Bari, crollano i proventi da autovelox (-73%). Nel Salento incassi per oltre 9 milioni nel 2025
BARI - A Bari si registra un netto calo delle entrate derivanti dalle sanzioni per eccesso di velocità rilevate da autovelox, mentre nel Salento i comuni continuano a incassare cifre molto elevate, complessivamente superiori ai 9 milioni di euro nel 2025.
Il dato emerge da un’analisi del Codacons basata sulle rendicontazioni che i Comuni devono trasmettere annualmente al Ministero dell’Interno.
Bari in forte calo
Nel capoluogo pugliese i proventi delle multe da autovelox si sono attestati a circa 183mila euro nel 2025, segnando una diminuzione del 73% rispetto ai quasi 680mila euro registrati nell’anno precedente. Un arretramento significativo che colloca Bari tra le città italiane con le flessioni più marcate.
Salento ancora “area ad alta redditività”
Scenario opposto nel Salento, dove il sistema dei controlli elettronici continua a generare entrate rilevanti. Secondo lo studio, solo il Comune di Galatina avrebbe incassato 5,3 milioni di euro. A questi si aggiungono Trepuzzi (circa 1,99 milioni), Cavallino (897mila euro), Lecce (830mila euro) e la Provincia di Lecce (oltre 1 milione), per un totale complessivo di circa 9,3 milioni.
Il quadro nazionale
A livello italiano, le 20 principali città monitorate hanno incassato complessivamente 56,5 milioni di euro tramite autovelox nel 2025, in calo dell’8,9% rispetto ai 62,1 milioni dell’anno precedente.
In testa alla classifica nazionale resta Firenze con 19,7 milioni di euro, seguita da Bologna (9,2 milioni) e Milano (6,9 milioni). Roma registra invece un forte ridimensionamento (-52%), mentre Milano segna un calo del 34,8%.
Tra le variazioni più rilevanti spiccano le diminuzioni di Trieste (-94,4%) e Bolzano (-84,2%), mentre alcune città mostrano incrementi significativi, come Ancona (+116%), Genova (+54%) e Cagliari (+42%).
Le cause del calo
Secondo il Codacons, la flessione generale sarebbe legata sia alle nuove regole introdotte nel 2025 sugli autovelox, sia alle sentenze della Cassazione che hanno messo in discussione la validità delle sanzioni elevate da dispositivi non omologati, spingendo diversi Comuni a ridurre o disattivare gli impianti.