Al Giovanni XXIII di Bari sedazione digitale per facilitare le cure delle persone con disturbo dello spettro autistico
Un team di anestesisti specializzato si è formato e utilizza la realtà virtuale con applicazioni dedicate per i pazienti fragili e con disabilità intellettive l’ultimo caso quello di un giovane adulto sedato per effettuare un trattamento di igiene orale e a una gastroscopia
Un giovane adulto con disturbo dello spettro autistico, che non era riuscito a completare gli esami preoperatori necessari per sottoporsi a procedure odontoiatriche e gastroenterologiche, ha potuto effettuare con successo il prelievo ematico e l’elettrocardiogramma grazie a un percorso personalizzato di sedazione digitale e farmacologica integrata. L’intervento, realizzato al Giovanni XXIII di Bari, in un ambiente protetto e adattato alle esigenze sensoriali del paziente, ha utilizzato visori di realtà virtuale con programmi personalizzabili di ipnosi clinica, tecniche di desensibilizzazione graduale e il coinvolgimento diretto della famiglia per ridurre ansia e stress procedurale.
Prima della procedura, il ragazzo ha potuto muoversi liberamente, accompagnato dal padre, in uno spazio adattato alle sue esigenze sensoriali e relazionali. Successivamente è stata somministrata una premedicazione farmacologica lieve per bocca associata all’utilizzo di un visore di realtà virtuale con il programma selezionato in base ai gusti del paziente , impiegato per creare una condizione di “bolla sensoriale“ rilassamento e distrazione dell’attenzione verso gli stimoli ansiogeni della procedura invasiva, come aghi e strumenti sanitari. Attraverso il visore, il paziente ha potuto immergersi in un ambiente naturale da lui scelto, accompagnato da suoni rilassanti e stimolazioni audiovisive studiate per favorire calma e contenimento emotivo.
Durante la procedura, il padre è rimasto accanto al figlio mantenendo il contatto fisico e verbale. In questo modo l’équipe sanitaria guidata dai rianimatori pediatrici diretti dal dott.ssa Gerolmina Calabrese ha potuto eseguire con successo sia il prelievo ematico sia l’elettrocardiogramma, esami che in precedenza non era stato possibile completare.
“La sedazione digitale è una tecnica non farmacologica che utilizza tecnologie immersive virtuali di ipnosi clinica per distrarre il bambino da dolore e ansia durante le procedure. Il carico cognitivo viene immerso in contenuti interattivi, generando una distrazione multisensoriale che migliora la compliance in misura superiore rispetto a coaching verbale, televisione o tablet tradizionali. Questi sistemi possono essere combinati con interventi di terapia cognitivo-comportamentale, in particolare nei bambini con marcata anticipazione d’ansia”, spiega la dottoressa Maria Luigia Lasorella, anestesista e rianimatrice pediatrica che dopo una formazione dedicata ha introdotto questo approccio all’ospedale Giovanni XXIII di Bari, dove grazie al progetto “Binario 9 e3/4” realizzato con la cooperativa Occupazione e Solidarietà finanziato con la vincita del bando “Orizzonti Solidali” della Fondazione Megamark è stato possibile acquistare i visori e costituire un team multidisciplinare composto da educatori, anestesisti, psicologhe, assistenti sociali e infermieri.
“Questo percorso è stato possibile anche grazie al sostegno del professor Marco Ranieri, direttore del Dipartimento di Emergenza, che ha sempre creduto nei nostri progetti di umanizzazione delle cure, e della direzione strategica del Policlinico di Bari che ha sostenuto lo sviluppo di modelli innovativi dedicati ai pazienti più fragili”, aggiunge la dottoressa Lasorella.
L’esperienza sviluppata al Giovanni XXIII si inserisce nel percorso di implementazione nell’azienda ospedaliero universitaria barese del modello D.A.M.A. – Assistenza Medica Avanzata per persone con Disabilità – già attivo in diverse realtà italiane, con l’obiettivo di costruire percorsi sanitari dedicati per bambini e adulti con disabilità.
“Il progetto D.A.M.A. parte necessariamente dalla formazione degli operatori sanitari, perché accanto alle competenze cliniche servono capacità di accoglienza, relazione e lavoro multidisciplinare. Per questo abbiamo individuato nel dottor Francesco Manfredi il referente aziendale di un percorso che è partito dalla formazione di circa 200 professionisti e che oggi prosegue con una formazione più specialistica dedicata alle diverse tipologie di disabilità”, spiega il direttore sanitario, Danny Sivo.
“Il modello D.A.M.A. rappresenta un’evoluzione concreta dell’umanizzazione delle cure ed è questo il modello che vogliamo progressivamente sviluppare nei percorsi assistenziali del Policlinico di Bari. L’obiettivo è concentrare, ove possibile, più prestazioni specialistiche in un unico accesso, riducendo stress, tempi di attesa e difficoltà organizzative per le persone con disabilità e per le loro famiglie. L’integrazione tra competenze sanitarie, organizzazione multidisciplinare e innovazione tecnologica consente oggi di costruire percorsi assistenziali più appropriati, sostenibili e realmente inclusivi, soprattutto per i pazienti più fragili”, conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.
