Cassandra Raffaele, tra club e canzone d’autore nel nuovo progetto “Welcome to Sicily”


La cantautrice e produttrice Cassandra Raffaele torna con un nuovo, magnetico, capitolo discografico dal titolo "Welcome to Sicily"(Etichetta 261 Records/ distro The Groove Merchants - MGM). Il brano è prodotto, scritto, arrangiato e interpretato da Cassandra Raffaele, che ne cura ogni sfumatura emotiva e tecnica. Il mixaggio è curato da Riccardo Piparo che apporta alla traccia anche il suo tocco raffinato di producer, rifinendo quel suono "magnetic loop" che caratterizza l’intera produzione.

Con "Welcome to Sicily", Cassandra Raffaele ci invita a chiudere gli occhi e a lasciarci trasportare in un luogo dove il dolore si trasforma in danza e il ricordo diventa ritmo.

Con “Welcome to Sicily” torni anche alla tua identità di producer: quanto è stato importante riprenderti totalmente il controllo del suono? 

E’ stata una conquista che è il frutto di tanto studio e di tanti sacrifici. 

Hai scritto, arrangiato e prodotto il brano curandone ogni dettaglio: lavorare così in autonomia ti fa sentire più libera o più esposta? 

Sono consapevole della responsabilità che ne deriva ma mi godo l'ebbrezza del processo creativo e di questa libertà di espressione che non hanno prezzo. Certo, non è cosa facile essere il boss di se stessi, non posso mandarmi a quel paese, nei momenti no. Per fortuna, lavoro in team e nel caso dei mix con Riccardo Piparo, mio braccio destro in questo pezzo e nel resto dell’album a cui stiamo lavorando.

Nel pezzo convivono deep house, pop elettronico e scrittura cantautorale: come sei riuscita a far dialogare mondi apparentemente lontani?

Non lo so, sicuramente non è qualcosa che cercavo, è accaduto e se ci sono riuscita, fatemi voi un cenno con la mano.

Il riferimento a “Plastic Dreams” di Jaydee è molto forte ma mai nostalgico: cosa rappresenta per te quel tipo di clubbing? 

Rappresenta un ipnosi pura. Chi ha vissuto il club nei primi anni 2000, magari proprio lì in consolle accanto al DJ, conosce bene quel magnetismo che si crea a fine serata. È il momento dei 'superstiti': la pista diventa uno spazio sacro dove si danza fino allo sfinimento in un rituale collettivo. Più che allo sballo chimico, il mio riferimento a Plastic Dreams guarda all'aspetto liberatorio e poetico di quell'istante, a quella trance lucida che trasforma la fatica in estasi.

Hai iniziato giovanissima come vocalist nella scena dance internazionale: che effetto ti fa oggi guardare quella Cassandra con gli occhi di adesso? 

Quanto ero timida e insicura, malgrado volessi spaccare il mondo e quando cantavo avevo proprio l’impressione di riuscire a farlo.

In Italia spesso si tende ancora a separare “canzone d’autore” ed elettronica: senti che questo brano possa rompere quel confine? 

Lo spero. Anche se credo che già Battiato, irraggiungibile, l’abbia fatto prima di tutti. A tal proposito penso, chissà un Battisti cosa avrebbe combinato se avesse avuto tra le mani un Logic o un Cubase installato nel pc della sua stanzetta?