Tiromancino (intervista): «“Quando meno me lo aspetto”? Nato in maniera spontanea… frutto di ispirazione pura»

ph_Ilaria Ieie

NICOLA RICCHITELLI
- Gran finale per la rassegna “Orfeo Jazz”, mercoledì 29 aprile alle ore 21 il Teatro Orfeo di Taranto ospita i Tiromancino con il tour “Quando meno me lo aspetto”.

Dopo l’uscita del nuovo album “Quando meno me lo aspetto”, i Tiromancino, capitanati da Federico Zampaglione, sono tornati nei teatri con “QUANDO MENO ME LO ASPETTO TOUR”, prodotto da DM Produzioni. Il tour, partito lo scorso 10 aprile dall’Auditorium Parco della Musica di Roma (Sala Sinopoli), toccherà tutta la penisola.

I Tiromancino proporranno uno show intimo, arricchito dalla presenza di un quartetto d’archi e una scaletta inedita con i brani del nuovo album da cui prende il nome il tour.

Sarà un viaggio anche attraverso nuove atmosfere sonore in cui sarà riservato molto spazio alla chitarra, con un repertorio continuamente rinnovato che alterna i grandi classici, tra i quali “La descrizione di un attimo”, “Per me è importante”, “Due destini”, “Immagini che lasciano il segno”, ai nuovi brani.

«Avevo giurato e spergiurato che non avrei più fatto nuovi album, e per un po’ è stato davvero così – dichiara Federico Zampaglione – Poi la vita ha deciso al posto mio, portandomi nuove canzoni. A quel punto metti da parte l’idea di essere coerente e ti rimetti in gioco: nasce così un nuovo album e un nuovo tour, che stavolta ripartirà dai teatri. Luoghi in cui il contatto con il pubblico è intimo, il suono è limpido e l’emozione è palpabile».

Federico Zampaglione sarà accompagnato da Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria), Antonio Marcucci (chitarra) e Fabio Verdini (tastiere).

Federico, avevi dichiarato che non avresti più fatto album. Cosa ha scatenato quel “corto circuito” creativo che ti ha fatto cambiare idea e tornare in studio per “Quando meno me lo aspetto”?
R: «È vero, avevo detto che avrei fatto solo concerti, qualche singolo e film; infatti non è stato un album pianificato. Quasi per gioco mi sono chiuso in studio per dare forma a qualche idea che avevo salvato nel telefono e alla fine mi sono accorto che avevo abbastanza pezzi. Questo album è nato in maniera spontanea, frutto di ispirazione pura».

Perché hai scelto proprio il quartetto d’archi per accompagnare questa nuova fase live? Quale sfumatura aggiunge ai tuoi brani storici?
R: «La scelta del quartetto d’archi è nata dalla volontà di creare uno spettacolo dinamico in cui a momenti di forte energia si alternano attimi più raccolti. Grazie agli archi abbiamo potuto creare arrangiamenti in cui gli altri strumenti entrano quasi in punta di piedi e spaccati molto intimi in cui mi esibisco accompagnato unicamente dagli archi».

“Gennaio 2016” ha un titolo molto specifico e temporale. Cosa rappresenta per te quel preciso momento storico e perché hai deciso di raccontarlo solo ora?
R: «Per me rappresenta il momento della rinascita, quando ho incontrato mia moglie Giglia ho capito che esistono amori che non ti salvano la vita, ma ti permettono di attraversare il buio. È la fotografia di questi 10 anni che abbiamo condiviso insieme».

Con il brano “Sto da Dio” omaggi la libertà e il blues. Quanto è importante per te, dopo 35 anni di carriera, tornare alle radici della chitarra?
R: «Tantissimo, durante lo spettacolo alterno 11 chitarre e mi diverto tantissimo a utilizzarle tutte. Per “Sto da Dio” uso una resofonica National per ricreare sonorità Delta Blues».

Da “La descrizione di un attimo” (2000) a oggi sono passati 25 anni. Qual è il segreto per far sì che canzoni scritte decenni fa risultino ancora attuali e amate dalle nuove generazioni?
R: «Non ho mai scritto canzoni con lo scopo specifico di farle diventare hit. Tutti i miei brani, compresa “La descrizione di un attimo”, sono pagine del diario della mia vita, un diario lungo più di 30 anni».

Hai scelto il teatro per la sua “emozione palpabile”. C’è un brano della tua discografia che, secondo te, trova la sua dimensione perfetta solo nel silenzio e nell’acustica di un teatro?
R: «In questo spettacolo ogni brano della scaletta risente positivamente dell’atmosfera teatrale ed è tutto calibrato in modo da valorizzare al massimo il suono e le parole».

L’anno scorso a Sanremo hai duettato con Willie Peyote e Ditonellapiaga su un classico di Califano. Vedremo qualche ospite a sorpresa o nuove contaminazioni “indie” anche in questo tour?
R: «A Bologna mi ha fatto una sorpresa Biagio Antonacci, ma non è un aspetto che ho pianificato».