Aggressione a un infermiere del 118 a Bari, lo SMI: «La sicurezza degli operatori sanitari non può più essere ignorata»
BARI – Un nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori del sistema di emergenza-urgenza. Sabato scorso, a Bari, un infermiere del 118 è stato vittima di un’aggressione durante il servizio.
Sull’accaduto è intervenuto Ludovico Abbaticchio, presidente nazionale del Sindacato Medici Italiani, che ha denunciato l’ennesimo episodio di violenza nei confronti di chi opera quotidianamente in prima linea per garantire assistenza e soccorso ai cittadini.
«Le aggressioni non possono diventare la normalità»
Abbaticchio ha ricordato come il tema della sicurezza sul lavoro sia stato al centro della recente manifestazione organizzata a Roma davanti al Ministero della Salute, promossa per richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro di medici, infermieri e operatori del Servizio Sanitario Nazionale.
«Le aggressioni al personale sanitario sembrano diventate un fatto normale, quando invece tutto questo è inaccettabile», ha dichiarato il presidente dello SMI, sottolineando come la mancanza di adeguate tutele rappresenti una delle principali criticità del sistema sanitario pubblico.
Carenza di personale e fuga dal Servizio sanitario
Secondo il sindacato, la crescente esposizione a episodi di violenza contribuisce all’abbandono del Servizio Sanitario Nazionale da parte di molti professionisti.
«Una delle cause della fuga di medici e infermieri dal servizio pubblico è proprio la mancata tutela di chi lavora per lo Stato», evidenzia Abbaticchio, che richiama l’attenzione delle istituzioni nazionali e regionali sulla necessità di affrontare con maggiore decisione il fenomeno.
La richiesta di una riforma condivisa
Lo SMI sollecita inoltre un confronto più ampio sul futuro della sanità territoriale, del sistema di emergenza-urgenza e delle nuove strutture previste dal PNRR, come Case e Ospedali di Comunità.
Per il sindacato, qualsiasi processo di riforma dovrebbe essere accompagnato da una strategia complessiva che garantisca sia la qualità dell’assistenza ai cittadini sia la sicurezza degli operatori sanitari impegnati sul territorio.
L’appello alle istituzioni
Il presidente nazionale dello SMI chiede un coinvolgimento diretto della Conferenza Stato-Regioni e dell’ANCI, auspicando una collaborazione strutturata tra enti locali e aziende sanitarie.
«È arrivato il momento di dire basta», conclude Abbaticchio, ribadendo la disponibilità del sindacato a contribuire alla definizione di proposte condivise per rafforzare la tutela degli operatori della salute e migliorare l’organizzazione dei servizi sanitari sul territorio.
