Dalle notti in FM a Trinitapoli al silenzio di oggi: il mio Gino Paoli, voce eterna della radio
MICHELE MININNI - È con profonda tristezza che oggi prendo la parola non solo come appassionato di musica, ma come ex speaker radiofonico, uno che ha vissuto la radio vera — quella fatta di vinili, notti lunghe e dediche sussurrate — sulle frequenze di Radio Sud Italia, 89.100 MHz in FM da Trinitapoli, tra gli anni ’80 e ’90.
La notte tra il 23 e il 24 marzo 2026 se n’è andato Gino Paoli, a Genova, a 91 anni. E per me, oggi, non è solo la scomparsa di un grande artista: è come se si fosse spenta una luce in studio.
Ricordo ancora le mie serate in radio. C’era un momento preciso, quasi un rituale. Le luci basse, il silenzio fuori dalla cabina, la puntina che scendeva piano sul disco. E spesso, in quelle notti, partiva lui. “Sapore di sale”. E bastavano poche note per cambiare tutto. Arrivavano telefonate, dediche, silenzi pieni di emozione. La gente non parlava tanto… respirava quella musica.
Quante volte ho messo “La gatta”. C’era sempre qualcuno che chiamava dicendo: “Questa è la mia storia”. Ed era incredibile come una canzone così semplice riuscisse a entrare nella vita di tutti. Era quella la magia di Paoli: non cantava solo, raccontava pezzi di noi.
E poi “Il cielo in una stanza”… quante dediche d’amore, quante parole non dette che trovavano il coraggio di uscire grazie a quella canzone. In radio capisci davvero il peso delle canzoni quando vedi cosa fanno alle persone. E le sue canzoni facevano fermare il tempo.
Oggi, da ex speaker, mi viene naturale ricordarlo così, come se fossi ancora davanti a quel microfono:
"Signore e signori, ben ritrovati sulle nostre frequenze… oggi però la voce è diversa. Oggi la musica si ferma, abbassa il volume, e lascia spazio a qualcosa di più grande. Se n’è andato Gino Paoli.
E per chi, come noi, ha vissuto la radio vera, è una perdita che si sente ancora più forte. Perché Gino non era solo un artista da trasmettere… era un compagno di viaggio nelle notti più lunghe, nelle solitudini, nelle storie d’amore che iniziavano o finivano proprio mentre un suo brano andava in onda.
Io me lo ricordo così: con quel suo modo di cantare quasi sottovoce, come se stesse parlando proprio a te, dall’altra parte della radio.
La verità è che oggi la radio, quella che ho vissuto io, è un po’ più vuota. Manca quella voce, manca quella verità. Manca uno che non seguiva le mode, ma le creava senza nemmeno volerlo.
Gino Paoli se n’è andato nella sua Genova, dopo un breve ricovero, circondato dall’affetto dei suoi cari. Ma per chi ha passato anni con le cuffie sulle orecchie e il cuore dentro ogni canzone, non se ne andrà mai davvero.
