Convegni: a Bari “Dal sogno alla realtà: vent’anni di Chirurgia robotica al servizio del paziente tra innovazione, storia e futuro”


SANTA FIZZAROTTI
- L'entusiasmante Convegno "Dal sogno alla realtà: vent’anni di Chirurgia robotica al servizio del paziente tra innovazione, storia e futuro" ha avuto luogo sabato 13 dicembre presso la Sala Conferenze di Santa Maria Hospital di Bari: una clinica che sin dal principio del suo esistere nel 1969 con il fondatore prof. Giovanni Traina, acclarato per lo studio della fertilità, la rese poi non solo ginecologica ma polispecialistica, ospitando medici e chirurghi di fama noti in ambito internazionale.

Nel 2016 la Santa Maria è stata acquisita da GVM Care & Research che, insieme all’attenta selezione del personale sanitario, svolge un’opera capillare di diffusione dell’autentica cultura relativa non solo alla più avanzata tecnologia, ma al rapporto medico-paziente, ben consapevole che l’umanizzazione delle cure transita attraverso l’umanità del medico e la sua autentica identità ippocratica, spesso oggi persa nei rivoli della burocrazia.

In tale modo, insieme a prestazioni di diagnosi e trattamenti di altissimo livello, si prende amorevolmente cura del paziente. Il gruppo GVM, nato nel 1973 (Villa Maria), si è diffuso diventando un’entità internazionale, proponendo un sistema di eccellenze che unisce sanità pubblica e privata. E lungo questa linea di pensiero culturale e scientifico si legge che: “I dati Agenas confermano che, anche in Puglia, esistono realtà capaci di esprimere livelli di qualità clinica e chirurgica tra i più elevati del Paese. Questi risultati”, dichiara il Prof. Giuseppe Speziale, vicepresidente di GVM e cardiochirurgo ben noto a livello internazionale, “sono frutto di un lavoro scrupoloso e costante, di investimenti in competenze, tecnologia e organizzazione, che trovano risposte tempestive e sicure, senza dover migrare altrove. È un segnale importante per il territorio e una responsabilità che intendiamo onorare continuando a migliorare ogni giorno”.

Il Prof. Speziale ha riaffermato che la centralità del paziente è uno degli obiettivi principali, sì da migliorare la comunicazione ed essere pronti ad ascoltare le sue richieste e le sue paure, sottolineando con chiarezza che dietro il robot c’è sempre la mano del chirurgo e un’intera organizzazione. Di qui la necessità di percorsi formativi per tutto il personale, percorsi integrati.

L’incontro è stato curato dal Prof. Giuseppe Mario Ludovico, urologo grande esperto di interventi robotici, che ha fatto un excursus della sua attività nel campo dell’uso del robot nelle varie patologie urologiche, attività che ha iniziato, uno dei primi in meridione, fin dal 2005. Successivamente ha ceduto la parola al moderatore Prof. Michele Battaglia, professore onorario UNIBA per l’Urologia, che subito ha salutato il suo Maestro, il prof. Francesco Paolo Selvaggi, partecipe in sala, pioniere dei trapianti di rene nell’Italia meridionale e Caposcuola della Urologia in Puglia, Emerito di Urologia UNIBA.

E a me vengono in mente tante riflessioni: si legge, per esempio, nella versione di Esiodo che “Zeus privò gli uomini del fuoco, ma il figlio di Giapetto lo restituì” (Teog. 567, Opere 52). Si tratta del mito di Prometeo che desiderava rendere più facile la vita degli uomini. Prometeo, il preveggente e “facitore di uomini”, secondo Eschilo è il creatore del progresso della civiltà. La punizione di Zeus fu severa, feroce e illimitata. Il che forse significa che nell’uso della scienza e della conoscenza si fa divieto di tracotanza e di andare oltre se non nella misura della ricerca, del rispetto di uomini e cose, senza abbandonarsi alla «dismisura» che finisce per contestare il principio del genere umano nel suo essere mortale. Come da affermazione del Prof. Speziale, è l’umanità che deve perseguire i sentieri della speranza al di là di qualsiasi strumento. D’altra parte, anche la cosiddetta intelligenza artificiale è “una straordinaria banca dati, ma senza l’uso opportuno può diventare davvero rischiosa e pericolosa: l’essere umano è infatti la misura di tutte le cose. Né si dimentichi che delegando alle macchine le nostre funzioni, fatalmente perdiamo le stesse, e la scissione “corpo-mente-psiche” diventa davvero ineluttabile e rischiosa per l’umanità.

D’altra parte, a M. Foucault dobbiamo anche la considerazione che “il pensiero medico è coinvolto di diritto nello statuto filosofico dell’uomo”, così come a Marguerite Yourcenar dobbiamo la rivisitazione del “senso” nella dimensione contemporanea, quando afferma che “il desiderio di fare il mondo prevale su quello di appropriarsi del suo significato”.

In origine il medico era il guaritore – stregone – sacerdote: e fu proprio Ippocrate a ridefinire l’identità del medico, non già taumaturgo, ma scienziato “cosciente” dei suoi limiti e impotenza dinanzi al dolore e alla morte del paziente. Di qui, forse, la necessità tutta difensiva, da parte del medico, di “utilizzare la scienza medica nella sua derivazione moderna di tecnica”, talvolta specialistica e parcellizzante, che ha finito con il considerare l’organo e non la persona, il corpo scisso dalla psiche, la malattia e non il malato.

Nel corso della storia, l’umanità ha sempre sognato e tentato di tradurre in realtà i suoi sogni, di cui siamo fatti (W. Shakespeare), tentando di riscattare quel sentimento di impotenza e fragilità dinanzi al mondo, come ben Munch ha rappresentato nell’opera “L’urlo”. Dall’aratro alla ruota, al carro, alle vetture, al cannocchiale, a tutti gli strumenti possibili quali estensioni del proprio corpo… Leonardo Da Vinci, per esempio, progettò, come si legge, l’Automa Cavaliere, un robot umanoide in grado di muoversi. Tuttavia, riflettendo con autori come Philip K. Dick o Isaac Asimov, il vero inizio della “robotica moderna” risale al XX secolo, quando i primi robot furono sviluppati per automatizzare alcune attività industriali. E così apprendo che “uno dei primi esempi di successo è il famoso Unimate, un braccio robotico programmabile che ha fatto il suo debutto nelle fabbriche automobilistiche della General Motors (Stati Uniti) nel 1961”, senza ripetere una personale esperienza nel 1980, quando mi ritrovai dinanzi un robot psicologo, ben programmato ma senza alcun pensiero autonomo per prendersi cura del paziente.

I robot si sono diffusi come qualsiasi meraviglioso strumento della tecnologia in diversi settori: giusto per alleggerire il discorso, io ne vorrei uno in ogni stanza e in giardino che eseguisse ogni mio ordine!

Una considerazione va dunque fatta: l’etimo della parola “chirurgo” deriva dal χειρουργός, composto di kheir, ossia mano, ed ergon, ovvero lavoro; a questo punto mi piace ricordare la Montessori e il suo indiscusso assioma: “la mano è l’organo dell’intelligenza”, sottolineando l’inevitabile rapporto tra corpo e mente, fonte dell’“intelligere” come tale. E come non avere memoria del nome del primo chirurgo conosciuto: Ur-Lugal-edin, del 4000 a.C., il cui simbolo personale in un timbro mostra due coltelli circondanti una pianta medicinale? Questo timbro si trova nel museo del Louvre a Parigi.

Le innovazioni tecnologiche in urologia stanno rivoluzionando sia il campo diagnostico che il trattamento delle patologie prostatiche e urinarie. È fondamentale che l’urologo, nella gestione del suo lavoro, abbia conoscenze non solo chirurgiche ma anche tecniche in tali campi, ancor di più in riferimento agli strumenti che utilizza.

Ma quale è il futuro della urologia? Si va sempre di più verso un trattamento mini invasivo nelle neoplasie urologiche, che può, e sarebbe sempre più auspicabile, risparmiare la rimozione dell’organo colpito da tumore.

Fra i tanti pregevoli interventi di esperti in economia e management, oltre che del prof. Ditonno, allievo del prof. Selvaggi, al quale deve parte della formazione negli Stati Uniti, è stata posta un’interessante domanda al panel dal Prof. Martino Pasquale (specialista in tecnologie biomediche e urologia), chief del gruppo di lavoro europeo sugli ultrasuoni in urologia e andrologia, sul ruolo della terapia focale del tumore della prostata. Questa tecnica permette, in molti casi selezionati, di non rimuovere la prostata ma colpire selettivamente e distruggere il tumore attraverso varie fonti di energia, convogliate sulla neoplasia sotto guida ecografica, risparmiando quindi le sequele dovute alla prostatectomia radicale. Questo approccio, sempre in casi selezionati, si sta verificando nei tumori infiltranti della vescica, che lasciano l’organo in sede grazie all’uso di terapie combinate (immunoterapia, radioterapia, resezione vescicale e chemioterapia). Tale approccio consente senza dubbio una migliore qualità di vita al paziente, oltre a un grande risparmio dal punto di vista economico per le strutture sanitarie.

“Nello spazio potenziale infinito della scienza si aprono sempre vie alternative da esplorare, nuovissime o antichissime, modi e forme, apparenze e realtà che possono profondamente modificare le nostre fantasie e alterare l’immagine del sé individuale e collettivo, come per esempio la qualità e soprattutto il senso della continuità del nostro essere”, così afferma Andreas Giannakoulas, con il quale ho condotto per oltre venti anni i seminari di formazione per un miglior rapporto medico-paziente e struttura sanitaria. Egli altresì osserva come oggi ogni ramo della scienza sembra voler dimostrare che il mondo si regge su entità impalpabili e invisibili, diremmo minimali.

Ci riferiamo “ai messaggi del DNA, agli impulsi dei neuroni, ai quark, ai neuroni che si interconnettono dinamicamente nelle strutture dell’anatomia, nei processi della fisiologia o concentrati in una parte del corpo esclusiva e altamente specializzata quale il cervello”, la cui produzione è l’immaterialità della mente. Ma la mente rende in qualche modo visibile l’invisibile che, nei complessi meccanismi biologici del corpo, si struttura. Nelle opere d’arte, quali schermi proiettivi della mente – meglio del corpo-mente – è possibile osservare la topica corporea, le emozioni, le varie tematiche esistenziali dell’essere in quanto tale. Munch docet.

L’arte medica – nel suo significato di Techne – è antica quanto l’uomo, poiché in vari modi questi ha tentato, attraverso l’uso di strumenti vari, di migliorare le condizioni di vita e di rivolgere il suo sguardo all’eternità. Oggi, invero, si tratta di evitare la deriva dell’identità medica e la tentazione di disincarnarsi per diventare Dio onnipotente.

Ancora, quindi, un sentito grazie alla GVM e alla Santa Maria Hospital per aver organizzato questo incontro e, in particolare, ai responsabili scientifici prof. Giuseppe Maria Ludovico e prof. Giuseppe Speziale e ai relatori tutti per i preziosi contributi.