Festa dell'Unità, Capone: «L'intelligenza artificiale sia al servizio del bene comune, non del profitto»
MARTINA FRANCA — «Ditemi voi: il progresso e l'intelligenza artificiale sono un fine o uno strumento? E soprattutto, nelle mani di chi li mettiamo?». Con questa domanda provocatoria Loredana Capone, consigliera regionale e vicepresidente del Partito Democratico, ha aperto il suo intervento alla Festa dell'Unità di Martina Franca, tracciando una linea netta sul rapporto tra innovazione tecnologica ed etica pubblica. Nel corso di un dibattito dedicato alla dottrina sociale della Chiesa e all'enciclica Magnifica Humanitas, insieme a monsignor Giovanni Ricchiuti e Nicola Zingaretti, la dirigente dem ha ribadito che la tecnologia in sé non costituisce il problema: la vera discriminante risiede nell'intenzione e nella responsabilità di chi la governa.
La prima linea d'azione riguarda la formazione e l'alfabetizzazione digitale. In assenza di specialisti diffusi, spetta alle istituzioni — in primis le Regioni — accompagnare i cittadini nelle trasformazioni in atto per impedire che le fasce più deboli vengano travolte. Il passaggio si fa concreto e toccante nel ricordo dei 2.500 lavoratori colpiti in questi giorni dalle procedure di licenziamento: «Non siete un numero né la variabile di un calcolo. Un algoritmo orientato unicamente al profitto è una scelta, non un destino ineluttabile. È possibile costruire modelli tecnologici differenti, in grado di armonizzare l'innovazione con la tutela dell'occupazione e della vita delle persone».
L'analisi investe con forza anche la sfera politica e formativa. Capone mette in guardia dal pericolo di una classe dirigente che utilizzi l'intelligenza artificiale per orientare le decisioni al solo scopo di captare consenso elettorale o per produrre deepfake scandalistici. Al contrario, la tutela del pensiero critico, della creatività dei giovani e dei principi di sussidiarietà e solidarietà rappresenta l'unico antidoto al degrado del dibattito pubblico.
L'intervento si chiude con un affondo all'esecutivo Meloni, sollecitato a rendicontare i risultati effettivi conseguiti su sanità, sviluppo e sul dossier Ilva anziché rivendicare la propria longevità governativa. L'alternativa delineata dal Partito Democratico punta a ricostruire un patto di verità con la cittadinanza, fondato sul primato assoluto della dignità della persona rispetto ai calcoli di convenienza politica.
La prima linea d'azione riguarda la formazione e l'alfabetizzazione digitale. In assenza di specialisti diffusi, spetta alle istituzioni — in primis le Regioni — accompagnare i cittadini nelle trasformazioni in atto per impedire che le fasce più deboli vengano travolte. Il passaggio si fa concreto e toccante nel ricordo dei 2.500 lavoratori colpiti in questi giorni dalle procedure di licenziamento: «Non siete un numero né la variabile di un calcolo. Un algoritmo orientato unicamente al profitto è una scelta, non un destino ineluttabile. È possibile costruire modelli tecnologici differenti, in grado di armonizzare l'innovazione con la tutela dell'occupazione e della vita delle persone».
L'analisi investe con forza anche la sfera politica e formativa. Capone mette in guardia dal pericolo di una classe dirigente che utilizzi l'intelligenza artificiale per orientare le decisioni al solo scopo di captare consenso elettorale o per produrre deepfake scandalistici. Al contrario, la tutela del pensiero critico, della creatività dei giovani e dei principi di sussidiarietà e solidarietà rappresenta l'unico antidoto al degrado del dibattito pubblico.
L'intervento si chiude con un affondo all'esecutivo Meloni, sollecitato a rendicontare i risultati effettivi conseguiti su sanità, sviluppo e sul dossier Ilva anziché rivendicare la propria longevità governativa. L'alternativa delineata dal Partito Democratico punta a ricostruire un patto di verità con la cittadinanza, fondato sul primato assoluto della dignità della persona rispetto ai calcoli di convenienza politica.
