periodicamente al Consiglio una relazione sullo stato di attuazione della legge.

Condiviso un emendamento proposto dal consigliere Antonio Gabellone: istituita una giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro, in cui premiare tra l'altro le aziende che si sono distinte.

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