Omicidio Scavo, i tre fermati non rispondono al gip: proseguono le indagini sulla faida tra clan a Bari


BARI - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Dylan Capriati, Nicola Morelli e Aldo Lagioia, i tre indagati fermati martedì nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio ucciso la notte del 19 aprile nella discoteca “Divinae Club” di Bisceglie.

I tre sono comparsi davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo. Nicola Morelli, assistito dall’avvocata Valeria Volpicella, ha però reso dichiarazioni spontanee sostenendo di aver avuto soltanto un incontro occasionale con gli altri due indagati. Ha dichiarato di conoscere solo Dylan Capriati e di aver incontrato Aldo Lagioia per la prima volta quella sera.

Morelli ha inoltre riferito di non aver assistito direttamente all’omicidio, ma di aver soltanto sentito gli spari. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare in carcere. La decisione del giudice è attesa nelle prossime ore.

Parallelamente sono iniziati anche gli interrogatori degli undici arrestati nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Raffaele “Lellò” Capriati, avvenuto la sera di Pasquetta del 2024. Per quell’omicidio sono accusati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, ritenuti appartenenti al clan Strisciuglio.

Gli altri nove arrestati devono invece rispondere delle numerose tensioni e azioni armate che negli anni avrebbero coinvolto i gruppi riconducibili ai clan Capriati e Strisciuglio, storicamente rivali dal 1997. Tra gli arrestati figurano anche Sabino e Christian Capriati, figli di Raffaele Capriati, e Domenico Strisciuglio, figlio del boss Sigismondo.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, l’omicidio di Filippo Scavo sarebbe maturato come vendetta per l’assassinio di Raffaele Capriati. Gli investigatori ricostruiscono una lunga escalation culminata dopo un episodio avvenuto il 29 marzo 2024 nel pub “Demetrà” di Bari, quando Scavo avrebbe minacciato Christian Capriati con una pistola. Ore dopo, due giovani vicini agli Strisciuglio sarebbero stati feriti a colpi d’arma da fuoco.

Da lì sarebbe partito l’ordine di uccidere Raffaele Capriati, assassinato a Torre a Mare mentre era in auto. Due anni dopo, secondo l’accusa, a colpire Filippo Scavo sarebbe stato Dylan Capriati, nipote di Raffaele.