Il mio stadio merita la A…


LIVALCA
- Sabato 1° ottobre 2022, alle 14,50 quando l’arbitro ha fischiato la fine del primo tempo con il risultato di Bari 3 Brescia 0, la mia memoria fotografica-rievocatrice si è sintonizzata sul…’canale’ del 1° novembre del 1987: quel giorno il Bari era impegnato alla stadio della Vittoria (…il san Nicola era in costruzione) con il Brescia: i biancorossi, con il Bologna, il Lecce, la Lazio e l’Atalanta erano tra i favoriti del torneo per tornare in A. 

Era il Bari di Mannini, De Trizio, G. Loseto, Carrera, Maiellaro, Rideout e Cowens (quest’ ultimo in campo per 36 volte e con il record difficilmente battibile di nessuna rete all’attivo), ma passerà alla storia per le 38 presenze consecutive di Lupo e le otto reti di Carlo Perrone, il migliore di quell’annata in cui l’allenatore Catuzzi pareva non sopportare più la… ‘flemma’ degli inglesi. Il Bari perse quel giorno con il Brescia per 1-0, confermando il risultato nella partita di ritorno per 2-0. Quelle due sconfitte furono determinanti per vedere svanire il sogno della serie A.

Nella stagione 1988-89 Gaetano Salvemini da Molfetta prese il posto di Catuzzi…si proprio l’allenatore cui viene attribuita la frase “non pensavo di poter essere pagato bene per un lavoro che avrei fatto gratis”... che, mi dicono, Antonio Conte da Lecce consideri ‘eresia’.

Salvemini aveva richiesto l’ingaggio di Schillaci, Franco Janich direttore sportivo del Bari dell’epoca mi confermò la cosa, ma in compenso arrivò il nazionale Antonio Di Gennaro - ormai volto notissimo del calcio televisivo amato dai tifosi di ambo i sessi per signorilità e pacatezza di eloquio - e gli attaccanti Monelli e Scarafoni. Partiti gli inglesi Maiellaro si avvalse dei consigli - lui refrattario di natura non a ‘digerirli’, ma proprio ad ‘ascoltarli’ - dell’ex azzurro Di Gennaro e fu la sua annata migliore con nove gol e traghettò il Bari in serie A, a pari punti con la corazzata Genoa (…per pochi secondi mi rituffo nel San Nicola per considerare che nella stagione in corso ’22-‘23 il Bari e il Genoa potrebbero ripetere quella splendida cavalcata…).

Proprio in quel ‘favoloso’, per chi scrive, 1988 ai primi di ottobre ero allo stadio per assistere sempre ad un Bari Brescia, finito in parità a reti inviolate, quando la mia pazienza di tifoso fu sottoposta a dura prova dall’estro, provocato ad arte, di Maiellaro: il nostro fu trattenuto a centrocampo per la maglia e reagì in maniera poco ortodossa ma, oserei dire, contenuta… dimenticando che era stato già ammonito. Espulsione decretata da un arbitro in giornata insufficiente - tralasciando un rigore sacrosanto non concesso - perché aveva permesso che Pietro da Candela, provincia di Foggia, fosse ‘accarezzato’ con troppo…affetto, senza tutelarlo. Prima dell’espulsione il nostro estroso giocatore aveva sbagliato un gol incredibile. 

Il tutto era scaturito da una geniale e deliziosa azione personale del nostro che, superati un paio di avversari con quelle finte passate alla storia per le ‘maiellate’, entrato in aria con la porta spalancata, e con un Bordon già rassegnato alla resa, ebbe l’ardire di tentare un tiro rasoterra a fil di palo… con il risultato che il suo tentativo restò a fil di palo e andò fuori. Dallo stadio partì un Nooooo convinto, con la sola eccezione di un signore, basso e muscoloso situato a due metri da me, che continuava a ripetere ‘macellaio’. Cercai di chiedergli una spiegazione, ma il suo dialetto stretto della provincia di Foggia non aiutava e capivo solo ‘macellaio’.

La spiegazione la ebbi da un tifoso che, trovandosi nella terra di mezzo, si era prestato come interprete: egli proveniva da Lucera, dove il padre di Maiellaro possedeva una macelleria per cui, a detta del medesimo, doveva essere in grado di difendersi dagli interventi duri, quelli che venivano definiti da ‘macellaio’ (mi scuso con tutti coloro che praticano la nobile arte del taglio della carne). Quel giorno Monelli, per la disperazione di Salvemini, fu capace di colpire una traversa-incrocio impossibile, quando sarebbe stato molto più facile segnare e l’allenatore disperato fece ricorso ad uno Scarafoni non ancora in forma ottimale, perché reduce da un lungo infortunio.

La cineteca privata della mia memoria continuava a riesumare immagini e bisogna ammettere che quel giorno il signor Ivano Bordon, portiere del Brescia, fu determinante in diverse occasioni, ma l’urlo degli amici che mi circondavano in quel momento, Pino, Giovanni, Giuseppe, Egidio e altri mi riportavano alla realtà del San Nicola targato 1° ottobre 2022: quel ‘6 bellissima’ stava a significare che si vinceva 6-0 (che poi sia finita 6-2 significa che, anche nella vittoria, non dimentichiamo di essere una squadra di… cuore).

Mister Mignani - nato a Genova ma ‘accasatosi’ in tutti i sensi a Siena dove non solo continuano a chiamarlo ‘capitano’ per aver portato con la fascia al braccio per la prima volta la squadra in serie A, ma hanno persino ritirato la sua maglia numero 4 come imperituro segno di riconoscenza - ha saputo gradatamente meritarsi la stima e la fiducia dei tifosi… anche di quelli che ritenevano che per la B ci volesse un tecnico con più esperienza. Ora inizia la parte più difficile dell’opera iniziata lo scorso anno su una ‘illuminazione’, a fari spenti non si può dire ma lo hanno pensato in molti, di quel Ciro Polito… cui la società sta pensando di togliere non l’incarico ma il ‘ruolo’, come segno di grande considerazione. 

Anche chi scrive ammette che avrebbe preferito altro, ma ora che sono diventato ‘estimatore’ di Mignani non posso esimermi dal pretendere che questa squadra lotti fino al termine per occupare le zone alte della classifica e ciò si può fare solo se regna l'Armonia fra giocatori, società e pubblico in modo da percorrere insieme un tratto di quel cammino che porta in Paradiso e poi… non si possono ‘scontentare’ quei 24.000 tifosi che affermano di aver sentito il nostro San Nicola - pare siano disposti a testimoniarlo anche quelle poche centinaia di tifosi bresciani presenti in curva Sud - esclamare “…il mio stadio merita la A…”.

Sabato sera ho scambiato le mie impressioni, parlando di Armonia, con il medico-scrittore-poeta di Conversano Angelo Ramunni che il giorno dopo mi ha inviato questi ‘sentiti’ versi che non solo sono un auspicio a fare sempre meglio, ma anche un inno a quella PACE di cui lo sport da sempre è stata la migliore bandiera:

ARMONIA


Basta un attimo di imprevisto,
fortuito,
per ritrovarsi
a contemplare
un angolo di Paradiso…
Ed è come se si fermasse il tempo
ed il correre nei nostri anni…
Intorno a noi,
aria, luce, colori,
fanno intesa,
si fondono,
si armonizzano
in grande bellezza,
fino ad apparirci
come l’oasi
dei nostri sogni,
mentre un tratto di felicità
ci prende e ci avvolge,
non appena riusciamo a percepire
di farne parte

ANGELO RAMUNNI

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