PhEST 2026 a Monopoli: fotografia, arte e futuro con Joan Fontcuberta, Vivian Maier e oltre 30 artisti internazionali


MONOPOLI - PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte torna a Monopoli per la sua undicesima edizione con un programma dedicato a fotografia, arte contemporanea, cinema e ricerca visiva. L’appuntamento è dal 7 agosto al 1° novembre 2026 nella città pugliese, con un percorso espositivo che ruota attorno al tema “What if?”, una domanda che invita a immaginare scenari alternativi e a osservare la realtà da nuove prospettive.

Dopo gli artisti già annunciati, tra cui Roger Ballen, Vivian Maier e Marek Kita, il festival amplia il programma con nuovi protagonisti internazionali: Joan Fontcuberta, Juno Calypso, Harri Pälviranta, Chloé Azzopardi, Chinky Shukla e Sara Munari.

Tra i progetti più attesi ci sarà la mostra dedicata alle fotografie di scena di Horst von Harbou realizzate durante la lavorazione di Metropolis, il capolavoro cinematografico di Fritz Lang del 1927. Gli scatti accompagneranno il pubblico dietro le quinte di una delle opere più visionarie della storia del cinema, mostrando la costruzione di una città futuristica fatta di macchine, architetture monumentali e corpi organizzati.

Il tema del festival: immaginare ciò che potrebbe accadere

L’edizione 2026 di PhEST esplora il rapporto tra realtà, finzione e futuro attraverso immagini capaci di mettere in discussione ciò che appare certo. Distopie, cambiamenti ambientali, conflitti, memoria e nuove forme di vita diventano strumenti per interrogarsi sulle fragilità del presente.

Con What to do with a million years, Juno Calypso entra nella casa sotterranea costruita negli anni Settanta a Las Vegas come rifugio antiatomico, trasformandola in un set sospeso tra estetica pop, paura della fine e desiderio di sopravvivenza.

Joan Fontcuberta presenterà invece What Darwin Missed, un progetto che riflette sul confine tra scienza e invenzione attraverso il mondo dei coralli, utilizzando il linguaggio della fotografia documentaria per interrogare il rapporto tra immagini e verità.

L’omaggio a Vivian Maier

Nel centenario della nascita, PhEST dedica una mostra a Vivian Maier con il progetto Shadows and Mirrors. Il percorso esplora il tema dell’autoritratto attraverso ombre, riflessi e presenze nascoste nell’inquadratura.

La fotografa americana, diventata celebre dopo il ritrovamento casuale del suo archivio nel 2007, sarà protagonista di una selezione di circa cinquanta fotografie e filmati in Super8 che raccontano uno degli archivi più sorprendenti della storia della fotografia.

Guerra, ambiente e trasformazioni del presente

Il festival ospiterà anche lavori che affrontano il tema della violenza e delle conseguenze dei conflitti.

Harri Pälviranta, con Choreography of Violence, rielabora immagini di cronaca del Novecento per analizzare il modo in cui i media raccontano aggressioni e sofferenze.

Marek Kita, con FUNFUN/GUN, indaga il rapporto tra gioco, educazione e cultura militare nei campi per bambini legati all’immaginario della guerra.

Chinky Shukla, attraverso When Buddha Stopped Smiling, racconta gli effetti dei test nucleari condotti nel Rajasthan indiano, tra memoria collettiva, territorio e conseguenze ambientali.

Le residenze d’artista e i nuovi talenti

PhEST 2026 presenterà anche gli esiti delle residenze d’artista realizzate sul territorio.

Sara Angelucci porterà un progetto dedicato alla biodiversità della Riserva Naturale di Torre Guaceto, realizzato attraverso immagini botaniche ad alta definizione che raccontano la trasformazione del paesaggio.

Giuseppe De Mattia presenterà invece Pelo e contropelo, un lavoro nato dalla sua residenza a Monopoli che raccoglie voci, racconti e frammenti della comunità locale trasformandoli in un’opera visiva collettiva.

Annunciati inoltre i vincitori della Pop-up Call:

  • Sergey Melnitchenko con Frontline Rolls, progetto dedicato alla guerra in Ucraina attraverso immagini realizzate dai soldati;
  • Victorine Alisse con We will stay here as long as there will be thym and olives, dedicato al villaggio palestinese di Wadi Fukin;
  • Francesco Conti con Sopravvivono alle spiagge, ricerca sulla costa pugliese tra erosione, turismo e cambiamenti ambientali.

Dieci anni di PhEST

Nato nel 2016 a Monopoli, PhEST in dieci anni ha ospitato oltre 250 mostre, coinvolto più di 400 artisti internazionali, esposto oltre 4.500 opere e accolto più di 1,5 milioni di visitatori.

La direzione artistica è affidata a Giovanni Troilo, quella organizzativa a Cinzia Negherbon, la curatela fotografica ad Arianna Rinaldo e quella per l’arte contemporanea a Roberto Lacarbonara.

Il festival è prodotto dall’associazione culturale PhEST con il sostegno di Regione Puglia, PugliaPromozione, Puglia Culture e Comune di Monopoli, con la collaborazione di numerosi partner culturali e istituzionali.

Dal futuro immaginato in Metropolis alle fotografie delle fate di Cottingley, dai bunker antiatomici alle trasformazioni del paesaggio naturale, PhEST 2026 invita il pubblico a guardare oltre ciò che conosciamo e a chiedersi: “E se…?”.