'I comunisti? Magari tornassero in Ucraina…'


FRANCESCO GRECO - ROMA
- “I comunisti? Magari tornassero in Ucraina! Quando stavamo con l’URSS si stava bene, poi…”. Parola di Tatiana, ucraina di Kiev, in Italia da un bel po’ di anni, per lavoro e per amore.

Dopo gli studi universitari, ramo Economia e Commercio, arrivò in Italia per un master, che durò due anni. Alla fine del quale si impiegò in un’azienda settore ristorazione: gli Slavi sono portati per le lingue straniere.

Un incontro casuale su un treno diventa così l’input per un approfondimento, dal basso, fuori mainstream, il background della realtà ucraina prima del 2022 (Operazione Militare Speciale).

La prima cosa che chiedono le ragazze ucraine è quanto guadagni. Ma già il trovarti nella II classe di un treno regionale le insospettisce sull’affanno della tua carta di credito. Una volta rassicurate del fatto che non ci può essere alcuna implicazione sentimentale né matrimoniale, si lasciano andare alle confidenze più sincere, oltre ogni propaganda remunerata, narrazione montata, parola d’ordine riecheggiata.

Tatiana è un nome di fantasia: lo adottiamo per proteggerla. Fra poco le veraci e voraci democrazie occidentali precetteranno tutti, o quasi, gli ucraini arrivati dal 2022 sui loro territori, per spedirli al fronte, abili e arruolati. Fra diserzioni e morti, ragazzi catturati per strada come animali, la carne da cannone scarseggia. Mentre i Russi sono accolti come liberatori.

D. Nell’Ucraina ante guerra, gli studi costavano?

R. “Assolutamente no. Ho fatto l’intero ciclo di studi, fino all’Università, del tutto gratuitamente. Come per tutte le mie amiche e le persone che conosco… Parlo degli anni Duemila”.

D. Era difficile entrare nel mondo del lavoro?

R. “Terminati gli studi, almeno a Kiev, dove io vivevo, tutti quelli che conosco, tempo qualche mese e già lavoravano, avevano uno stipendio”.

D. E trovare casa per mettere su famiglia?

R. “A noi il governo assegnò un appartamento di 60 metri quadrati: non era una villa di lusso, ma eravamo in quattro e stavamo bene e soprattutto non pagavamo una sola grivna (la moneta dell’Ucraina, ndr)”.

D. Nella sanità come funzionava?

R. “Quando ho avuto bisogno mi hanno curata gratuitamente. Dal semplice farmaco per il mal di testa all’intervento chirurgico più complicato, a noi cittadini non si chiedeva nulla. C’è anche la sanità privata, ma ci vanno in pochi”.

D. Cosa augura per il futuro alla sua martoriata patria?

R. “Non entro nel merito di quanto è accaduto dal 2014 al 2022. Ci sarebbe tanto da dire… Vorrei solo che le cose tornassero come prima, ripeto: quando eravamo amici dei Russi, non ci mancava niente, stavamo bene. E penso di interpretare il pensiero più profondo del mio popolo. La nostra tragedia è cominciata dopo, ma credo che stia per finire. Vogliamo vivere in pace…”.