Il Giuramento di Ippocrate: senso e significato oggi


BARI -
Presso “La Madonnina Life & Care” ha avuto luogo l’incontro sul rapporto medico-paziente organizzato dalla sezione di Bari dell’Associazione Crocerossine d’Italia ETS, la cui responsabile è Grazia Andidero, che ha porto i saluti insieme al dott. Alberto Nerini. Ha condotto la serata Giancarlo Liuzzi, presidente dell’Associazione Incontri. Il professor Filippo Maria Boscia, già presidente nazionale AMCI, il professor Vincenzo Neri, ordinario di chirurgia generale presso l’Università di Foggia, e la dottoressa Domenica Girasoli, psicologa psicoterapeuta, sono stati gli illustri relatori che hanno dialogato con la presidente nazionale dell’Associazione Crocerossine d’Italia, Santa Fizzarotti Selvaggi. Numerosi sono stati gli interventi da parte del folto e qualificato pubblico. Partecipi anche numerose associazioni di volontariato.


Riportiamo qui di seguito alcune riflessioni sul rapporto medico-paziente della professoressa Santa Fizzarotti Selvaggi.

A questo punto delle innovazioni tecnologiche non sembri fuor di luogo cominciare con il ricordare Ippocrate, il medico che trasformò la medicina sciamanica in conoscenza dell’uomo e in scienza che non trascurava l’ambiente, l’anamnesi e l’ereditarietà. Così egli afferma:

“Considererò come padre colui che mi iniziò e mi fu maestro in quest’arte, e con gratitudine lo assisterò e gli fornirò quanto possa occorrergli per il nutrimento e per le necessità della vita (...) Prescriverò agli infermi la dieta opportuna che loro convenga per quanto mi sarà permesso dalle mie cognizioni, e li difenderò da ogni cosa ingiusta e dannosa. Giammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propinerò medicamenti letali né commetterò mai cose di questo genere. Per lo stesso motivo mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire, ma serberò casta e pura da ogni delitto sia la vita sia la mia arte. Non opererò i malati di calcoli, lasciando tal compito agli esperti di quell’arte. In qualsiasi casa entrato, baderò soltanto alla salute degli infermi, rifuggendo ogni sospetto di ingiustizia e di corruzione, e soprattutto dal desiderio di illecite relazioni con donne o con uomini sia liberi che schiavi. Tutto quello che durante la cura ed anche all’infuori di essa avrò visto e avrò ascoltato sulla vita comune delle persone e che non dovrà essere divulgato, tacerò come cosa sacra.”

Nel Giuramento vi sono le fondazioni di quella che oggi si indica come bioetica e la natura del rapporto medico-paziente, che trascende la scienza pur avvalendosi di questa. Il codice ippocratico rifiutava l’aborto. Nelle affermazioni di Ippocrate possiamo ravvisare come fondamentale sia il paziente nella sua unitarietà di corpo-mente fatta di vissuti ed emozioni.

Nel Giuramento incontriamo il paziente nel rapporto con il suo medico in grado di comprendere il sintomo, l’intimo inevitabile rapporto tra il dolore fisico e la sofferenza psichica, all’interno del quale l’identità del medico appare l’elemento centrale per poter sostenere e contenere il paziente prendendosene cura. Di qui la necessità assoluta del medico di saper ascoltare profondamente le parole del paziente, i gesti, lo sguardo, l’espressione del volto, la postura, il non detto e quant’altro appartenga a quel determinato paziente e non ad altri.

L’Arte Medica tra Medico, Paziente e Malattia

A Cicerone dobbiamo l’immagine altamente umanitaria del medico e a Seneca (De Clem. XXXVIII, 4) il principio della non discriminazione del malato. Ma tutti appaiono consapevoli che in ogni caso il vissuto del paziente, nel confronto con la malattia, è un vissuto di estraneità e dunque di angoscia.

Ciò vuol dire che nella nostra contemporaneità, per alcune patologie, l’estraneità della malattia diventa un oggetto concreto nel proprio corpo: ci riferiamo alla grande tematica dei trapianti d’organo, sia interni che esterni, agli innesti di tessuto, alle protesi e così via.

Nei centri di ricerca statunitensi del Wistar Institute in Pennsylvania, anni addietro un gruppo di ricercatori guidato dalla dottoressa Ellen Heber Katz ha trovato un farmaco in grado di rigenerare parti del corpo senza eseguire atti chirurgici. La scoperta avvenne per caso mentre cercavano di curare una malattia chiamata lupus eritematoso. Naturalmente le ricerche sono in corso.

La scienza medica, o meglio conoscenza medica, dilata sempre di più le frontiere del possibile e l’arte medica, nel suo più autentico significato, si ritrova oggi tra problematiche complesse di relazione, tecnologiche e organizzative. Tutto ciò determina una risonanza emotiva profondissima del paziente, con l’emergere di inaspettati vissuti e aspetti latenti e/o rimossi.

Le innovazioni tecnologiche che si applicano nella realtà alle conoscenze scientifiche non sono senza effetti sulla persona del paziente e del medico, nonché del loro rapporto. Delegare totalmente le diagnosi alle “macchine” significa abdicare alla propria funzione di medico, così come non tenerne conto può significare credere nella propria onnipotenza narcisistica: in entrambi i casi il paziente viene negato nella sua realtà di persona (burnout).

Non a caso alcuni ritengono che sia in atto un grande cambiamento nel rapporto tra paziente e medico in seguito alla parcellizzazione delle varie aree mediche, all’avvento di strumenti come la cosiddetta IA, che è certo di ausilio ma soltanto se governata dalla mente umana e, in questo caso, dalla perizia e professionalità del medico. Nel corso dell’iter diagnostico e terapeutico spesso il paziente incontra molti specialisti. Vi sono le degenze brevi e i lungodegenti, la cronicità di una patologia e le urgenze. Il tipo di patologia determina un rapporto piuttosto che un altro. In realtà sono molte le domande che sorgono in quest’area dei rapporti umani e in questa era pregna di trasformazioni.

Ma l’uomo dentro di sé rimane inalterato, per cui cercherà sempre il suo medico a cui affidarsi, con cui parlare e confidarsi. D’altra parte M. Balint, nel suo ben noto testo “Medico, paziente e malattia”, ha affermato che “il miglior farmaco è il medico”.