Andria, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia: arrestato un uomo


La Polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un cittadino straniero residente ad Andria. Secondo gli investigatori avrebbe aggredito e costretto a rapporti sessuali la nuova compagna

Un uomo di origini straniere, residente ad Andria, è stato sottoposto a custodia cautelare con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia. Il provvedimento è stato eseguito nei giorni scorsi dagli agenti della III Sezione della Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani, specializzata nei reati contro la persona, i minori e nei reati sessuali.

L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, su richiesta della Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe reiterato condotte violente nei confronti di una nuova compagna, dopo essere già stato condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia per fatti precedenti al 2017.

Le accuse: violenze, minacce e rapporti sessuali imposti

Le indagini avrebbero fatto emergere un quadro ritenuto particolarmente grave dagli inquirenti. L’uomo avrebbe avviato una convivenza con una connazionale all’inizio dell’anno, continuando secondo l’accusa a mettere in atto comportamenti violenti e persecutori.

La donna, secondo la ricostruzione della Polizia, sarebbe stata sottoposta all’interno dell’abitazione a minacce di morte, violenze fisiche e psicologiche, molestie e costrizioni a rapporti sessuali non consensuali.

Tra le condotte contestate vengono indicati calci, pugni, spintoni, strattoni, tirate di capelli, insulti e minacce.

In particolare, in uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori, dopo il rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale, l’uomo l’avrebbe aggredita afferrandola alla gola e tirandole i capelli, per poi costringerla, secondo l’accusa, ad avere un rapporto sessuale.

La richiesta di aiuto al 112

La situazione è emersa dopo che la donna è riuscita a chiedere aiuto attraverso il Numero unico di emergenza 112, fornendo agli operatori indicazioni precise sulla propria situazione e sulla sua posizione.

Gli agenti della Questura sono intervenuti e hanno collocato immediatamente la donna in una struttura protetta, dove è stata successivamente raccolta la sua denuncia.

Da quel momento è stata avviata l’attività investigativa coordinata dalla Procura di Trani. Gli accertamenti della Squadra Mobile avrebbero consentito di ricostruire le condotte contestate e di raccogliere elementi ritenuti coerenti con il racconto della persona offesa.

Il precedente divieto di avvicinamento

Secondo quanto riferito dalla Questura, l'uomo era già destinatario di un divieto di avvicinamento alla persona offesa per episodi analoghi che sarebbero stati subiti nel 2024 da una precedente compagna.

Nonostante il provvedimento, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe successivamente intrapreso una nuova relazione e una convivenza, nella quale si sarebbero ripresentati comportamenti violenti.

La presenza di precedenti giudiziari per maltrattamenti e la presunta reiterazione delle condotte hanno portato l'autorità giudiziaria a ritenere sussistente un concreto e attuale pericolo di reiterazione.

Per questo motivo la Procura ha chiesto e ottenuto la misura della custodia cautelare, eseguita dagli investigatori della Squadra Mobile.

La tutela della vittima

Il provvedimento è stato adottato, secondo quanto spiegato dalla Questura, anche con l'obiettivo di tutelare l'incolumità fisica e psicologica della donna e impedire ulteriori condotte nei suoi confronti.

La Questura di Barletta-Andria-Trani ha ribadito l'impegno della III Sezione della Squadra Mobile nel contrasto alla violenza di genere e alla violenza domestica, attraverso personale specializzato nell'ascolto delle vittime e nella ricostruzione delle condotte denunciate.

Come previsto dalla legge, l'indagato resta comunque presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Le accuse contestate dovranno essere accertate nel corso del procedimento e i provvedimenti adottati nella fase delle indagini non costituiscono una dichiarazione definitiva di responsabilità.