Glovo nel mirino della Procura: Lacarra (Pd) denuncia sfruttamento dei ciclofattorini


BARI – La Procura di Milano ha avviato un’inchiesta su Glovo Italia, ipotizzando gravi casi di caporalato digitale e sfruttamento dei lavoratori. Secondo quanto emerso, migliaia di ciclofattorini percepivano compensi medi di circa 2,50 euro a consegna, spesso al di sotto della soglia di povertà e dei minimi contrattuali previsti, in palese violazione dell’articolo 36 della Costituzione.

Il deputato Marco Lacarra (PD), componente della Commissione Giustizia alla Camera, ha commentato: “L’azione della Procura rappresenta un passo fondamentale nella tutela dei diritti dei lavoratori, nella difesa della legalità e nella riaffermazione del principio che dietro ogni piattaforma digitale ci sono persone con diritti inalienabili. È un segnale importante per la lotta contro le forme moderne di sfruttamento, anche quelle favorite dalla tecnologia”.

Lacarra ha poi sottolineato le responsabilità del Governo: “In più di tre anni non è mai intervenuto sulla drammatica situazione dei cosiddetti working poors, lavoratori intrappolati in condizioni economiche insostenibili e prive di garanzie. La mancanza di interventi strutturali a tutela di questi lavoratori è una responsabilità politica che non può essere elusa”.

La vicenda riapre il dibattito sulle condizioni di lavoro nelle piattaforme digitali e sulla necessità di norme più severe e controlli più stringenti per garantire equità e sicurezza ai lavoratori del settore.