Bari, commemorazione vittime del terrorismo: Vaccarella ricorda Aldo Moro e il valore della complessità democratica
BARI - Questa mattina a Bari, in piazza Aldo Moro, si è svolta la giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo. Alla cerimonia ha partecipato anche la vicepresidente del Consiglio regionale, Elisabetta Vaccarella, intervenuta con un discorso incentrato sulla figura dello statista democristiano e sul significato attuale del suo pensiero politico e filosofico.
Nel suo intervento, Vaccarella ha sottolineato come Aldo Moro continui a rappresentare una figura “non riducibile a definizioni univoche”, evidenziando la profondità del suo pensiero maturato già negli anni dell’insegnamento universitario a Bari. In particolare, è stato richiamato il nucleo centrale della sua visione: la centralità della persona umana rispetto allo Stato, inteso come struttura necessaria ma sempre limitata.
La vicepresidente ha poi ricordato il progetto politico del compromesso storico, interpretato come un tentativo di costruire una forma più ampia di convivenza democratica. Un percorso, ha evidenziato, consapevole delle resistenze e delle tensioni interne e internazionali, ma perseguito da Moro come esercizio di mediazione nel conflitto politico.
Nel passaggio più critico del discorso, Vaccarella ha riflettuto sulle circostanze della morte dello statista, definendola anche come una manifestazione del fallimento della capacità di intelligence dello Stato in quel contesto storico, e come punto di frattura irrisolto tra ragion di Stato e centralità della persona.
Richiamando anche riferimenti culturali e civili legati alla memoria del 9 maggio 1978, la vicepresidente ha sottolineato come la vicenda Moro resti una ferita simbolica nella storia repubblicana.
In chiusura, Vaccarella ha posto una serie di interrogativi sul presente: la capacità della politica di mantenere la complessità del pensiero, di evitare semplificazioni e polarizzazioni e di continuare a costruire forme di convivenza che riconoscano la pluralità delle differenze. Un’eredità definita impegnativa, ma essenziale per la tenuta della democrazia.
