Cassano inaugura l’anno giudiziario: “Riforma della magistratura senza mediazione, clima insopportabile nel Paese”
BARI – Un richiamo ai rischi delle semplificazioni e delle contrapposizioni ideologiche nel dibattito pubblico sulla giustizia. È questo il senso dell’intervento del presidente della Corte d’Appello di Bari, Francesco Cassano, che ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario con un discorso incentrato sulla riforma costituzionale della magistratura approvata dal Parlamento e ora sottoposta a referendum.
Secondo Cassano, “in nome del consenso elettorale la politica rivendica le mani libere”, ma in un sistema economico e istituzionale interconnesso il passo verso conseguenze impreviste può essere breve. Un passaggio che, con un evidente gioco di parole, richiama alla memoria stagioni delicate della vita istituzionale del Paese.
Il presidente della Corte d’Appello ha espresso apertamente il proprio disagio per il clima che si è creato attorno alla riforma, definendolo “insopportabile”. A suo giudizio, il testo è stato portato avanti “senza alcuna mediazione parlamentare che le potesse assicurare un consenso più ampio” e oggi viene affidato a un referendum che “lacera il Paese su temi delicati, tecnici, di difficile comprensione per i cittadini”.
Un contesto che, ha osservato Cassano, favorisce inevitabilmente la diffusione di messaggi semplificati: per rendere accessibili questioni complesse si finisce per ricorrere a formule che “somigliano a slogan, piuttosto che a ragionamenti”.
Nel suo intervento non è mancato un riferimento al dibattito online. Sul web, ha detto, “imperversano demagogie, aggressioni e minacce”, insieme a una crescente intolleranza verso opinioni diverse e a “censure inquietanti”. Cassano ha anche criticato l’uso strumentale di figure storiche e il fatto che “individui condannati in via definitiva si permettono di spiegare perché e come andrebbe riformata la giustizia”.
Un discorso che, pur senza entrare nel merito tecnico delle singole norme, ha posto l’accento sulla necessità di un confronto più pacato e approfondito su un tema che incide sugli equilibri fondamentali dello Stato.