Mietta (intervista): «Non sono ipocrita, oggi mi manca il palco di Sanremo»
NICOLA RICCHITELLI - A poche settimane dall’inizio dei Giochi del Mediterraneo, Taranto si prepara a vivere un momento storico di riscatto e grande visibilità internazionale. A dare voce e anima a questo evento, attraverso l'inno ufficiale "Sott' u' sole", è Mietta, una delle artiste più amate della musica italiana, legata alla terra ionica da un cordone ombelicale mai spezzato. In questa intensa chiacchierata, la cantante si racconta senza filtri: dall'orgoglio di cantare per la sua città natale fino alle riflessioni più intime sul peso di un successo travolgente arrivato quando era giovanissima, il rapporto viscerale con l'identità femminile e il desiderio, mai nascosto, di ritornare sul palco che l'ha consacrata, quello del Festival di Sanremo. Un viaggio intimo tra musica, recitazione e progetti futuri di un'artista che ha fatto della versatilità e della coerenza la sua più grande cifra stilistica.
Innanzitutto, che effetto ti fa essere parte di questo momento storico per la tua città natale?
«La cosa più bella è il senso di appartenenza, che per me in questo momento è fondamentale. Cantare la canzone ufficiale dei Giochi del Mediterraneo è, come puoi immaginare, un motivo di grandissimo orgoglio».
Tu hai lasciato Taranto giovanissima, intorno ai 18 anni. Che rapporto hai oggi con la tua terra?
«Taranto è una città che amo moltissimo. Mi sento pugliese a tutti gli effetti e porto Taranto nel cuore proprio perché la amo profondamente. L'ho sempre difesa, apprezzata e ne parlo continuamente con tutti quando mi trovo fuori».
Questi Giochi potrebbero rappresentare un punto di svolta per la rivalutazione e per l'immagine di Taranto?«Sicuramente si tratta di un tassello importantissimo, che va saputo utilizzare nel modo migliore. Taranto ha una potenzialità enorme, è una città potente sotto tanti punti di vista e ricca di cultura. Abbiamo una grandissima identità, due mari, una cucina meravigliosa e una splendida accoglienza. Negli anni è stata piuttosto bistrattata, ma va rivalutata perché può permettersi il lusso di competere con le più grandi realtà».
Oltre al brano per i Giochi, sei impegnata in molti altri progetti, tra cui l'EP "Per avere me", che prende il nome dal singolo uscito a gennaio. È un brano in cui ti sei messa a nudo: qual è stata la scintilla che ti ha spinto a guardarti allo specchio e usare la musica per raccontarti?
«A un certo punto si arriva a una consapevolezza tale da sentire il bisogno di raccontarsi. Questa è una canzone che ho scritto io e, dandole questo titolo, mi sono messa a nudo rispetto a tutto ciò che avevo fatto fino ad ora. Questo pezzo rappresenta profondamente chi sono oggi».
In un momento storico così particolare e di forte attenzione per il mondo femminile, il brano "Per avere me" suona proprio come un inno all'identità delle donne...
«Esatto, hai colto perfettamente il punto. È proprio un inno all'identità femminile. Non si tratta affatto di svalutare l'uomo, anzi, è tutto il contrario: il desiderio è avere accanto uomini che camminino insieme a noi, portando avanti l'idea di una donna indipendente. Una donna che ama stare nella propria famiglia, ma che ha il diritto sacrosanto di non essere calpestata o colpevolizzata se dice un "no"».
All'interno del brano c'è anche un riferimento a Mia Martini e alla straordinaria "Almeno tu nell'universo". Da quello che si percepisce ascoltando il pezzo, sembrerebbe emergere quasi un senso di rimorso...
«No, ci tengo a precisarlo: nessun rimorso, assolutamente no, per niente! Anzi, io sono felice che alla fine quella canzone non sia stata io a cantarla, perché quel brano spettava a Mimì, era solo ed esclusivamente suo. In quel periodo, purtroppo, come tutti sappiamo, Mimì non veniva trattata bene dall'ambiente. Non capirò mai per quale motivo a una donna così dovesse essere tolta la cosa più importante della sua vita: la voce, l'arte e la sua stessa identità. Quello è stato un periodo terribile per la discografia italiana, in cui sono stati fatti degli errori madornali nei suoi confronti. Io avevo i suoi stessi produttori e mi proposero quel brano, ma dissi subito: "Ragazzi, ho diciannove anni, sono troppo giovane per un pezzo così". Si capiva chiaramente che era una canzone scritta su misura per lei».
La vittoria a Sanremo tra i Giovani e il successivo, travolgente successo di brani iconici come Vattene amore (cantata con Amedeo Minghi) sono arrivati prestissimo. Come ha gestito una ragazza così giovane un cambiamento di vita così radicale e improvviso?
«Ti dico la verità, non è stato affatto facile. All'inizio è stata un'ondata piuttosto forte e ingombrante, perché si trattava di qualcosa di decisamente più grande di me. Non l'ho vissuta benissimo nei primi tempi: proprio in quel periodo ho iniziato ad avere i miei primi attacchi di panico e, come essere umano, mi trovavo ad affrontare una dimensione complessa. Nonostante questo, provo un'immensa riconoscenza verso Sanremo perché mi ha dato l'opportunità di donare tutta me stessa. Ero felice per quello che mi stava accadendo, ma allo stesso tempo lo vivevo con uno stato di costante allarme. Purtroppo a quell'età non ero emotivamente tranquilla, e gli attacchi di panico hanno continuato a farmi visita anche in seguito».
E che rapporto hai oggi con il palco di Sanremo? Ci pensi a un eventuale ritorno in futuro?
«Ma certo! Senza alcuna ipocrisia, mi rendo perfettamente conto che Sanremo resta uno dei palchi in assoluto più importanti per la nostra cultura musicale italiana. Sarebbe ipocrita dirti "no, non ci penso nemmeno". Prima o poi riaccadrà».
Oltre alla musica, hai dimostrato di essere un'artista a 360 gradi, spaziando con grande versatilità dalla televisione al cinema. Cosa cerchi in queste esperienze che si collocano fuori dalla tua comfort zone musicale?
«Sai cos'è? A me piace tantissimo recitare, ho iniziato a farlo forse quasi prima ancora di cantare. Tutte le mie parentesi cinematografiche e televisive nascono da questa passione. Di recente, ad esempio, ho preso parte a una sit-com intitolata Mini Market, creata da Filippo Laganà, dove ho avuto l'opportunità di ballare e recitare accanto a un premio Oscar del calibro di Kevin Spacey. Per me sono tutte forme d'arte assolutamente congeniali. Non faccio distinzioni tra l'una e l'altra quando mi ci ritrovo dentro. Certamente la musica rappresenta la mia vita, ma tutto il resto costituisce un contorno straordinariamente importante».
Qual è il tuo sguardo sulla scena musicale contemporanea e, in particolare, sui meccanismi che regolano l'odierna industria discografica?
«È cambiata proprio la dimensione musicale e il modo in cui le persone ne usufruiscono. Non sempre si può essere d'accordo con queste dinamiche, ma la musica sta evolvendo e, per certi versi, dobbiamo adattarci. Dico "purtroppo" perché in alcune occasioni le modalità attuali sono profondamente sbagliate; in altre, invece, emergono realtà importanti che non vanno affatto sottovalutate. Il vero grande problema risiede nel modo in cui viene gestito questo intero sistema».
In controtendenza con il solo mercato digitale, hai scelto di pubblicare questo EP anche in vinile. Una scelta che unisce gli artisti della tua generazione e che affascina molto anche la mia. Qual è stata la spinta decisiva?
«La base di questa scelta è puramente affettiva: avevo una gran voglia di fare un regalo physically concreto ai miei fan, alle persone che mi vogliono bene. Il vinile ha un valore visivo e collezionistico pazzesco. All'interno ho voluto inserire le foto, i testi e una dedica speciale per loro. Volevo semplicemente dare valore e importanza a chi mi ascolta».
Se in questo preciso istante ti guardassi indietro, c'è qualcosa che senti che ti manca dal punto di vista artistico o professionale?
«In questo preciso momento, mentre stiamo parlando, mi manca sicuramente il Festival di Sanremo. Non voglio essere ipocrita. Mi manca anche per poter dichiarare chiaramente al mondo: "Esisto, ci sono". Purtroppo in Italia si tende spesso a pensare che se non fai Sanremo le cose siano finite, ma non è affatto così. Non bisogna mai ragionare in questo modo».
Guardando invece avanti, cosa c'è nel tuo futuro immediato? Possiamo aspettarci un nuovo album?
«Sicuramente l'obiettivo è fare un altro album di inediti. E poi mi piacerebbe tantissimo fare una bellissima tournée teatrale, continuare a realizzare i miei progetti e cercare, sempre di più, di dare importanza a tutte le persone che in questi anni mi hanno ascoltata. Nel bene o nel male, se oggi ho questo successo lo devo interamente a loro. Alla fine, lasciamelo dire, dopo quasi 35 o 36 anni di carriera – ormai ho perso il conto preciso! – sono sempre rimasti al mio fianco. E di questo li ringrazio tantissimo».


