Turismo anno zero, siamo al crepuscolo?

Gdp photos

FRANCESCO GRECO - Spiagge deserte, alberghi quasi vuoti, agriturismi e bb con poche presenze, turisti inseguiti dal fuoco.

Estate 2026: il turismo è in default? Ennesimo treno perduto?

Dopo l’industrializzazione dei decenni passati, fra scarpe e cravatte, fallita con la delocalizzazione, anche il turismo boccheggia?

E’ ancora presto per dirlo, ma i segnali sono tutt’altro che incoraggianti.

A leggere i giornali locali siamo sold out, tutto esaurito. Ma sono cifre ingannevoli. Le “Quotidien du Tourism”, giornale francese, anni fa svelò che ci vuole poco a riempire un albergo se nell’ambito di un territorio c’è solo quello. Spiegò che siamo sottodimensionati come offerta ricettiva, poiché laddove c’è un albergo, ce ne vorrebbero altri 9.

Altra “scoperta” dei francesi: la mancata fidelizzazione dell’ospite. Ben l’80% ogni anno sono nuovi, solo il 20% ritorna. E vorrà pur dire qualcosa.

Numerose le cause che stanno facendo del turismo un’altra opportunità sciupata. Culturale: gli operatori, che ormai sono alle seconda generazione, sono improvvisati e approssimati, non fanno quasi mai formazione, gli addetti spesso non sanno le lingue. E questo in un mercato globale penalizza e tanto.

La destagionalizzazione, invocata a parole, mai è divenuta fatto concreto e anzi la stagione si accorcia sempre di più.

Influisce poi il degrado del paesaggio: dalla xylella alla spazzatura a gogò, agli incendi ormai patologia di stagione alle vie devastanti, del tutto inutili. Anche per questo il caldo percepito è più forte e aggressivo.

C’è poi la questione dei prezzi, spesso fuori mercato a fronte di stipendi e pensioni erosi dall’inflazione.

E che dire dello sfruttamento del personale, indifeso sotto l’aspetto sindacale? Un cameriere si spezza le gambe per 12 ore a 800 euro al mese. Anche per questo poi non se ne trovano e appena possono se ne vanno.

Ci vorrebbero, a fine stagione, gli Stati Generali del Turismo: tre giorni per analizzare e riflettere sullo status quo, la realtà, dove andare, il futuro, le prospettive.

Non bastano, per stare dignitosamente e in termini competitivi sul mercato delle vacanze, sole, mare e vento, né la sagra dei peperoni e una serata di pizzica. Ci vuole ben altro. Occorre determinarlo, se si vuole dare un futuro a un settore entrato in sofferenza, e non da oggi, al di là di narrazioni enfatiche e fasulle che portano fuori strada.