Campobasso, giallo ricina: indagini su 19enne per la morte di madre e sorella
CAMPOBASSO - Le indagini sul caso di presunto avvelenamento da ricina avvenuto a Pietracatella si concentrano su Alice Di Vita, 19 anni, figlia e sorella delle due vittime decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso dopo un pasto consumato in famiglia.
La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti e nelle scorse settimane ha disposto il sequestro del cellulare della ragazza, che non risulta indagata e che non aveva partecipato alla cena del 23 dicembre, dopo la quale i familiari hanno iniziato a manifestare i primi sintomi di avvelenamento.
Nel pasto familiare erano presenti la madre Antonella, la sorella minorenne Sara e il padre Gianni Di Vita: solo quest’ultimo è sopravvissuto. Le due donne sono poi decedute nei giorni successivi.
Secondo quanto disposto dai magistrati, saranno analizzati i dati contenuti nello smartphone della giovane relativi agli ultimi cinque mesi, tra dicembre e aprile: chat, e-mail, conversazioni social, cronologia di navigazione e dati di geolocalizzazione. All’interno del dispositivo sarebbero presenti anche appunti relativi ai pasti consumati dalla famiglia nei giorni precedenti al malore.
Martedì prossimo è prevista la copia forense del telefono, un passaggio ritenuto centrale nell’inchiesta.
Parallelamente si attendono gli esiti degli accertamenti del centro antiveleni di Pavia, chiamato a confermare la presenza di ricina nei corpi delle vittime e del padre sopravvissuto. Nel frattempo, sia Gianni Di Vita sia la figlia sono stati ascoltati dalla Squadra Mobile di Campobasso come persone informate sui fatti.
I due, che da mesi vivono presso l’abitazione di una cugina della famiglia — ex sindaca e commercialista del paese — avrebbero fornito versioni ritenute finora coerenti dagli investigatori. Anche la parente è stata sentita per chiarire eventuali elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Ulteriori elementi arrivano dal fronte medico-legale: il perito nominato dalla Procura ha rinviato di un mese la consegna della relazione autoptica e tossicologica, a causa della complessità del caso.
Dal punto di vista difensivo, l’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, invita alla cautela e sottolinea come le indagini siano ancora in una fase preliminare, escludendo al momento un coinvolgimento della ragazza e ribadendo la necessità di accertamenti tecnici approfonditi per individuare con precisione la fonte del veleno.
Le indagini proseguono dunque in più direzioni, in attesa di riscontri scientifici e analisi digitali che potrebbero risultare decisivi per la ricostruzione dell’intera vicenda.
