Alla scoperta di Barletta, dei suoi colori e dei suoi tesori
LUIGI GRIECO - Ore 10:13, di fronte a una tazza di caffè fumante, si discute di quale via intraprendere per scoprire i segreti e i tesori dell’antica Barletta.
Ecco, dunque, che parcheggiate le auto ci si incammina dalle porte della città verso Palazzo Marra.
Lungo la strada, sembra di udire l’eco di antichi cavalieri che, con i loro destrieri, sostavano stanchi presso una cantina.
Oltrepassata la soglia, sembra di scorgere ai tavolacci di legno imbanditi Guy de La Motte, che con il suo guanto sfidò il buon Ettore Fieramosca.
La Cantina della Disfida sorge, infatti, lungo la via che conduce al palazzo.
Addentrandosi nelle aule dell’antica osteria si scorge un antico usbergo, sovrastato da un elmo riccamente decorato che, come era uso nel 1500, adornava e proteggeva il capo del capitano, a volte di ventura, che metteva al servizio del signore la sua arte.
Alla destra, il visitatore può scorgere le picche che frenavano la carica della cavalleria. Sul fondo della cantina sembra di udire l’oste vicino a un antico forno fra barili, alla parete accatastati, dell’allegro vino di cui l’antica Barletta, in quell’ora, Bardulia si faceva vanto nel resto d’Europa.Continuando il proprio viaggio, alle porte di Palazzo Marra, si scorge affrescato, con riverenza, il simbolo dell’antico signore che, dando il benvenuto al visitatore, rivela, lungo una scala nobile, tre loggiati di colonne adornati che introducono all’esperienza del pittore Giuseppe Gaetano De Nittis.
Camminando attraverso le sale, si rimane rapiti dall’abile studio della luce, che con esperta mano viene impressa su tela con olio o acquerello, nella descrizione delle nuvole e della rifrazione e del movimento sulla superficie dell’acqua.
In un Grand Tour che, come accadeva, portava a formarsi lungo le sponde della dolce penisola italica, si svela l’esperienza del pittore, quasi in una fotografia, fra Napoli, Parigi, Londra e la sua Puglia, dove la sua musa e compagna Valentine volle che il frutto di quell’esperienza fosse custodito.
Attraverso la scala nobile si scopre il contributo del pittore alla nascita dell’impressionismo.
Lungo la via del ritorno, giunti alla “sola” Porta Marina, si scorge l’antico castello, intuendo la presenza di un cardo e decumano di romana fattura, oggi scomparsi, a caratterizzare l’abitato nella sua planimetria.
Varcati gli imponenti cancelli, si giunge a un’ampia piazza d’arme quadrangolare che rivela l’ingegno costruttivo, a difesa, da castello a fortezza, dell’antica Bardulos, ora Barletta, dai colpi di cannone dal mare sparati.
Al suo interno si scoprono quadri di pregevole fattura ad adornare le collezioni del Museo Civico, che lungo il suo percorso porta ai bastioni dove si rinviene, ai quattro angoli, la presenza di bronzei cannoni, a difesa del porto e della costa. Il castello normanno-svevo, poi fortezza all’ombra di Carlo V, rivela infatti una dolce salita che porta i pesanti carichi in sommità. Non manca, celata a prima vista, laddove la presenza di antichi ordini sovranazionali manifesta la propria esistenza, una mostra intitolata “Donne”, organizzata dall’associazione Fidia, dedicata a paesaggi e donne, dove si descrive il passare del tempo per mezzo del corpo femminile.
Al visitatore, ultimo regalo, nei sotterranei del castello, una cisterna-pozzo con canale di scolo ad oggi murato, che rivela al suo centro un effetto eco dovuto alla particolare forma e curvatura delle sue pareti interne.
Lungo la via del ritorno, non manca una breve sosta in un caffè, quo vadis, dove riposarsi sotto l’attento e vigile sguardo del buon Ettore Fieramosca, tra i colori e i tesori dell’antica Barletta.