Festival della Valle d’Itria: una 52ª edizione di successo tra tradizione, ricerca e rarità, con uno sguardo attento al presente
La soddisfazione del presidente Michele Punzi e della direttrice artistica Silvia Colasanti. Fabio Luisi nominato direttore musicale emerito del Festival.
Con l’ultima replica della Carmen di Bizet a Palazzo Ducale di Martina Franca, ancora una volta sold out, si è conclusa il 2 agosto la 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria. Titolo di quest’anno è stato “Mediterraneo. Culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie”: sotto la direzione artistica della compositrice Silvia Colasanti, il Festival ha presentato per tre settimane, a partire dal 14 luglio, fra Martina Franca e i luoghi suggestivi della Valle d’Itria, un ricco cartellone che ha alternato opere, concerti, teatro e incontri. Il programma ha offerto una riflessione sul Mediterraneo come luogo di memoria, dialogo e incontro, confermando la vocazione del Festival per il recupero del repertorio raro, l’attenzione alla ricerca musicale e il dialogo tra tradizione e contemporaneità. Una vocazione che sarà il punto di riferimento anche per l’edizione del 2027 di cui nelle prossime settimane verranno annunciati il tema e i titoli delle opere.
LE DICHIARAZIONI
«La conclusione di questa 52ª edizione ci riconsegna un Festival in grande salute – dichiara con soddisfazione Michele Punzi, presidente della Fondazione Paolo Grassi che organizza la manifestazione –. L’atrio di Palazzo Ducale, i chiostri e le masserie, affollate ogni sera da un pubblico internazionale, premia una visione che contraddistingue e rende unico il Festival della Valle d’Itria da oltre cinque decenni, e ci consente di affermare con certezza di aver vinto la scommessa di conciliare critica e pubblico con una programmazione coraggiosa e mai scontata, senza rincorrere il facile consenso “commerciale”».
«Quest’anno si conclude anche una pagina fondamentale della nostra storia – prosegue Punzi –. Ci saluta il maestro Fabio Luisi come direttore musicale del Festival, ma guardando al futuro della nostra manifestazione allo stesso ho proposto, con comprensibile emozione, il ruolo di direttore musicale emerito del Festival della Valle d’Itria, proposta che è stata con entusiasmo accettata dall’amico Fabio, con l’impegno di tornare a illuminare presto con la sua sensibilità artistica le serate di Martina Franca, che è, e sarà sempre, casa sua».
«Il Festival della Valle d’Itria – commenta Silvia Colasanti al suo secondo anno di direzione artistica della manifestazione – parla a un pubblico sempre più raffinato e ampio: internazionale, di addetti ai lavori e di chi si avvicina per la prima volta. Un pubblico che ha accolto con curiosità ed emozione programmi coraggiosi, pensati per rileggere quattro secoli di musica con spirito di riscoperta e per guardare al presente. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al maestro Fabio Luisi: la sua generosità, competenza ed eleganza sono state fondamentali per il Festival e per me in questi due anni. Sono felice di continuare questo cammino avendolo a fianco come direttore musicale emerito».
FABIO LUISI DIRETTORE MUSICALE EMERITO
«Ho partecipato al Festival per la prima volta nel 1981 – ricorda il maestro Fabio Luisi –, e lo considero come una famiglia. Ritengo che sia venuto il momento di guardare al futuro e di rinnovarsi profondamente, per questo ho deciso di ritirarmi dalla funzione e dalla carica di direttore musicale e accettare con gratitudine la prestigiosa nomina a direttore musicale emerito. Ringrazio il presidente Michele Punzi, la direttrice artistica Silvia Colasanti, Rino Carrieri direttore della Fondazione Paolo Grassi, e tutte le maestranze del Festival, senza le quali non sarei quello che sono, musicalmente e umanamente».
IL FESTIVAL DEL 2026
Tre le nuove produzioni liriche che hanno segnato l’edizione di quest’anno del Festival: il dittico Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella, affidato alla regia e coreografia di Jean Renshaw e diretto da Nicolò Umberto Foron; la Carmen di Georges Bizet nella versione originale del 1874, diretta da Fabio Luisi con la regia di Denis Krief, proposta per la prima volta al mondo in forma scenica, recuperando il pensiero originale del compositore francese; Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale, in prima rappresentazione in tempi moderni, una rarità del Barocco musicale napoletano riscoperta grazie al lavoro di ricerca di Antonio Florio, regia di Rita Cosentino, che ha visto il coinvolgimento di tutti gli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”. Nuovo anche il progetto di Marco Baliani Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino una riflessione sul tema del Mediterraneo fra racconto e musica. Ad arricchire ulteriormente il festival, i concerti sinfonici, cameristici e lirici ospitati in chiostri, basiliche e masserie del territorio della Valle d’Itria, l’approfondimento con il convegno di studi “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella” e la rassegna diffusa “In Orbita”, che ha portato il Festival nelle piazze e nelle contrade di Martina Franca.
I RINGRAZIAMENTI
La Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca ringrazia il Ministero della Cultura, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Martina Franca, Comune di Cisternino e Camera di Commercio di Brindisi e Taranto, che sostengono il progetto culturale, e i privati che hanno contribuito alla realizzazione del Festival della Valle d’Itria. Un ringraziamento anche a tutti gli artisti, all’Orchestra e al Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, all’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, all’Orchestra della Magna Grecia, al Coro delle voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, e alle circa 200 persone che dietro le quinte hanno consentito che il Festival si svolgesse nel migliore dei modi.
