Il miele, la Bibbia e i proverbi


VITTORIO POLITO - Il miele è una sostanza zuccherina commestibile, composta principalmente da zuccheri semplici, di consistenza viscosa e di colore biondo che, alcuni insetti, in particolare l’ape domestica, elaborano dal nettare dei fiori o dalle secrezioni delle piante e viene immagazzinata nelle celle del favo per essere utilizzata come nutrimento delle larve o, durante il periodo invernale, dell’intera colonia e sfruttata dall’uomo come alimento. Il miele, per le proprietà emollienti, rappresenta una fonte immediata di energia ed è nota anche la sua efficacia per la tosse, il mal di gola e le irritazioni delle vie respiratorie. Il miele rivestiva un ruolo importante nell’antichità: veniva usato negli impasti per il pane, talvolta accompagnato dal lievito, un sistema richiamato anche nella descrizione della manna («La casa d’Israele chiamò quel pane Manna; esso era simile al seme di coriandolo; era bianco, e aveva il gusto di schiacciata fatta con il miele», Esodo 16:31).

Il miele, simbolo per eccellenza della dolcezza, fin dai tempi più remoti veniva usata come sostanza dolcificante, non esistendo ancora lo zucchero. I greci lo consideravano cibo degli dei, mentre in altre culture era usato come bevanda naturale. Miele è anche la dolcezza delle parole e dei modi con cui si riescono a calmare le persone più astiose ma anche a raggirare le persone più ingenue.

La Bibbia è uno dei libri più letti, studiati, tradotti e discussi nel mondo. Il suo impatto culturale, religioso e linguistico attraversa secoli e continenti, influenzando profondamente la letteratura, la filosofia, l’arte e le istituzioni. Composta da una raccolta di testi sacri di diverse epoche e autori.

Il miele viene citato in altri contesti biblici con sfumature diverse. È interessante notare come, nelle prescrizioni rituali, il suo uso fosse talvolta limitato. Ad esempio, nelle offerte di prodotti della terra fatte col fuoco, il miele (insieme al lievito) non doveva essere utilizzato nell’impasto del pane («Qualunque oblazione offrirete all’Eterno sarà senza lievito; poiché non farete fumar nulla che contenga lievito o miele, come sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno», Levitico 2:11).

Questo ci ricorda che, sebbene il miele sia simbolo di dono e prosperità, la sua natura – legata alla fermentazione – lo rendeva inadatto a certe tipologie di offerte sacrificali, sottolineando l’importanza della purezza e dell’integrità nel culto.

Il termine “miele” nei proverbi è usato soprattutto in senso figurato, per cui rappresenta tutto ciò che di bello e di buono si può desiderare più o meno onestamente. Ed ora vediamone qualcuno.

Chi lavora col miele si lecca le dita. Inevitabilmente chi maneggia una cosa ghiotta l’assaggia, chi tratta denaro e oggetti preziosi se ne serve.

Bocca di miele, cuore di fiele. Chi vuole ingannare si riconosce dall’eccessiva dolcezza delle parole di adulazione e di lode che pronuncia.

Chi ha paura dell’ape non lecca il miele. Chi non ha coraggio esita, chi non si decide, non ha i vantaggi che ottiene invece chi azzarda.

Chi divide il miele con l’orso ha men che la sua parte. Chi è in società con un prepotente alla fine non gli tocca nulla.

Chi ha miele ha mosche e chi ha mosche non sempre ha miele. Chi possiede cose buone ha intorno anche chi gliele insidia, ma purtroppo per qualcuno i fastidi vengono anche senza vantaggi.

Il miele si fa leccare perché è dolce. Quello che è amabile e amato da tutti.

Mangia del miele, perché è buono; il miele che cola dal favo è dolce al tuo palato. Riconoscere che le cose buone sono buone è il primo passo verso lo sviluppo di una relazione sana con esse.

Se trovi del miele, mangiane quanto basta, altrimenti, se troppo, lo vomiterai. Un invito a coltivare l’autoconsapevolezza e l’autocontrollo, che sono essenziali per un benessere duraturo.

Chi è sazio disprezza il miele, ma per chi ha fame ogni cosa amara è dolce. La sazietà genera disprezzo anche per le cose migliori, mentre la disperazione può farci accettare anche ciò che è dannoso.