Cinema, Valenzano ha il suo direttore artistico: è il produttore Vito Caggianelli


BARI - Una figura quella del direttore artistico voluta fortemente dal Comune di Valenzano e dal Sindaco Giampaolo Romanazzi “per supportare le attività economiche e commerciali e gli esercizi pubblici presenti sul territorio, migliorando sotto l'aspetto organizzativo, contenutistico e promozionale, eventi culturali sia tradizionali e noti che nuovi per la comunità valenzanese, in modo da rendere maggiormente attrattiva e di richiamo l'offerta turistica e culturale di questo territorio".

Arte e cultura, sono queste le due parole chiavi che ruotano attorno alla missione di Vito Caggianelli che si pone come obiettivo quello di contribuire alla ripartenza di Valenzano dopo lo stop forzato causato dall’emergenza pandemica.

Il giovanissimo produttore cinematografico della Ismaele Film, sbarcata da poco sui maxischermi dei cinema con la pellicola “Free Liberi” dopo il successo alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, non si è infatti mai arreso davanti alle difficoltà che il settore dello spettacolo ha dovuto fronteggiare nell’ultimo periodo, dando vita anche alla Screen 360 Movie Set Sanitization, la prima azienda italiana Made in Puglia ad occuparsi principalmente di sanificazione sui set cinematografici seguendo tutto il protocollo previsto dalla normativa anti Covid-19.

“L’obiettivo primario è la necessità di attuare, insieme all'assessore Mariangela Lupo, una politica di rilancio dell’economia segnata dalla crisi economico-finanziaria causata dalla pandemia da Covid-19 – spiega il nuovo direttore artistico di Valenzano -. Considerare la cultura, lo sport e l’istruzione risorse dalle ricadute economiche importanti, al pari della produzione industriale, mettere in campo strategie concrete affinché l’attività culturale possa dare il suo contributo alla ripartenza, stimolare processi riorganizzativi, d’investimento, fiscali e regolamentari che accompagnino la ritessitura dei processi produttivi culturali e creativi, ovunque e comunque ciò sia possibile nel breve-medio periodo con un modello cooperativistico e alcune buone pratiche del Terzo Settore che possono probabilmente ispirare nuovi regimi di funzionamento produttivo anche per altre categorie di imprese”.

“Le industrie culturali e creative (ICC) - di cui fanno parte la musica, le arti dello spettacolo, l’audiovisivo, la radio, i videogiochi, i libri, i giornali e le riviste, le arti visive, l’architettura e la pubblicità - sono qualcosa di più di uno dei tanti settori da salvare dalla crisi causata dall’emergenza sanitaria perché per l’Europa possono rappresentare una parte significativa della soluzione dei problemi generati dall’attuale situazione sul piano economico e sociale”, conclude Vito Caggianelli.

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