Quando il corpo diventa un bersaglio: la riflessione sul disagio giovanile e il silenzio
BARI - Dopo i recenti fatti di Avetrana, arriva una riflessione sul tema del disagio giovanile e delle sue manifestazioni più estreme. A intervenire è Donatella Loiacono, psicoterapeuta esperta in psicologia dell’età evolutiva e coordinatrice della Commissione Salute dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia, che richiama l’attenzione sulla necessità di leggere questi episodi come segnali di sofferenze spesso invisibili e non intercettate.
Secondo Loiacono, vicende di questo tipo non possono essere considerate eventi isolati o improvvisi, ma il risultato di fragilità progressive che si sviluppano nel tempo. In questo contesto si inserisce il fenomeno del body shaming, definito come ogni forma di derisione o umiliazione legata all’aspetto fisico, che può avvenire sia nella vita quotidiana sia attraverso i social network.
Il bullismo legato all’immagine corporea è indicato come una delle forme più diffuse tra gli adolescenti. Le ricerche citate nella riflessione evidenziano che una larga parte dei ragazzi dichiara di aver subito episodi di derisione e molti modificano il proprio comportamento o il proprio modo di vestirsi per paura del giudizio altrui. I social media, in questo quadro, amplificano la pressione sociale e il confronto costante con modelli spesso irrealistici.
Un elemento centrale è il ruolo del silenzio. Le vittime, secondo l’analisi, tendono a non parlare per vergogna o timore, mentre chi assiste spesso non interviene. Questo silenzio contribuisce ad alimentare isolamento, ansia e disagio psicologico, che nei casi più gravi possono evolvere in sofferenza profonda.
La psicologa sottolinea che il silenzio non è mai neutrale e che la sua persistenza può aggravare le condizioni di chi vive situazioni di fragilità. Per questo diventa fondamentale la capacità degli adulti di riconoscere i segnali di disagio, come isolamento sociale, cambiamenti dell’umore o difficoltà scolastiche, senza però arrivare a diagnosi affrettate ma mantenendo un livello alto di attenzione e ascolto.
Al centro della riflessione c’è anche il ruolo della comunicazione: chiedere e ascoltare non aumenta il disagio, ma lo rende affrontabile. Viene ribadita l’importanza di evitare minimizzazioni e di favorire, quando necessario, il ricorso a professionisti.
In chiusura, Loiacono sottolinea come chiedere aiuto non sia un segno di debolezza ma un atto di responsabilità. La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo viene indicata come una responsabilità condivisa tra famiglia, scuola e comunità, insieme alla promozione di ambienti inclusivi e sicuri anche nel mondo digitale.
Nel quadro delle iniziative di supporto ai giovani viene richiamata anche l’esperienza di Youngle Bari, servizio di ascolto anonimo e gratuito rivolto a ragazzi e ragazze, pensato come presidio di sostegno nelle situazioni di maggiore fragilità.
