Femminicidio a Foggia: marito in carcere, contestata l’aggravante del vincolo coniugale
FOGGIA – Proseguono le indagini sull’omicidio di Stefania Rago, la 46enne uccisa dal marito Antonio Fortebraccio a colpi di pistola. L’uomo, attualmente detenuto in carcere dal 24 aprile, è stato sottoposto a custodia cautelare dopo la convalida del fermo. Inizialmente accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, il reato è stato successivamente riqualificato in femminicidio.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Michele Sodrio, legale dei figli della vittima, la donna avrebbe vissuto negli ultimi anni una situazione di forte disagio familiare, segnata da presunte violenze e da una gelosia ossessiva del marito, tanto da aver maturato la decisione di separarsi.
“Quello che appare chiaro, dopo aver parlato con i figli e con i genitori sconvolti, è che la vita matrimoniale di Stefania è stata caratterizzata da violenze e da una situazione di controllo sempre più opprimente”, ha dichiarato il legale.
Fortebraccio, durante l’interrogatorio in carcere, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere e non avrebbe reso alcuna confessione. Successivamente ha nominato come difensore di fiducia l’avvocato Antonio Martino.
È stata inoltre fissata l’autopsia sul corpo della vittima per giovedì prossimo, passaggio ritenuto fondamentale per l’inchiesta. “Dall’avviso abbiamo appreso della contestazione del delitto di femminicidio, che prevede la pena dell’ergastolo – ha aggiunto Sodrio –. Saranno comunque le sedi processuali a chiarire ogni aspetto della vicenda”.
Le indagini proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e il contesto in cui sarebbe maturato l’omicidio.
