Cronaca e reputazione, il caso Lomoro arriva in Tribunale: chiesti 520mila euro



BARI - Approda davanti al Tribunale civile di Bari la causa promossa dall’ex sindaco di Valenzano Antonio Lomoro per la vicenda mediatica che nel maggio del 2016 lo vide al centro di una serie di servizi trasmessi da Telenorba nel programma “Luciano l’Amaro quotidiano”. Una vicenda che ebbe anche un seguito penale, poi estinto, e che costrinse Lomoro ad affrontare due gradi di giudizio: nel 2017 fu assolto dal GIP del Tribunale di Bari con la formula “per non aver commesso il fatto”, decisione confermata nel 2018 dalla Corte d’Appello di Bari. “È importante ricordare -sottolinea l’avvocato Vito Giovannelli, difensore di Lomoro - che il mio assistito è stato assolto e che quella decisione è stata confermata in appello. La vicenda penale è stata poi estinta e non vi è stata alcuna condanna penale nei suoi confronti”.

Ora l’ex sindaco chiede un risarcimento di 520mila euro e chiama in giudizio Francesca Ferri, all’epoca vicesindaco della sua amministrazione, Fabio De Nunzio e Domenico De Pasquale, conosciuti dal pubblico televisivo come Fabio e Mingo, e Telenorba.

Al centro della vicenda ci sono le accuse rivolte a Lomoro nel maggio 2016. Secondo quanto ricostruito nell’atto di citazione, in una delle prime puntate venne trasmessa un’intervista a Francesca Ferri nella quale si sosteneva che l’allora sindaco avesse tentato di ottenere parte della sua indennità e che il rifiuto della vicesindaco fosse stato alla base della successiva revoca dell’incarico. Una ricostruzione che Lomoro contestò sin dall’inizio.

Secondo la difesa, dunque, i servizi non erano trasmessi in diretta, ma registrati e successivamente montati. Sul punto, l’avvocato Giovannelli, affiancato nella complessa attività di ricerca e approfondimento giuridico dal dott. Michele Cepparano, sottolinea come proprio la natura registrata dei servizi costituisca uno degli aspetti centrali dell’azione. “Questo è un punto centrale della nostra azione – spiega Giovannelli – perché, trattandosi di servizi registrati e montati prima della messa in onda, vi sarebbe stato il tempo per verificare l’attendibilità delle fonti e la veridicità delle informazioni. Il tema che sottoponiamo al giudice è proprio quello del rispetto dei limiti della verità e della continenza nell’esercizio del diritto di cronaca”. Uno dei passaggi maggiormente contestati riguarda una conversazione tra Lomoro e Ferri, poiché quella che sarebbe stata una registrazione effettuata da uno degli interlocutori venne presentata ai telespettatori come una “intercettazione telefonica”. “Non è una questione meramente terminologica, afferma il legale. Presentare una registrazione privata come una intercettazione telefonica significa attribuirle, agli occhi del pubblico, una natura completamente diversa. L’intercettazione richiama un’attività investigativa e un materiale acquisito dagli inquirenti. Una registrazione effettuata privatamente è altra cosa. Riteniamo che quella definizione abbia inciso sulla percezione della vicenda e sulla credibilità delle smentite del mio assistito”.

Tra gli episodi richiamati nell’atto figura anche il passaggio in cui De Pasquale, rivolgendosi a De Nunzio, avrebbe affermato: “Vuoi mantenere il tuo posto a Luciano l’Amaro quotidiano? Vai a prelevare!”, per poi aggiungere: “Questo è il sistema Lomoro!”. Espressioni che, nella ricostruzione posta a fondamento della domanda risarcitoria, si inseriscono nel più ampio quadro delle allusioni e delle illazioni contestate ai conduttori.

C’è poi la questione dell’attendibilità della fonte. Quando rilasciò quelle dichiarazioni, Ferri era stata da poco revocata dall’incarico di vicesindaco. “Era una circostanza che, secondo noi, avrebbe richiesto una particolare prudenza nella verifica delle sue affermazioni”, dice Giovannelli. “Nell’atto di citazione abbiamo richiamato anche quanto riportato nelle sentenze penali, dove, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, si fa riferimento a “rancori e malcelati desideri di vendetta” maturati a seguito della revoca dall’incarico”.

L’ex sindaco sostiene che la reiterazione dei servizi abbia provocato una grave lesione della propria reputazione personale, politica e sociale, con ripercussioni anche sulla vita privata e familiare.

“Il nostro obiettivo - prosegue Giovannelli - non è mettere in discussione il diritto di cronaca, che è un principio fondamentale previsto dalla nostra Costituzione, ma chiedere al giudice di verificare se quel diritto sia stato esercitato nel rispetto dei suoi limiti. Noi riteniamo che siano stati rappresentati fatti non veri, accompagnati da allusioni e illazioni che hanno contribuito a costruire una determinata rappresentazione del mio assistito”.

La richiesta è di 520mila euro. “Chiediamo che venga accertata la responsabilità dei convenuti e riconosciuto il danno subito da Antonio Lomoro. Abbiamo, inoltre, chiesto la cancellazione dei contenuti contestati ancora presenti sul canale YouTube di “Luciano l’Amaro quotidiano”, perché la loro permanenza, a nostro avviso, continua a produrre effetti lesivi sulla sua immagine”.

A dieci anni dai fatti, sarà dunque il giudice civile a stabilire se le modalità con cui quella vicenda fu raccontata abbiano oltrepassato i limiti della verità e della continenza nell’esercizio del diritto di cronaca e se abbiano prodotto un danno risarcibile nei confronti dell’ex sindaco.