Napoli-Bari AV/AC, inaugurato il primo Frecciarossa: il Sud accorcia le distanze
BARI - Ieri 1° luglio è stato compiuto un primo passo concreto verso la nuova geografia ferroviaria del Mezzogiorno. Con il viaggio inaugurale del Frecciarossa diretto Napoli-Bari-Lecce, partito da Napoli Centrale e diretto verso la Puglia, entra in una prima fase operativa la linea AV/AC Napoli-Bari, una delle infrastrutture più strategiche oggi in costruzione in Italia.
La novità principale è l’attivazione della tratta Napoli-Cancello, lotto di circa 15,6 chilometri realizzato dal Consorzio NACAV guidato da Webuild. Un intervento fondamentale perché consente alla direttrice Napoli-Bari di innestarsi progressivamente nel sistema nazionale dell’Alta Velocità attraverso il nodo di Napoli Afragola.
Gli effetti sono già tangibili: il collegamento Napoli-Bari scende a circa 3 ore e 30 minuti, mentre Napoli-Lecce si attesta intorno alle 5 ore. A completamento dell’intera infrastruttura, il salto sarà ancora più rilevante: Napoli e Bari saranno collegate in circa 2 ore, Roma e Bari in circa 3 ore, con una riduzione di circa due ore rispetto agli attuali tempi di percorrenza.
«La notizia non è soltanto il primo Frecciarossa tra Campania e Puglia, ma l’attivazione progressiva di un sistema infrastrutturale completamente nuovo», spiega su LinkedIn l’ingegnere Francesco Ippolito, impegnato nei cantieri della Napoli-Bari in consorzio con Webuild e Pizzarotti. «Parliamo di una linea AV/AC, quindi non solo di velocità commerciale, ma di capacità ferroviaria, regolarità dell’esercizio, nuove opere d’arte, gallerie, viadotti e maggiore integrazione tra la dorsale tirrenica e quella adriatica».
L’intervento complessivo misura circa 145 chilometri ed è articolato in 8 lotti funzionali. La linea prevede 15 gallerie, 25 viadotti e 20 tra stazioni e fermate. Tra le opere più rilevanti figura la futura Galleria Hirpinia, lunga circa 27 chilometri, destinata a diventare la galleria più lunga d’Italia e il cuore tecnico dell’attraversamento appenninico.
Ad oggi risultano già completate e attive alcune tratte strategiche: Bovino-Cervaro, primo lotto concluso dell’intero progetto sul versante pugliese, Cancello-Frasso Telesino (già conclusa mesi fa dal Consorzio CFT capeggiato da Impresa Pizzarotti) e, da ieri, Napoli-Cancello. Sull’opera hanno lavorato e stanno lavorando grandi realtà dell’ingegneria e delle costruzioni come Webuild, Pizzarotti, Itinera, Ghella, Salcef e Coget Impianti, insieme a RFI, Italferr e FS Engineering.
La scala industriale dell’intervento è confermata dai numeri: oltre 10.200 persone impegnate tra tecnici, operai e maestranze, migliaia di imprese coinvolte nella filiera, fino a 62.000 posti di lavoro attivati considerando effetti diretti, indiretti e indotti. A questo si aggiunge il beneficio ambientale stimato, con una riduzione potenziale delle emissioni di CO₂ pari a circa 141.000 tonnellate all’anno grazie al trasferimento di quote di traffico dalla gomma al ferro: «Per chi lavora ogni giorno su quest’opera, la Napoli-Bari non è uno slogan ma è un cantiere complesso, fatto di geologia, scavo meccanizzato, interferenze, rivestimenti prefabbricati, logistica e controllo continuo delle lavorazioni», aggiunge l’ingegnere Ippolito. «Da foggiano, vedere la mia terra inserita in questa trasformazione infrastrutturale è motivo di grande orgoglio, perché significa avvicinare davvero il Sud alla rete ferroviaria nazionale ed europea».
La Napoli-Bari è infatti parte del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T, l’asse europeo pensato per rafforzare i collegamenti ferroviari sostenibili e favorire il riequilibrio modale. Non si tratta quindi soltanto di ridurre i tempi di viaggio, ma di rendere più competitivo l’intero sistema territoriale del Mezzogiorno, collegando Campania, Puglia, Sannio, Irpinia, Daunia e Salento ai principali assi infrastrutturali del Paese.
Il primo Frecciarossa inaugurato ieri non chiude il percorso: lo apre. La Napoli-Bari è ancora un’opera in costruzione, ma da ieri il suo impatto comincia a essere visibile anche per i viaggiatori. E per il Sud Italia è un segnale concreto: le grandi infrastrutture, quando avanzano, cambiano la misura delle distanze e il futuro dei territori.
La novità principale è l’attivazione della tratta Napoli-Cancello, lotto di circa 15,6 chilometri realizzato dal Consorzio NACAV guidato da Webuild. Un intervento fondamentale perché consente alla direttrice Napoli-Bari di innestarsi progressivamente nel sistema nazionale dell’Alta Velocità attraverso il nodo di Napoli Afragola.
Gli effetti sono già tangibili: il collegamento Napoli-Bari scende a circa 3 ore e 30 minuti, mentre Napoli-Lecce si attesta intorno alle 5 ore. A completamento dell’intera infrastruttura, il salto sarà ancora più rilevante: Napoli e Bari saranno collegate in circa 2 ore, Roma e Bari in circa 3 ore, con una riduzione di circa due ore rispetto agli attuali tempi di percorrenza.
«La notizia non è soltanto il primo Frecciarossa tra Campania e Puglia, ma l’attivazione progressiva di un sistema infrastrutturale completamente nuovo», spiega su LinkedIn l’ingegnere Francesco Ippolito, impegnato nei cantieri della Napoli-Bari in consorzio con Webuild e Pizzarotti. «Parliamo di una linea AV/AC, quindi non solo di velocità commerciale, ma di capacità ferroviaria, regolarità dell’esercizio, nuove opere d’arte, gallerie, viadotti e maggiore integrazione tra la dorsale tirrenica e quella adriatica».
L’intervento complessivo misura circa 145 chilometri ed è articolato in 8 lotti funzionali. La linea prevede 15 gallerie, 25 viadotti e 20 tra stazioni e fermate. Tra le opere più rilevanti figura la futura Galleria Hirpinia, lunga circa 27 chilometri, destinata a diventare la galleria più lunga d’Italia e il cuore tecnico dell’attraversamento appenninico.
Ad oggi risultano già completate e attive alcune tratte strategiche: Bovino-Cervaro, primo lotto concluso dell’intero progetto sul versante pugliese, Cancello-Frasso Telesino (già conclusa mesi fa dal Consorzio CFT capeggiato da Impresa Pizzarotti) e, da ieri, Napoli-Cancello. Sull’opera hanno lavorato e stanno lavorando grandi realtà dell’ingegneria e delle costruzioni come Webuild, Pizzarotti, Itinera, Ghella, Salcef e Coget Impianti, insieme a RFI, Italferr e FS Engineering.
La scala industriale dell’intervento è confermata dai numeri: oltre 10.200 persone impegnate tra tecnici, operai e maestranze, migliaia di imprese coinvolte nella filiera, fino a 62.000 posti di lavoro attivati considerando effetti diretti, indiretti e indotti. A questo si aggiunge il beneficio ambientale stimato, con una riduzione potenziale delle emissioni di CO₂ pari a circa 141.000 tonnellate all’anno grazie al trasferimento di quote di traffico dalla gomma al ferro: «Per chi lavora ogni giorno su quest’opera, la Napoli-Bari non è uno slogan ma è un cantiere complesso, fatto di geologia, scavo meccanizzato, interferenze, rivestimenti prefabbricati, logistica e controllo continuo delle lavorazioni», aggiunge l’ingegnere Ippolito. «Da foggiano, vedere la mia terra inserita in questa trasformazione infrastrutturale è motivo di grande orgoglio, perché significa avvicinare davvero il Sud alla rete ferroviaria nazionale ed europea».
La Napoli-Bari è infatti parte del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T, l’asse europeo pensato per rafforzare i collegamenti ferroviari sostenibili e favorire il riequilibrio modale. Non si tratta quindi soltanto di ridurre i tempi di viaggio, ma di rendere più competitivo l’intero sistema territoriale del Mezzogiorno, collegando Campania, Puglia, Sannio, Irpinia, Daunia e Salento ai principali assi infrastrutturali del Paese.
Il primo Frecciarossa inaugurato ieri non chiude il percorso: lo apre. La Napoli-Bari è ancora un’opera in costruzione, ma da ieri il suo impatto comincia a essere visibile anche per i viaggiatori. E per il Sud Italia è un segnale concreto: le grandi infrastrutture, quando avanzano, cambiano la misura delle distanze e il futuro dei territori.
